Juventus, la curva non rispetta il minuto di silenzio per Mazzola: cori e spalle voltate allo Stadium

Prima di Juventus-Atalanta una parte della Curva Sud ha scelto di non partecipare al raccoglimento per la leggenda dell’Inter e della Nazionale. La Juventus prende le distanze: «Nessuna rivalità giustifica la mancanza di rispetto». La Russa: «La grandezza di Mazzola non si misura da queste meschinità»

Il calcio, prima ancora di essere una sfida tra maglie e colori, conosce momenti nei quali la rivalità dovrebbe fermarsi. Il minuto di raccoglimento dedicato a Sandro Mazzola, prima di Juventus-Atalanta all’Allianz Stadium, avrebbe dovuto essere uno di questi. Invece, in una parte della Curva Sud bianconera, il silenzio è stato interrotto da cori e alcuni tifosi hanno scelto di voltare le spalle al campo.

L’episodio è avvenuto domenica 20 settembre, prima dell’inizio della partita di Serie A. La Lega aveva disposto un minuto di raccoglimento su tutti i campi per ricordare Mazzola, scomparso a 83 anni nella notte tra venerdì e sabato. La leggenda dell’Inter e della Nazionale era anche figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino.

Allo Stadium, mentre le squadre erano raccolte al centro del campo, una parte dei sostenitori organizzati ha deciso di non aderire all’omaggio. Nella Curva Sud, nei settori centrali del primo e del secondo anello, diversi tifosi si sono girati di spalle. Altri hanno intonato cori dedicati a grandi figure della storia juventina, tra cui Gaetano Scirea, Andrea Fortunato e Gianni Agnelli.

Un gesto rimasto circoscritto a una parte della tifoseria, mentre il resto dello stadio ha partecipato al ricordo, accompagnandolo anche con un applauso.

Il minuto di silenzio per Sandro Mazzola

La decisione di ricordare Mazzola in tutti gli stadi della Serie A aveva un significato che andava oltre l’appartenenza calcistica. L’ex attaccante dell’Inter è stato uno dei protagonisti più riconoscibili della storia del calcio italiano e della Nazionale.

Il suo nome è legato soprattutto alla grande Inter degli anni Sessanta, ma la sua dimensione sportiva ha superato da tempo i confini della maglia nerazzurra. Proprio per questo il minuto di raccoglimento disposto dalla Lega Serie A era stato pensato come un omaggio condiviso a una figura appartenente alla memoria collettiva del calcio italiano.

All’Allianz Stadium, tuttavia, una parte della curva ha scelto una strada diversa.

Secondo le ricostruzioni dell’episodio, al momento del raccoglimento alcuni sostenitori hanno voltato le spalle al terreno di gioco, mentre altri hanno continuato a cantare. I cori hanno richiamato alcune delle figure più amate dalla tifoseria juventina, tra cui Scirea e Fortunato; dopo la conclusione del minuto è stato ricordato anche Gianni Agnelli.

La scena ha creato una netta contrapposizione tra il comportamento di quella parte della Curva Sud e quello della maggioranza dei presenti, che invece ha partecipato al momento di commemorazione.

È una distinzione importante: l’episodio riguarda una parte della tifoseria e non può essere automaticamente attribuito all’intero pubblico dello Stadium.

La presa di posizione della Juventus

La Juventus ha scelto di intervenire pubblicamente nella serata di domenica, prendendo le distanze da quanto accaduto.

«Non c’è rivalità che possa giustificare la mancanza di rispetto durante un minuto di silenzio», ha scritto il club nella nota diffusa dopo la partita. La società ha inoltre sottolineato che «onorare la memoria e unirsi nel ricordo durante i momenti di commemorazione rappresenta una responsabilità comune che trascende appartenenze e colori».

Il significato della posizione della Juventus è dunque esplicito: la rivalità sportiva, per quanto storicamente intensa, non può diventare una ragione per interrompere un momento istituzionale di commemorazione.

La presa di distanza assume particolare rilievo proprio perché l’episodio si è verificato all’interno dello stadio della Juventus e ha coinvolto una parte della sua tifoseria organizzata. Il club ha distinto il comportamento dei singoli o dei gruppi dalla propria posizione ufficiale, affidata a un messaggio nel quale il rispetto per la memoria viene collocato al di sopra delle appartenenze calcistiche.

Spalletti: «Ci vogliono rispetto e sportività»

Anche Luciano Spalletti, allenatore della Juventus, ha affrontato la vicenda nel dopopartita.

