La Stanza Rosa in pronto soccorso, il rifugio delle donne vittime di violenza

A Grosseto è nato il Codice Rosa, un modello oggi trasformato in rete regionale. Dal 2012 al 2025 in Toscana registrati 35.569 accessi. Il presidente Sergio Mattarella ha visitato il luogo da cui è partita l’esperienza

Non è soltanto una stanza. È il primo luogo nel quale una persona che arriva in ospedale dopo una violenza può trovare, insieme alle cure, riservatezza, protezione e una rete capace di accompagnarla anche oltre l’emergenza.

È la Stanza Rosa del pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto, cuore operativo di un’esperienza nata in Maremma e progressivamente trasformata in un modello regionale: il Codice Rosa, percorso dedicato alle vittime di violenza, in particolare donne, minori e persone esposte a situazioni di vulnerabilità o discriminazione.

Il 17 settembre 2026 quel luogo è stato visitato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha incontrato gli operatori sanitari e la responsabile della Rete regionale Codice Rosa, Vittoria Doretti. Il Quirinale ricorda che il progetto, nato nel 2010 come esperienza pilota nell’allora Azienda USL 9 di Grosseto, è diventato regionale nel 2011 e si è consolidato come rete regionale nel 2016.

Dietro quelle porte, però, non c’è soltanto la storia di un progetto sanitario. Ci sono migliaia di persone che hanno avuto bisogno di essere ascoltate e protette.

La Stanza Rosa: quando il pronto soccorso diventa anche protezione

La Stanza Rosa è uno spazio dedicato all’interno del pronto soccorso nel quale vengono accolte e prese in carico le persone per le quali emerge, o viene sospettata, una situazione di abuso, maltrattamento o violenza.

Il principio è semplice ma decisivo: la cura di una ferita non può esaurire la risposta quando quella ferita è il risultato di una violenza.

Il percorso prevede quindi innanzitutto la presa in carico sanitaria, ma anche una particolare attenzione alla tutela della persona e alla raccolta degli elementi utili a comprendere la situazione sotto il profilo sociale e, quando necessario, giuridico-forense.

Da quel primo passaggio può attivarsi una rete nella quale entrano, secondo le esigenze del caso, servizi sanitari e sociali, forze dell’ordine, magistratura, Centri antiviolenza e associazioni. La Regione Toscana descrive il Codice Rosa come un percorso attivabile indipendentemente dalla modalità di accesso al sistema sanitario e orientato a garantire un vero e proprio continuum assistenziale.

La differenza rispetto a una risposta esclusivamente emergenziale sta proprio qui: non fermarsi al momento in cui la vittima entra in ospedale.

Da Grosseto a una rete regionale

Il Codice Rosa muove i primi passi a Grosseto alla fine degli anni Duemila e nel 2010 diventa un progetto pilota. L’esperienza viene poi estesa progressivamente, fino a trasformarsi in una rete regionale. Il Quirinale indica il 2010 come anno di avvio del progetto pilota e il 2016 come momento di consolidamento della rete regionale.

A ideare il percorso è stata la dirigente medica Vittoria Doretti, oggi responsabile della Rete regionale Codice Rosa.

La forza dell’esperienza grossetana è stata quella di partire dalla pratica quotidiana del pronto soccorso: riconoscere che dietro determinati accessi potevano nascondersi storie di violenza non dichiarate e che, per intercettarle, non bastavano procedure sanitarie formalmente corrette.

Serviva una diversa capacità di osservazione. Serviva, soprattutto, una collaborazione tra professionalità differenti.

È così che la Stanza Rosa è diventata qualcosa di più di uno spazio fisico. È diventata il punto di accesso a un sistema.

Trentacinquemila accessi in Toscana

I numeri restituiscono la dimensione raggiunta dall’esperienza.

Dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2025, nei pronto soccorso della Toscana sono stati registrati 35.569 accessi in Codice Rosa. Il dato comprende il periodo nel quale il progetto non era ancora esteso a tutte le aziende sanitarie regionali.

Nel 2024 le persone prese in carico sono state 2.701, delle quali 465 minori e 2.236 adulti. Nel 2025 il numero è salito a 2.749 persone: 511 minori e 2.238 adulti. Tra questi ultimi, 1.839 erano donne. Nel complesso, nel 2025, le persone di origine straniera prese in carico sono state 796.

Il dato mostra anche una particolarità importante: il Codice Rosa non coincide esclusivamente con la violenza contro le donne. La rete comprende infatti diverse tipologie di vittime e prevede percorsi specifici anche per minori e per persone vittime di violenza legata a vulnerabilità o discriminazione.

Nel 2020 gli accessi avevano registrato una flessione associata alla pandemia; negli anni successivi il fenomeno è tornato a crescere.

Il percorso continua oltre l’ospedale

Uno degli aspetti più rilevanti del modello toscano è il passaggio dalla fase acuta alla presa in carico successiva.

L’obiettivo della rete non è infatti soltanto garantire una stanza riservata durante l’emergenza. Il percorso comprende l’attivazione dei servizi territoriali e il raccordo con la rete dei Centri antiviolenza, nell’ottica di una presa in carico che prosegua dopo l’uscita dal pronto soccorso.

