Ogni anno, con l’arrivo della primavera, torna puntuale il celebre detto di Wall Street: “Sell in May and go away”. Ma quanto c’è di vero in questa strategia? Le statistiche storiche offrono alcuni spunti interessanti, a patto di non trasformarle in certezze.
Analizzando oltre 128 anni di serie storiche dei mercati azionari emerge infatti una tendenza interessante: il periodo compreso tra maggio e ottobre è stato mediamente meno favorevole rispetto al semestre novembre-aprile. In questa finestra temporale si è registrata una maggiore probabilità di rendimenti modesti o negativi, mentre la seconda parte dell’anno ha storicamente offerto performance migliori.

Questo non significa che ogni anno il mercato debba necessariamente scendere tra maggio e ottobre. Esistono infatti numerose eccezioni, con estati caratterizzate da forti rialzi. Tuttavia, osservando i dati nel loro insieme, emerge una stagionalità che merita di essere conosciuta da ogni investitore.
Agosto e ottobre: il periodo storicamente più debole
Entrando nel dettaglio delle statistiche, la fase che ha mostrato con maggiore frequenza correzioni e aumenti della volatilità è quella compresa tra agosto e la metà di ottobre. Nel corso dei decenni, proprio in questo intervallo temporale i mercati hanno spesso attraversato fasi di assestamento, prese di profitto o ribassi più marcati.
Non è un caso che alcuni dei più importanti storni della storia dei mercati si siano verificati proprio tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Naturalmente ogni anno presenta caratteristiche differenti e nessun andamento si ripete in modo identico, ma la ricorrenza di questo schema rende questa finestra temporale particolarmente interessante dal punto di vista statistico.
Cosa insegna la storia agli investitori
Se ci si limita all’analisi delle serie storiche, uno dei momenti che in passato ha spesso offerto opportunità interessanti per incrementare l’esposizione ai mercati azionari è stato proprio il periodo compreso tra agosto e ottobre, con una preferenza statistica per gli ingressi effettuati nel corso del mese di ottobre, quando molte delle correzioni stagionali risultavano già in buona parte sviluppate.
In altre parole, chi ha avuto la pazienza di attendere le fasi di maggiore debolezza ha spesso trovato punti di ingresso più favorevoli in vista del semestre storicamente più positivo, quello compreso tra novembre e aprile.

È però fondamentale ricordare che le statistiche descrivono il passato, non prevedono il futuro. I mercati sono influenzati da numerosi fattori, tra cui crescita economica, inflazione, politiche monetarie, eventi geopolitici e risultati societari, elementi che possono modificare completamente il comportamento dei prezzi.
La stagionalità rappresenta quindi uno strumento utile per comprendere il contesto di mercato, ma non può essere utilizzata come unico criterio per prendere decisioni di investimento.
Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non costituiscono in alcun modo una raccomandazione di investimento, una consulenza finanziaria o un invito all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le analisi statistiche fanno riferimento a dati storici, che non rappresentano una garanzia di risultati futuri. Ogni decisione di investimento deve essere valutata in base ai propri obiettivi, all’orizzonte temporale e alla propensione al rischio, eventualmente con il supporto di un consulente finanziario abilitato.