Il tecnico ha definito il comportamento qualcosa che non dovrebbe accadere e ha richiamato i valori di rispetto e sportività nei confronti delle leggende del calcio. Nel suo intervento ha accostato Mazzola ad altri grandi protagonisti della storia dello sport, ricordando anche Scirea e Baresi.

Spalletti ha inoltre raccontato un ricordo personale legato a Mazzola. Nel periodo del suo arrivo all’Inter, il grande ex calciatore gli era andato incontro per salutarlo e manifestargli la propria disponibilità. Un gesto che l’allenatore ha detto di portare ancora con sé.

Il riferimento personale aggiunge una dimensione diversa alla vicenda. Al di là delle maglie e delle appartenenze, Mazzola viene ricordato come una figura capace di rappresentare una stagione del calcio italiano nella quale la competizione non cancellava necessariamente il riconoscimento dell’avversario.

Anche Sarri: «Una brutta sensazione»

Sull’episodio si è espresso anche Maurizio Sarri, allenatore dell’Atalanta, avversaria della Juventus nella partita dello Stadium.

Sarri ha detto di aver provato una «brutta sensazione» vedendo alcuni tifosi girarsi di spalle e ascoltando i cori durante il minuto di silenzio. Il tecnico ha sottolineato che rendere omaggio a Mazzola avrebbe dovuto prescindere dal fatto che avesse indossato un’altra maglia e che fosse stato per anni un avversario.

È un passaggio che riporta la vicenda alla natura stessa della competizione sportiva. La rivalità vive della contrapposizione, ma riconoscere il valore dell’avversario, soprattutto quando viene meno per sempre, appartiene a una dimensione differente.

La reazione di Ignazio La Russa

Tra le reazioni più nette c’è stata quella di Ignazio La Russa, presidente del Senato e noto tifoso dell’Inter.

Interpellato dall’ANSA, La Russa ha ricordato come Mazzola non sia soltanto una bandiera nerazzurra, ma «una leggenda del calcio». Ha poi commentato l’episodio con parole molto dure, aggiungendo che la grandezza di Mazzola non può essere misurata dalle meschinità di chi ha scelto di non rispettare il minuto di raccoglimento.

La reazione del presidente del Senato si inserisce in una serie di interventi pubblici che hanno seguito quanto accaduto a Torino.

Il fatto ha infatti superato rapidamente i confini della cronaca sportiva, proprio perché il protagonista del ricordo non era soltanto un ex calciatore dell’Inter. Mazzola apparteneva a una generazione di campioni riconosciuti come patrimonio della storia del calcio italiano.

Una rivalità che non cancella la memoria

Juventus e Inter rappresentano una delle rivalità più conosciute del calcio italiano. Le loro sfide hanno attraversato decenni, campionati, generazioni di calciatori e tifosi. Il confronto tra bianconeri e nerazzurri ha prodotto partite memorabili, polemiche, contrapposizioni e una forte identità reciproca.

Proprio per questo, tuttavia, il minuto dedicato a Mazzola aveva una natura diversa da quella di una partita.

Durante una gara, il pubblico sostiene la propria squadra, contesta gli avversari, manifesta entusiasmo o delusione. Il minuto di raccoglimento interrompe invece, almeno simbolicamente, la competizione. Le squadre si dispongono al centro del campo e lo stadio viene invitato a condividere un momento di memoria.

Non è dunque il colore della maglia a essere celebrato, ma la persona ricordata e ciò che ha rappresentato.

È questa la ragione per cui la Juventus, nel proprio comunicato, ha scelto di parlare di una «responsabilità comune» che trascende «appartenenze e colori».

Il ricordo di Mazzola appartiene alla storia del calcio italiano

Sandro Mazzola aveva 83 anni. Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, aveva costruito la propria carriera soprattutto nell’Inter, diventandone una delle figure simbolo.

La sua storia sportiva è strettamente legata a una delle epoche più importanti del calcio italiano. Per questo la commemorazione non riguardava esclusivamente la tifoseria interista.

Il minuto di silenzio negli stadi della Serie A rappresentava proprio questa dimensione nazionale del ricordo. Juventus, Inter, Milan, Torino e tutte le altre realtà del campionato possono avere storie e identità profondamente differenti, ma condividono anche un patrimonio di protagonisti che hanno contribuito a costruire la memoria dello sport.

Mazzola è parte di quel patrimonio.

