Il telescopio Roman della NASA è diretto verso L2: mapperà miliardi di galassie e studierà energia oscura, materia oscura ed esopianeti.
Il telescopio Roman ha iniziato il suo viaggio verso l’universo profondo. La nuova grande missione astronomica della NASA è partita il 30 agosto 2026 dal Kennedy Space Center, in Florida, a bordo di un razzo Falcon Heavy di SpaceX. Il decollo, avvenuto alle 7:26 ora locale, ha aperto una fase destinata a cambiare il modo in cui gli scienziati osservano il cosmo, misurano la sua espansione e cercano mondi oltre il Sistema solare.

Dopo circa 31 minuti, l’osservatorio si è separato regolarmente dal secondo stadio del vettore. Il centro di controllo aveva già ricevuto i primi dati telemetrici sette minuti dopo la partenza; successivamente sono stati confermati anche il dispiegamento dei pannelli solari e dello schermo termico. Roman viaggia ora autonomamente verso la propria destinazione, distante circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.
Costato circa 4,3 miliardi di dollari, il nuovo osservatorio spaziale dovrà affrontare alcune delle domande più complesse della scienza contemporanea. Che cosa sono la materia oscura e l’energia oscura? Perché l’universo continua a espandersi a un ritmo accelerato? Quanto sono diffusi i sistemi planetari simili al nostro? Sono interrogativi che riguardano non soltanto l’astronomia, ma la comprensione stessa del posto occupato dall’umanità nel cosmo.
Il telescopio Roman in viaggio verso L2
Il viaggio verso il punto di Lagrange L2 durerà circa tre mesi. In questa regione dello spazio, situata oltre la Terra rispetto al Sole, le forze gravitazionali e il moto orbitale consentono a un veicolo di mantenere una posizione relativamente stabile con un consumo contenuto di carburante.
Roman non resterà immobile nel punto esatto di equilibrio, ma percorrerà un’ampia orbita attorno a L2, dove opera anche il telescopio spaziale James Webb. La distanza tra i due strumenti sarà comunque sufficiente a garantire piena autonomia e sicurezza operativa. Terminato il trasferimento, inizieranno le delicate attività di verifica, calibrazione e messa in servizio dei sistemi scientifici.
La missione primaria durerà almeno cinque anni, con la possibilità di essere prolungata per un ulteriore quinquennio. Il telescopio è stato inoltre progettato per poter essere rifornito, qualora in futuro fossero disponibili tecnologie robotiche capaci di raggiungerlo.
L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha definito il lancio il risultato di “anni di lavoro e di un’ingegneria straordinaria”, sottolineando che Roman sta per aprire una finestra completamente nuova sull’universo. Una dichiarazione che restituisce la portata scientifica dell’impresa, ma anche la complessità tecnica di un progetto costruito attraverso anni di ricerca, collaudi e cooperazione tra istituzioni.
Uno sguardo largo quanto il cielo
La principale forza del telescopio Roman non risiede soltanto nella profondità delle sue osservazioni, ma nella capacità di abbracciare porzioni vastissime di cielo. Il suo specchio primario misura 2,4 metri di diametro, la stessa dimensione di quello di Hubble, mentre il Wide Field Instrument è una fotocamera a infrarossi da 300 megapixel.
Il campo visivo sarà almeno cento volte più ampio rispetto a quello di Hubble, pur mantenendo una risoluzione angolare paragonabile. Roman potrà quindi osservare, con un’unica esposizione, un’area per la quale il suo predecessore avrebbe avuto bisogno di numerose immagini separate. In determinate campagne di rilevamento, la velocità di scansione potrà risultare fino a mille volte superiore.
Non si tratta di una competizione tra telescopi. Hubble, Webb e Roman possiedono caratteristiche differenti e complementari. Webb è stato progettato per osservare con estrema sensibilità oggetti molto deboli e lontani all’interno di campi relativamente ristretti. Roman, al contrario, sarà il grande cartografo panoramico del cielo: individuerà fenomeni, strutture e corpi celesti che altri osservatori potranno successivamente analizzare nel dettaglio.
La quantità di informazioni raccolte sarà imponente. La NASA prevede una trasmissione di circa 1,4 terabyte di dati al giorno, per un totale vicino ai 2.500 terabyte durante i primi cinque anni. Le osservazioni saranno inviate alle stazioni terrestri situate negli Stati Uniti, in Australia e in Giappone, alimentando un archivio scientifico accessibile alla comunità internazionale.
