Perché trader e investitori perdono denaro? Il vero nemico non è il mercato

Le statistiche sono note da anni: la maggior parte dei trader perde denaro e una larga fetta degli investitori effettua scelte che non sono coerenti con il proprio profilo di rischio.

Eppure, nella maggior parte dei casi, queste persone non sono completamente inconsapevoli dei rischi che stanno assumendo. Anzi, spesso li conoscono perfettamente.

La vera domanda allora è un’altra: se i rischi sono noti, perché si continua a perdere denaro? Perché così tante persone cambiano idea proprio nei momenti più delicati? E perché, dopo aver preso una decisione autonomamente, finiscono spesso per attribuire ad altri la responsabilità delle proprie perdite?

Dopo oltre trent’anni di osservazione dei mercati finanziari sono arrivato a una conclusione molto semplice: il problema raramente è il mercato. Il problema è il comportamento umano di fronte al mercato.

Conoscere il rischio non basta

Molti investitori credono di conoscere il proprio profilo di rischio.

Compilano questionari, leggono documenti informativi, dichiarano di essere pronti a sopportare oscillazioni del 20%, del 30% o anche del 50%.

Tutto questo però avviene quando il rischio è soltanto teorico.

La situazione cambia radicalmente quando il mercato inizia a scendere davvero e il valore del patrimonio diminuisce giorno dopo giorno.

Una perdita ipotetica è facile da accettare. Una perdita reale è tutta un’altra storia.

È proprio in quei momenti che emerge il vero profilo di rischio di una persona.

Molti scoprono di essere molto più prudenti di quanto immaginassero quando i mercati salivano.

Il cigno nero che tutti conoscono

Ogni investitore sa che possono verificarsi eventi straordinari.

Le crisi finanziarie esistono. Le recessioni esistono. Le guerre esistono. Le pandemie esistono.

Tutti ne sono consapevoli.

Eppure ogni volta che uno di questi eventi si manifesta, la reazione è quasi sempre la stessa: sorpresa, paura e panico.

Come è possibile?

Perché la mente umana tende a sottovalutare gli eventi che non ha vissuto recentemente. Sappiamo che possono verificarsi, ma siamo convinti che accadranno lontano da noi o in un futuro indefinito.

Finché il cosiddetto “cigno nero” non si presenta realmente.

A quel punto molti investitori scoprono di aver assunto rischi superiori a quelli che erano realmente in grado di sostenere.

L’errore più comune: vendere quando i prezzi scendono

Esiste un altro comportamento che osservo da decenni e che continua a sorprendermi.

Quando i mercati salgono e raggiungono nuovi massimi, molti investitori si sentono rassicurati e comprano con entusiasmo.

Quando invece i mercati scendono e le quotazioni diventano più convenienti, prevale la paura.

In altre parole, si compra quando i prezzi sono alti e si vende quando sono bassi.

Esattamente il contrario di ciò che suggerirebbe il buon senso.

Se un immobile, un’automobile o qualsiasi altro bene venisse offerto con uno sconto del 30%, del 40% o del 50%, la maggior parte delle persone vedrebbe un’opportunità.

In Borsa, invece, il ribasso viene spesso percepito come una minaccia.

Eppure la storia dei mercati racconta una realtà molto diversa.

Le grandi opportunità di investimento sono quasi sempre nate nei momenti di maggiore pessimismo.

I ribassi fanno parte del gioco

Molti investitori considerano il ribasso come un’anomalia.

In realtà è il contrario.

I ribassi fanno parte della normale vita dei mercati e rappresentano il prezzo da pagare per ottenere rendimenti nel lungo periodo.

Per questo motivo molti professionisti consigliano non soltanto di mantenere le posizioni durante le fasi più difficili, ma in alcuni casi persino di incrementarle gradualmente, approfittando di prezzi più convenienti e attendendo tempi migliori.

Naturalmente ciò deve essere fatto nel rispetto del proprio piano finanziario e della propria situazione patrimoniale.

Tuttavia la storia insegna una lezione molto importante.

Chi ha investito nei principali mercati azionari negli ultimi 130 anni e ha mantenuto le proprie posizioni durante le grandi crisi ha sempre recuperato le perdite subite.

Alcuni hanno dovuto attendere pochi anni, altri periodi più lunghi. Ma il recupero è sempre arrivato.

Pensiamo allo scoppio della bolla tecnologica del 2000 o alla grande crisi finanziaria del 2008.

In entrambi i casi molti mercati persero oltre il 50% del proprio valore.

In quei momenti sembrava che il sistema fosse destinato a non riprendersi più.

Molti vendettero spinti dalla paura.

Chi invece mantenne la calma e restò investito vide negli anni successivi il recupero integrale delle perdite e il raggiungimento di nuovi massimi storici.

Questo non significa che i mercati salgano sempre o che non esistano rischi.

Significa però che molto spesso il danno più grande non è causato dal ribasso, ma dalla decisione di vendere nel momento peggiore.

Quando le emozioni prendono il controllo

La verità è che le decisioni finanziarie raramente sono guidate soltanto dalla razionalità.

Paura e avidità continuano a essere le due forze dominanti.

Quando tutto sale, molti credono di essere diventati esperti.

Quando tutto scende, gli stessi investitori iniziano a dubitare di ogni scelta fatta.

Si cambia strategia. Si cambiano obiettivi. Si abbandonano i piani costruiti per anni.

Alla fine non si segue più alcun metodo.

Si reagisce semplicemente alle emozioni del momento.

La ricerca di un colpevole

Quando si guadagna, il merito viene attribuito alla propria bravura.

Quando si perde, la colpa diventa del consulente, dell’analista, della banca, del giornalista o dei mercati.

È un comportamento molto umano.

Tuttavia la realtà è spesso diversa.

Molti investitori ricevono indicazioni coerenti con il proprio profilo di rischio ma decidono volontariamente di assumere rischi maggiori nella speranza di ottenere rendimenti più elevati.

Quando le cose vanno bene sono soddisfatti della scelta.

Quando le cose vanno male cercano un responsabile esterno.

Ma senza assumersi la responsabilità delle proprie decisioni è impossibile migliorare come investitori.

Il vero nemico dell’investitore

Dopo tanti anni passati a studiare i mercati, sono convinto che il principale nemico dell’investitore non sia il mercato stesso.

Non sono le crisi.

Non sono le guerre.

Non sono le banche centrali.

Il vero nemico è la nostra psicologia.

La paura che ci spinge a vendere nei momenti peggiori.

L’avidità che ci porta a rischiare troppo quando tutto sembra facile.

L’eccesso di fiducia che ci convince di essere più intelligenti del mercato.

Chi riesce a controllare questi impulsi possiede un vantaggio enorme rispetto alla maggioranza degli investitori.

Perché alla fine il successo finanziario non dipende soltanto dalla capacità di scegliere un buon investimento.

Dipende soprattutto dalla capacità di mantenere lucidità, disciplina e pazienza quando il mercato mette alla prova le nostre convinzioni.