“Coyote vs. Acme” arriva in Italia il 2 settembre: la commedia di Dave Green riporta i Looney Tunes al cinema dopo una cancellazione diventata un caso.
Sembrava destinato a scomparire negli archivi di Hollywood, vittima di una decisione industriale capace di cancellare persino un’opera ormai completata. Invece Coyote vs. Acme ha seguito la traiettoria del suo protagonista: è caduto, si è rialzato e ha ricominciato a correre. Diretto da Dave Green, il film che mescola animazione e live action uscirà negli Stati Uniti il 28 agosto e arriverà nelle sale italiane il 2 settembre, distribuito da Lucky Red. A precederne il debutto nazionale sarà un’anteprima-evento, il 28 agosto al The Space Cinema Moderno di Roma.

Non è soltanto il ritorno sul grande schermo di uno dei personaggi più amati dei Looney Tunes. È anche la storia, sorprendentemente coerente con il mondo di Willy il Coyote, di un film sopravvissuto alla propria cancellazione grazie alla tenacia dei suoi autori e alla mobilitazione di spettatori, professionisti e appassionati.
Nei titoli di coda compare un ringraziamento rivolto a quanti hanno scritto post, condiviso appelli, esposto cartelli e fatto sentire la propria voce. Una frase ne sintetizza il significato: «Questo film è arrivato sul grande schermo grazie a voi». Il pubblico, ancora prima di poterlo vedere, ne aveva già modificato il destino.
Coyote vs. Acme porta Willy in tribunale
La premessa narrativa conserva l’assurdità geometrica e irresistibile dei cortometraggi classici. Dopo anni trascorsi a inseguire Beep Beep tra canyon, precipizi e strade del deserto, Willy il Coyote decide di cambiare strategia. Non proverà più a catturare il velocissimo Road Runner con razzi, pattini supersonici, catapulte o congegni magnetici: porterà in tribunale la società che glieli ha venduti.
La Acme Corporation, produttrice di strumenti tanto ingegnosi quanto rovinosamente inaffidabili, diventa così la controparte di una causa per danni. A rappresentare il Coyote è Kevin Avery, interpretato da Will Forte, un avvocato squattrinato abituato alle pubblicità sui cartelloni stradali e alle transazioni poco ambiziose. L’incontro con quel cliente ostinato, silenzioso e coperto di cicatrici lo costringerà tuttavia a ritrovare coraggio e dignità professionale.
Contro di loro si schiera Buddy Crane, il potente legale della Acme interpretato da John Cena. Nel cast figurano anche Lana Condor, P.J. Byrne e numerosi personaggi dell’universo Looney Tunes, da Bugs Bunny a Daffy Duck, da Taddeo a Nonna, fino a Titti e agli altri volti che hanno attraversato generazioni di animazione americana. Il film dura 98 minuti ed è presentato come una commedia d’avventura per famiglie.
La sceneggiatura è firmata da Samy Burch, mentre il soggetto porta anche i nomi di James Gunn e Jeremy Slater. All’origine del progetto c’è il racconto satirico di Ian Frazier pubblicato dal New Yorker nel 1990, costruito come l’atto introduttivo di una vera causa legale intentata da Wile E. Coyote contro la Acme Company per responsabilità da prodotto difettoso.
Un film completato e poi cancellato
La vicenda produttiva ha assunto contorni quasi più paradossali della trama. Girato nel 2022 con un budget indicato intorno ai 70 milioni di dollari, Coyote vs. Acme fu accantonato da Warner Bros. nel novembre 2023, nonostante fosse sostanzialmente completato. La scelta, collegata alla strategia di contenimento dei costi e a un beneficio fiscale stimato in circa 30 milioni, provocò una forte reazione nel mondo del cinema.
Il caso richiamò quanto già accaduto a Batgirl e Scoob! Holiday Haunt, altri due progetti sacrificati durante la fase di riorganizzazione successiva alla fusione tra WarnerMedia e Discovery. La differenza, questa volta, fu nella rapidità e nell’intensità della protesta. Registi, sceneggiatori, attori e appassionati contestarono l’idea che un film terminato potesse essere sottratto definitivamente al pubblico per ragioni esclusivamente finanziarie.