La scelta di ricordarlo prima delle partite di campionato nasceva dunque dal riconoscimento della sua carriera e della sua figura pubblica, indipendentemente dalla squadra per la quale aveva giocato.

La Curva e il confine della rivalità

L’episodio dello Stadium riapre anche una questione più ampia sul rapporto tra tifo organizzato e rituali della memoria sportiva.

Le curve sono luoghi nei quali l’identità collettiva assume una forza particolare. I cori, gli striscioni e le coreografie servono a sostenere la propria squadra e a rappresentare una comunità di tifosi. In determinate circostanze, però, la stessa identità può trasformarsi in una forma di contrapposizione che non si interrompe neppure davanti a un momento di commemorazione.

Nel caso di Mazzola, la parte della Curva che non ha partecipato al minuto di silenzio ha scelto di contrapporre al ricordo di un grande protagonista del calcio italiano quello di figure appartenenti alla propria storia.

Scirea, Fortunato e Agnelli non sono stati richiamati casualmente: sono nomi fortemente identificativi della memoria juventina. Ma il punto della vicenda, come ha evidenziato la stessa Juventus, è che il ricordo dell’uno non dovrebbe necessariamente escludere quello dell’altro.

Una tifoseria può custodire la memoria dei propri simboli senza dover negare quella degli avversari.

Il resto dello Stadium ha partecipato al ricordo

Un elemento della vicenda merita di essere sottolineato: l’episodio non ha coinvolto l’intero Allianz Stadium.

Le ricostruzioni della serata riferiscono infatti che la maggior parte dei presenti ha partecipato al momento dedicato a Mazzola e che al termine del raccoglimento è arrivato un applauso.

Questo dato permette di evitare una generalizzazione che non sarebbe corretta.

La Juventus non è identificabile con il comportamento di una parte dei suoi tifosi, così come una curva non rappresenta necessariamente la totalità del pubblico che segue una squadra. Nel calcio, come nella società, le responsabilità individuali e collettive devono essere attribuite con precisione.

La stessa scelta della società di intervenire con una nota ufficiale va letta in questa direzione: distinguere la propria posizione dall’episodio e riaffermare un principio di rispetto valido oltre la rivalità.

Un episodio che ha oscurato, almeno per qualche ora, la partita

La serata dell’Allianz Stadium era iniziata con un episodio destinato a rimanere confinato alla cronaca del tifo. La partita tra Juventus e Atalanta avrebbe poi prodotto il risultato sportivo del campo, ma la vicenda del minuto di raccoglimento ha inevitabilmente occupato una parte rilevante dell’attenzione pubblica.

Il comportamento di alcuni tifosi ha finito così per spostare il discorso dal calcio giocato a quello dei valori che accompagnano lo sport.

È una dinamica non nuova, ma che assume un peso particolare quando al centro vi è la morte di una figura come Mazzola.

Il calcio professionistico vive di passione, rivalità e appartenenza. Sono proprio questi elementi a renderlo uno degli spettacoli più seguiti e partecipati del Paese. Ma la stessa passione ha bisogno di un limite quando la partita si ferma per ricordare una persona scomparsa.

Il minuto di silenzio è, per sua natura, una parentesi nella competizione.

La memoria oltre i colori

La vicenda di Torino consegna infine una considerazione che riguarda lo sport nella sua dimensione più ampia.

Sandro Mazzola è stato un campione dell’Inter. Per molti tifosi, soprattutto nerazzurri, resterà per sempre una delle figure più importanti della storia del club. Ma il suo nome appartiene anche alla storia della Nazionale e del calcio italiano.

Ricordarlo non significava chiedere a una tifoseria juventina di rinunciare alla propria identità, né dimenticare i propri campioni. Significava semplicemente riconoscere, per un minuto, una figura che ha segnato profondamente lo sport italiano.

La Juventus lo ha espresso con chiarezza nella propria nota: nessuna rivalità può giustificare la mancanza di rispetto durante una commemorazione.

E proprio qui si trova il senso più profondo di quanto accaduto all’Allianz Stadium. La rivalità appartiene al gioco. La memoria appartiene a tutti.

Mazzola ha attraversato la storia del calcio con la maglia dell’Inter, ma il suo ricordo, nel momento della morte, è diventato patrimonio di uno sport che riconosce i propri protagonisti anche oltre i confini delle singole tifoserie.

Il calcio può dividere per novanta minuti. La memoria, almeno in quel minuto, dovrebbe essere capace di unire.

Ti sei perso