Padre Patricio, la croce che cade e la domanda di Blake: chi ha creato l’agnello ha creato anche la tigre?

Al ventisettesimo minuto della diretta, padre Patricio sta parlando ai fedeli. Poco prima aveva ricordato che un giorno tutti, anche chi era seduto in chiesa quella sera, sarebbero morti. Poi il grande crocifisso di legno appeso alla parete dietro l’altare si stacca e lo colpisce alla testa. Lui non lo vede arrivare. Si sentono le grida, qualcuno invoca un’ambulanza, la trasmissione continua. Così è morto padre Patricio Sánchez Molinari, sacerdote di Guayaquil, in Ecuador, durante la messa che celebrava davanti ai suoi fedeli.

Chi era padre Patricio Sánchez Molinari

È accaduto sabato 17 ottobre nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Padre Patricio aveva 53 anni ed era redentorista, membro della congregazione fondata nel 1732 da sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il santo napoletano di Tu scendi dalle stelle. Prima di arrivare in città aveva guidato per anni la parrocchia di San Lorenzo a Vinces. Celebrava ogni giorno in streaming, per chi non poteva uscire di casa. Il giorno prima ricorreva un anniversario del suo sacerdozio. L’arcidiocesi ha annunciato che è “partito per la Casa del Padre”; sulle cause del cedimento non esiste ancora una spiegazione ufficiale.

Il video virale e la domanda sul male

Da due giorni quelle immagini rimbalzano ovunque. Molte condivisioni nascono dallo sgomento, altre dalla curiosità morbosa che trasforma una morte in contenuto. Ma se non riusciamo a distogliere lo sguardo, il motivo è più profondo dell’indiscrezione: in quel video c’è, nuda, la domanda più antica della teologia. Un uomo che serve Dio, nella casa di Dio, nell’atto di celebrarlo, ucciso dal simbolo stesso della sua fede. Se il male può colpire perfino lì, dove siamo al sicuro? E che Dio è quello che lo permette?

Blake, la tigre e l’agnello

Jorge Luis Borges, nelle sue lezioni di letteratura inglese, spiegava che l’intera opera di William Blake ruota attorno a questo nodo: come conciliare un Dio onnipotente e buono con il male del mondo. Non solo il male morale, il tradimento e la crudeltà, ma quello fisico: la malattia, la vecchiaia, la morte, l’ingiustizia cieca. Blake lo affidò a una tigre. Nei Songs of Experience la belva arde nelle foreste della notte, e il poeta si chiede quale mano immortale abbia potuto forgiarne la terribile simmetria. Poi la domanda che non lascia scampo: «Did he smile his work to see? / Did he who made the Lamb make thee?». Colui che ha fatto l’agnello ha fatto anche te? Borges notava che la poesia pone il problema senza risolverlo. È la sua onestà.

Da Lisbona a Guayaquil: pessimismo e ottimismo

La storia conosce bene questo smarrimento. Il 1° novembre 1755, festa di Ognissanti, il terremoto di Lisbona fece crollare le chiese sui fedeli riuniti per la messa. Voltaire ne trasse un poema e poi il Candido, per irridere l’ottimismo di chi sosteneva, con Leibniz, che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Davanti a una croce che cade su un sacerdote le tentazioni sono ancora quelle due: il pessimismo di chi conclude che il cielo è vuoto, o l’ottimismo a buon mercato di chi cerca subito un disegno, un segno, perfino una profezia nelle ultime parole di un uomo.

Una fede che non promette l’immunità

Entrambe le scorciatoie tradiscono qualcosa. La prima dimentica che la fede non ha mai promesso l’immunità: il suo simbolo è un innocente inchiodato a un legno. La seconda dimentica il dolore reale di chi era in quella chiesa e di chi l’ha visto accadere in diretta. Il cristianesimo, a ben guardare, non offre una spiegazione del male; offre un Dio che ci entra dentro. Non risolve la domanda di Blake: la abita.

Per questo le ultime parole di padre Patricio non andrebbero lette come un presagio, ma per ciò che erano: la predica di un uomo che sapeva di essere mortale e lo diceva senza paura. Era la sola risposta che gli fosse concessa, e l’ha data prima che la domanda arrivasse.

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