Di fronte alle reazioni, lo studio consentì ai realizzatori di proporre il titolo ad altri operatori. Il percorso rimase incerto ancora a lungo, fino all’intervento della società indipendente Ketchup Entertainment, che nel 2025 raggiunse un accordo per acquisirne i diritti. Quello che appariva un prodotto condannato all’invisibilità ritrovò così una distribuzione cinematografica internazionale.
L’ottimismo incrollabile del Coyote
Dave Green ha spiegato di considerare Willy «il più ottimista di tutti i Looney Tunes». Ogni mattina il personaggio prepara un nuovo piano, certo che quella sarà la volta buona. Ogni sera raccoglie i resti dell’ennesimo fallimento, ma il giorno successivo ricomincia senza aver perduto convinzione.
È proprio questa perseveranza a trasformarlo da semplice macchina comica in una figura capace di suscitare empatia. Willy non parla, secondo la tradizione fissata dai celebri cortometraggi di Chuck Jones, ma comunica attraverso lo sguardo, i gesti e l’infinito repertorio delle sue disavventure. Il silenzio non ne riduce la forza narrativa; al contrario, rende più evidente la distanza tra la fragilità del singolo e l’apparato impersonale contro cui decide di combattere.
Il film conserva la comicità slapstick, fatta di esplosioni, cadute e meccanismi incontrollabili, ma la inserisce in un racconto giudiziario. La risata nasce dall’eccesso, mentre sotto la superficie affiora una domanda più seria: che possibilità ha un individuo quando deve misurarsi con un’organizzazione immensamente più potente?
La satira delle grandi multinazionali
La Acme non è più soltanto il marchio immaginario stampato sulle casse recapitate nel deserto. Diventa la rappresentazione di una struttura economica capace di vendere promesse, sottrarsi alle responsabilità e schiacciare chi non possiede mezzi sufficienti per difendersi.
La storia acquista così un significato involontariamente autobiografico. Il film racconta un personaggio che cita in giudizio la società responsabile dei suoi fallimenti, mentre l’opera stessa è riuscita a raggiungere gli spettatori dopo essere stata messa da parte da una grande compagnia. Will Forte ha riconosciuto i parallelismi tra la Acme e quanto vissuto durante la lunga battaglia per la distribuzione, osservando come il potere delle multinazionali continui ad ampliarsi.
Green recupera in questo modo una caratteristica essenziale dei Looney Tunes: la capacità di parlare al proprio tempo. Dietro l’anarchia visiva e la precisione delle gag, i vecchi cortometraggi contenevano spesso riferimenti alla politica, al consumismo, alla pubblicità e alle trasformazioni della società americana. La nuova avventura prova a conservare quel doppio livello, offrendo ai più giovani una commedia movimentata e agli adulti una satira sul potere aziendale.
Una corsa che adesso appartiene agli spettatori
Le prime reazioni della critica sono state prevalentemente favorevoli, pur senza risultare unanimi. Diversi osservatori hanno apprezzato l’incontro tra umorismo classico, sensibilità contemporanea e riflessione sociale; altri hanno giudicato meno equilibrato il passaggio dalla comicità animata al racconto processuale. Un confronto che conferma, in ogni caso, quanto il film sia riuscito a riconquistare uno spazio nel dibattito cinematografico.
Dal 2 settembre la risposta definitiva sarà affidata alle sale italiane. Per Coyote vs. Acme, arrivare al pubblico rappresenta già una vittoria culturale: dimostra che un’opera può essere salvata quando intorno a essa si forma una comunità disposta a difenderne il diritto di esistere.
Willy continuerà probabilmente a non catturare Beep Beep. Questa volta, però, la sua ostinazione ha raggiunto un risultato inatteso: non soltanto è tornato a correre, ma ha trascinato con sé un intero film strappandolo al silenzio.