Buenos Aires, 1966. Un professore quasi cieco entra in un’aula della facoltà di Lettere e Filosofia e recita a memoria versi in inglese antico. È Jorge Luis Borges. Vent’anni prima, a New York, il poeta W.H. Auden riempiva ogni settimana un auditorium per parlare di Shakespeare. Intanto, alla Cornell University, Vladimir Nabokov disegnava per i suoi studenti la pianta della casa di Gregor Samsa. Quelle lezioni di letteratura oggi sono libri, tutti editi da Adelphi. E offrono il modo più bello per imparare a leggere i classici: farseli spiegare da altri classici.

Le «Lezioni di letteratura» di Nabokov: leggere con gli occhi
Nabokov insegnò negli Stati Uniti dal 1941 al 1958, prima al Wellesley College e poi alla Cornell. Non pubblicò mai le sue lezioni. Le ha raccolte dopo la sua morte lo studioso Fredson Bowers, con un’introduzione di John Updike. Adelphi le propone in due volumi: Lezioni di letteratura, tradotto da Franca Pece, e Lezioni di letteratura russa.
Il primo volume attraversa sette capolavori: Mansfield Park di Jane Austen, Casa desolata di Dickens, Madame Bovary di Flaubert, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr Hyde di Stevenson, Dalla parte di Swann di Proust, La metamorfosi di Kafka e l’Ulisse di Joyce. Il metodo è radicale. Per Nabokov un libro non si legge: si rilegge. E la letteratura non vive di idee generali, ma di dettagli precisi. Perciò ai suoi studenti chiedeva di vedere, non di riassumere. Le sue mappe di Combray e dei luoghi di Dickens sono riprodotte nel libro.
Il secondo volume porta in aula Gogol’, Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj e Čechov. Qui Nabokov è un russo che giudica i suoi padri. Venera Gogol’ e Tolstoj, ma tratta Dostoevskij con una severità che ancora oggi fa discutere. Si può non essere d’accordo con lui. Annoiarsi, invece, è impossibile.
Auden e Shakespeare: un poeta in cattedra a New York
Il 2 ottobre 1946 Wystan Hugh Auden (definito da alcuni il più grande poeta inglese del secolo scorso) inaugura alla New School for Social Research di New York un corso su tutte le opere di Shakespeare, in ordine cronologico. Le lezioni proseguono ogni settimana fino al maggio 1947. Nelle sere più affollate arrivano fino a cinquecento persone, con il biglietto comprato all’ingresso.
Auden però non lasciò manoscritti. Il libro esiste grazie ad Arthur Kirsch, che ha ricostruito le lezioni dagli appunti del segretario del poeta, Alan Ansen, e di alcuni uditori. Nel 1998 Kirsch cercò quei testimoni perfino con un annuncio sul New York Times. Adelphi pubblica Lezioni su Shakespeare nella traduzione di Giovanni Luciani.
Ne nasce un viaggio dramma per dramma, da Enrico VI alla Tempesta. Auden legge gli eroi tragici come uomini che scelgono e sbagliano, cioè come peccatori. Cita Kierkegaard, Freud e Goethe, eppure non diventa mai pesante. Nota che Lear spartisce il regno come una torta di compleanno. E suggerisce che nella Bisbetica domata Caterina farebbe bene a rompere uno sgabello in testa a Petruccio. Sotto l’ironia, poi, c’è il mestiere di un grande poeta, che smonta i versi di Shakespeare come un artigiano.
«Professor Borges», le lezioni di letteratura inglese ritrovate
È la novità più preziosa. Adelphi l’ha pubblicato quest’estate, a cura di Martín Arias e Martín Hadis, nella traduzione di Ilide Carmignani. E la sua storia sembra uscita da un racconto di Borges. Nel 1966 alcuni studenti registrano il corso per i compagni che lavorano. I nastri poi vanno perduti, ma restano le trascrizioni a macchina, piene di errori comici. In una, il Whitman che si definiva «un cosmo» era diventato «un gobbo». I curatori hanno verificato ogni nome e ogni verso.
Borges insegnava letteratura inglese e nordamericana dal 1956, senza essere laureato. Nel 1966 era quasi cieco, ma citava a memoria pagine intere. In venticinque lezioni va dai Sassoni a Stevenson. Dedica sette lezioni alla poesia anglosassone, poi passa a Samuel Johnson, ai romantici e ai preraffaelliti. Racconta la battaglia di Maldon come un film d’azione. Il suo scopo, del resto, era chiaro: non insegnare la storia della letteratura, ma l’amore per certi autori, anzi per certe pagine, anzi per certe righe.
Perché leggere queste lezioni di letteratura (e da dove cominciare)
Questi libri hanno un pregio raro: nascono per essere ascoltati. Perciò si leggono come romanzi, anche senza una laurea in Lettere. Allo studente danno un metodo. All’insegnante offrono idee da portare in classe. Al lettore restituiscono il piacere di tornare ai classici con una guida d’eccezione.
Conviene però tenerli accanto ai testi di cui parlano. Nabokov va letto con Madame Bovary sul tavolo, Auden con uno Shakespeare aperto. Per cominciare, il più accessibile è Professor Borges: ha il tono di una conversazione e la grazia di un racconto. Poi viene Nabokov, per imparare a guardare. Infine Auden, per capire che i grandi drammi parlano ancora delle nostre scelte.
I tre maestri, d’altra parte, non sono d’accordo quasi su nulla. Nabokov diffida delle idee, Auden le cerca ovunque, Borges insegue soprattutto il piacere. Ed è proprio questo il loro regalo: non una dottrina, ma tre modi diversi di innamorarsi di un libro.
Resta un’immagine. A lezione Borges chiedeva agli studenti di leggere per lui le poesie ad alta voce, e poi le commentava strofa per strofa. La letteratura si impara così: da qualcuno che la ama abbastanza da prestarle la voce degli altri.