Il traghetto affondato a Cipro trasportava 267 persone: 242 sono state salvate. Proseguono le ricerche e l’inchiesta sul naufragio del Filo Jet.
Il traghetto affondato a Cipro ha lasciato dietro di sé immagini drammatiche: uomini, donne e bambini con i giubbotti di salvataggio, aggrappati allo scafo rovesciato nel tentativo di sottrarsi al mare. Il catamarano Filo Jet, partito da Kyrenia, nella parte settentrionale dell’isola, e diretto al porto turco di Taşucu, si è capovolto dopo avere iniziato a imbarcare acqua. Il bilancio aggiornato indica almeno otto morti, 17 dispersi e 242 persone tratte in salvo.
Le cifre sono cambiate più volte durante le operazioni. Le autorità avevano inizialmente riferito di sette vittime, 237 superstiti e 23 persone mancanti all’appello. Con il passare delle ore, nuovi salvataggi e il recupero di un’altra vittima hanno modificato il conteggio. Alcune fonti internazionali continuano a indicare 241 sopravvissuti e 18 dispersi: una differenza che riflette la complessità delle verifiche ancora in corso.
Traghetto affondato a Cipro, la corsa dei soccorsi
A bordo del Filo Jet si trovavano complessivamente 267 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio. La nave ad alta velocità, battente bandiera turca, era salpata intorno a mezzogiorno da Kyrenia, conosciuta in turco con il nome di Girne. La destinazione era Taşucu, importante collegamento marittimo della provincia di Mersin, sulla costa meridionale della Turchia.
Il viaggio si è trasformato in un’emergenza a poche miglia nautiche dal porto. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, il catamarano ha cominciato a imbarcare acqua poco dopo la partenza. Le immagini riprese da telefoni cellulari e diffuse dalle televisioni mostrano la chiglia del traghetto ormai capovolto, trasformata per alcuni interminabili minuti nell’unico punto di appoggio per numerosi passeggeri.
Sulla zona sono confluite unità della Guardia costiera, mezzi navali turchi, elicotteri e imbarcazioni private. Alcuni superstiti sono stati recuperati direttamente dal mare, altri sono rimasti sullo scafo fino all’arrivo dei soccorritori. Decine di persone sono state trasferite negli ospedali dell’isola, mentre le famiglie hanno atteso per ore notizie nei pressi del porto e delle strutture sanitarie.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato l’avvio di una vasta operazione condotta in collaborazione con le autorità turco-cipriote. Le ricerche proseguono con mezzi aerei e navali, nel tentativo di individuare chi risulta ancora disperso. La profondità del mare nel punto del naufragio e l’incertezza sull’eventuale presenza di persone rimaste intrappolate rendono il lavoro particolarmente difficile.
Il racconto dei passeggeri sopravvissuti
Accanto ai dati ufficiali emergono le testimonianze di chi è riuscito a salvarsi. «Abbiamo supplicato il comandante di tornare indietro, ma non ci ha ascoltato», è il racconto attribuito ad alcuni superstiti e circolato sui social in lingua turca. Si tratta di una ricostruzione che dovrà essere verificata dagli investigatori e confrontata con le comunicazioni di bordo, le procedure adottate dall’equipaggio e i dati tecnici disponibili.
Altri passeggeri hanno riferito di movimenti irregolari della nave e di un forte impatto nella parte anteriore dello scafo, seguito da una rapida infiltrazione d’acqua. Queste deposizioni rappresentano elementi importanti, ma non consentono ancora di stabilire con certezza che cosa abbia provocato il capovolgimento.
Il comandante e altri membri dell’equipaggio sono stati fermati nell’ambito dell’indagine avviata dalle autorità. Il provvedimento non equivale a un accertamento di responsabilità: servirà a ricostruire le decisioni assunte prima della partenza, la gestione dei primi segnali di pericolo e le modalità con cui è stata organizzata l’evacuazione. Il primo ministro Ünal Üstel ha assicurato che ogni aspetto dell’incidente sarà esaminato.
Le cause del naufragio ancora da chiarire
Il quadro sulle cause resta aperto. Üstel ha parlato di forti onde che avrebbero colpito il traghetto, provocando la perdita di controllo e l’ingresso dell’acqua. La partenza del Filo Jet, secondo la sua ricostruzione, era già stata rinviata il giorno precedente a causa delle condizioni meteorologiche avverse.
Il leader turco-cipriota Tufan Erhürman ha tuttavia invitato a non formulare conclusioni premature, osservando che al momento della partenza le condizioni del mare erano state considerate compatibili con la navigazione. Saranno dunque le perizie sullo scafo, l’analisi delle comunicazioni e la verifica delle condizioni tecniche della nave a fornire risposte più solide.
Il Filo Jet, lungo circa 40 metri e largo dieci, è infine affondato completamente. Il relitto si troverebbe a una profondità di circa 514 metri, circostanza che complica ogni intervento diretto e rende più difficile recuperare strumenti e dati utili all’inchiesta.
La posizione della Farnesina
La Farnesina ha avviato immediatamente le verifiche per accertare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. In base agli ultimi riscontri disponibili, non risultano connazionali tra le persone coinvolte nel naufragio. La situazione resta comunque seguita dalle strutture diplomatiche competenti, in contatto con le autorità locali.
La tragedia si è verificata nelle acque a nord di un’isola segnata da una divisione politica che dura dal 1974. La Repubblica Turca di Cipro del Nord è riconosciuta soltanto dalla Turchia, mentre la Repubblica di Cipro, membro dell’Unione europea, rappresenta internazionalmente l’intera isola. Di fronte all’emergenza, anche il governo cipriota internazionalmente riconosciuto ha offerto assistenza, riaffermando la priorità della tutela della vita umana.
Un’attesa sospesa tra speranza e responsabilità
Nel porto di Kyrenia, alle cifre provvisorie corrispondono volti, famiglie e attese che nessuna statistica può restituire pienamente. L’obiettivo immediato rimane trovare i dispersi; quello successivo sarà comprendere se il disastro potesse essere evitato e se tutte le procedure di sicurezza siano state rispettate.
Il traghetto affondato a Cipro apre interrogativi che riguardano la manutenzione delle navi, i controlli prima della partenza, la valutazione delle condizioni marine e la preparazione degli equipaggi nelle situazioni di emergenza. Le risposte dovranno arrivare da un’indagine rigorosa, lontana dalle conclusioni affrettate. Intanto, nelle acque profonde del Mediterraneo orientale, le ricerche continuano: ogni ora trascorsa rende più fragile la speranza, ma non meno necessario il dovere di cercare.