Materia oscura ed energia oscura sotto esame
Materia ed energia oscure costituiscono insieme circa il 95 per cento del contenuto complessivo dell’universo, ma la loro natura rimane ancora in gran parte sconosciuta. La materia oscura non emette né riflette luce, tuttavia la sua presenza può essere dedotta dagli effetti gravitazionali esercitati su stelle, galassie e ammassi.
L’energia oscura rappresenta invece il nome attribuito alla forza misteriosa che sembra determinare l’espansione accelerata del cosmo. Roman studierà questo fenomeno osservando la distribuzione delle galassie, le esplosioni di supernovae e gli effetti delle lenti gravitazionali, ossia le deformazioni prodotte dalla gravità sulla luce proveniente da sorgenti lontane.
Combinando queste misurazioni, gli astronomi potranno ricostruire una grande mappa tridimensionale dell’universo e seguirne l’evoluzione attraverso miliardi di anni. L’obiettivo non è semplicemente ottenere nuove immagini, ma misurare con maggiore precisione il rapporto tra materia, gravità, spazio e tempo.
La capacità di esaminare miliardi di galassie permetterà inoltre di individuare fenomeni rari, eventi transitori, stelle esplosive e buchi neri difficili da intercettare con strumenti dotati di un campo visivo più ristretto. Roman sarà, in questo senso, una macchina delle scoperte: programmata per rispondere a domande precise, ma abbastanza potente da incontrare anche ciò che oggi nessuno è ancora in grado di prevedere.
La ricerca di nuovi esopianeti
Una parte fondamentale della missione sarà dedicata agli esopianeti, i mondi che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. Roman monitorerà circa 200 milioni di stelle rivolte verso il centro della Via Lattea e potrebbe individuare decine di migliaia di nuovi pianeti attraverso differenti tecniche di osservazione.
Tra i metodi impiegati vi sarà la microlente gravitazionale. Quando una stella passa davanti a un’altra, la sua gravità può amplificare temporaneamente la luce della sorgente più lontana. La presenza di un pianeta attorno alla stella in primo piano produce una variazione aggiuntiva, breve ma riconoscibile. Questa tecnica consente di trovare mondi molto distanti, freddi o caratterizzati da masse ridotte, difficilmente osservabili con altri sistemi.
Roman trasporta anche un coronografo sperimentale, progettato per bloccare la luce di una stella e rendere visibili i pianeti che le orbitano attorno. Lo strumento cercherà soprattutto corpi simili a Giove e dischi nei quali si formano nuovi sistemi planetari. Non sarà una missione dedicata alla ricerca diretta di forme di vita o di biosignature, ma sperimenterà tecnologie indispensabili per i futuri osservatori chiamati a studiare mondi potenzialmente abitabili.
Nancy Grace Roman, la donna che aprì il cielo
Il valore della missione è anche simbolico. Roman è il primo telescopio spaziale della NASA intitolato a una donna: Nancy Grace Roman, prima responsabile dell’astronomia dell’agenzia e prima donna a ricoprire un incarico dirigenziale al suo interno.
Entrata alla NASA nel 1959, Roman sostenne con determinazione la necessità di portare i grandi osservatori oltre l’atmosfera terrestre. Ebbe un ruolo decisivo nella pianificazione e nell’approvazione del telescopio Hubble, diventando per questo conosciuta come la “madre di Hubble”. La sua carriera si sviluppò in un’epoca nella quale le donne incontravano ancora ostacoli profondi nell’accesso alla ricerca scientifica e alle responsabilità accademiche.
Intitolare a lei uno degli strumenti astronomici più avanzati mai costruiti significa riconoscere non soltanto una biografia eccezionale, ma una visione. Nancy Grace Roman comprese che osservare il cielo dallo spazio avrebbe trasformato l’astronomia. Oggi il telescopio che porta il suo nome raccoglie quell’eredità e la proietta verso una nuova stagione della conoscenza.
Il telescopio Roman non offrirà soltanto immagini più ampie o quantità superiori di dati. Potrebbe cambiare la nostra interpretazione dell’universo, mostrare galassie finora invisibili e rivelare sistemi planetari oggi nascosti. Ogni nuova mappa cosmica sarà anche una misura della nostra capacità di spingere lo sguardo oltre il limite conosciuto. Perché l’universo resta oscuro in gran parte della sua sostanza, ma non è più irraggiungibile nelle domande che pone.