Nei casi più delicati, il percorso può arrivare alla ricerca di una soluzione protetta. In altri casi, invece, può accompagnare la persona nel rientro a casa e nella successiva assistenza territoriale.

È un passaggio fondamentale perché la violenza domestica, la violenza di genere e le altre forme di abuso non sono necessariamente episodi isolati. Il rischio può proseguire una volta superata la soglia dell’ospedale.

Per questo il concetto di continuum assistenziale assume un significato concreto: la protezione non dovrebbe interrompersi quando termina la prestazione sanitaria.

Sanità, magistratura e forze dell’ordine: una responsabilità condivisa

Nel corso degli anni il Codice Rosa si è evoluto anche sul piano delle procedure giuridico-forensi.

La collaborazione con le Procure è stata formalizzata con una prima intesa nel 2018, aggiornata nel 2022. Nel luglio 2024 è stato quindi adottato un nuovo protocollo per l’attuazione delle linee di indirizzo giuridico-forensi, con l’obiettivo di rendere più omogenee le procedure.

Il tema è particolarmente delicato perché, in presenza di determinati reati e delle condizioni previste dalla legge, per i sanitari possono sorgere specifici obblighi di referto e denuncia. Il protocollo chiarisce tempi e modalità di tali adempimenti.

Questo non significa trasformare il pronto soccorso in un luogo investigativo. Significa, piuttosto, riconoscere che alcune situazioni sanitarie possono essere anche il primo segnale di un fenomeno criminoso e che la risposta deve essere coordinata.

La dimensione sanitaria, quella sociale e quella giudiziaria devono quindi dialogare senza confondersi.

Il significato della visita di Mattarella

La visita di Sergio Mattarella a Grosseto ha riportato l’attenzione nazionale su un’esperienza che da un piccolo progetto locale è diventata una rete strutturata.

Il presidente della Repubblica ha definito la violenza contro le donne un’emergenza di primaria importanza per la vita del Paese, collegando il tema alla necessità di mantenere alta l’attenzione istituzionale. La dichiarazione è stata resa al termine della visita alla Stanza Rosa del Misericordia.

La scelta del luogo assume così un valore particolare. Non si è trattato semplicemente di una visita a una struttura sanitaria, ma dell’incontro con un modello nato dall’esperienza concreta degli operatori e successivamente diventato parte dell’organizzazione regionale.

Durante la visita, Mattarella ha incontrato il personale della Stanza Rosa e ha visitato anche la Stanza Rosa pediatrica, accompagnato dalla responsabile dell’area pediatrica e neonatologica dell’ospedale.

La vera sfida resta riconoscere la violenza

I numeri raccontano ciò che il sistema riesce a intercettare. Ma proprio questo dato suggerisce una riflessione più ampia: l’accesso registrato non coincide necessariamente con la dimensione complessiva della violenza.

Molte situazioni possono non arrivare in pronto soccorso, altre possono essere raccontate soltanto dopo molto tempo, altre ancora possono restare sommerse per paura, dipendenza economica, isolamento, minacce o difficoltà nel riconoscere la propria condizione.

È per questo che la funzione della Stanza Rosa non può essere valutata soltanto attraverso il numero degli accessi.

La sua importanza sta anche nella capacità di trasformare un momento di emergenza in una possibilità di protezione. Una persona può entrare in ospedale per una lesione, un malessere o una conseguenza di un’aggressione e trovare, accanto alla cura fisica, qualcuno capace di riconoscere che quella sofferenza ha un’altra origine.

In questo senso, la sfida più complessa resta culturale prima ancora che organizzativa.

Da una stanza a un modello

La storia del Codice Rosa mostra come un cambiamento possa nascere dalla pratica quotidiana di un servizio pubblico e, nel tempo, trasformarsi in un modello organizzativo più ampio.

La Stanza Rosa di Grosseto resta il punto fisico da cui guardare questa evoluzione. Ma il vero modello è la rete che si muove intorno a quella stanza: medici, infermieri, servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura, Centri antiviolenza, associazioni e istituzioni.

Trentacinquemila accessi non sono soltanto una statistica. Sono la misura di quante volte il sistema sanitario toscano è stato chiamato a riconoscere una situazione di violenza e a costruire, attorno alla vittima, una risposta diversa dalla semplice emergenza.

La lezione partita da Grosseto riguarda dunque un principio essenziale: curare una persona significa, quando necessario, anche metterla nelle condizioni di essere protetta.

Ed è forse proprio questa la ragione per cui una stanza relativamente discreta, nascosta dentro un pronto soccorso, è diventata nel tempo uno dei simboli più concreti della risposta istituzionale alla violenza.

Fonti e riferimenti

Le informazioni sull’evoluzione del Codice Rosa, sulla visita del presidente della Repubblica e sull’organizzazione della rete sono state verificate attraverso fonti istituzionali e giornalistiche aggiornate, in particolare Presidenza della Repubblica e Regione Toscana.

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