Probabilità, serie storiche e mercati finanziari: cosa ci insegnano oltre 125 anni di dati

L’analisi delle serie storiche rappresenta uno degli strumenti più affascinanti per comprendere il comportamento dei mercati finanziari. I mercati azionari statunitensi, studiati a partire dal 1898, offrono un campione statistico estremamente ampio sul quale effettuare valutazioni probabilistiche. Pur non consentendo di prevedere il futuro con certezza, queste analisi permettono di individuare ricorrenze stagionali, cicliche e temporali che si sono ripetute con una frequenza significativa nel corso della storia.

I turning point dell’anno

Dall’analisi dei dati emerge che novembre, dicembre e gennaio rappresentano spesso momenti di svolta particolarmente importanti.

Quando l’anno è destinato a chiudersi in territorio positivo, il massimo annuale tende frequentemente a formarsi tra novembre e dicembre. Al contrario, negli anni che terminano con una performance negativa, proprio in questo periodo si registra spesso il minimo annuale.

Anche il trimestre gennaio-marzo assume una rilevanza statistica notevole. In molti casi, infatti, nei primi tre mesi dell’anno si sviluppa un movimento direzionale importante che anticipa il tono dell’intero anno. Se l’anno sarà positivo, il movimento iniziale tende a essere rialzista; se invece l’anno sarà negativo, la tendenza prevalente nei primi mesi risulta spesso ribassista.

Ottobre, il mese dei minimi importanti

Tra tutti i mesi dell’anno, ottobre occupa un posto speciale nella memoria dei mercati. Numerosi minimi ciclici e punti di svolta rilevanti si sono infatti formati durante questo mese. Non a caso, molti grandi ribassi storici hanno trovato una conclusione proprio nel mese di ottobre, che continua a rappresentare un importante riferimento ciclico per gli operatori.

Il fenomeno del “Sell in May”

Una delle stagionalità più conosciute è quella riassunta dal celebre adagio anglosassone “Sell in May and go away”. Storicamente il periodo compreso tra ottobre e maggio tende a generare performance superiori rispetto al semestre che va da giugno a ottobre.

Questo non significa che i mercati debbano necessariamente salire nella prima fase e scendere nella seconda, ma che le probabilità statistiche risultano generalmente più favorevoli nel periodo ottobre-maggio.

I giorni della settimana

Anche l’analisi dei giorni della settimana evidenzia alcune particolarità interessanti.

Il mercoledì è spesso il giorno in cui si registrano le estensioni più ampie dei movimenti settimanali. Quando la settimana è impostata al rialzo, il mercoledì tende a esprimere la maggiore forza; viceversa, nelle settimane negative, proprio il mercoledì si osservano frequentemente le accelerazioni ribassiste più significative.

I mesi statisticamente più forti e più deboli

Le statistiche di lungo periodo mostrano inoltre come alcuni mesi abbiano una maggiore probabilità di chiudere positivamente rispetto ad altri. Tradizionalmente dicembre e novembre figurano tra i mesi più forti dell’anno, mentre settembre è spesso considerato il mese con la maggiore probabilità di registrare performance negative.

Naturalmente si tratta di tendenze statistiche e non di regole assolute, ma la loro persistenza nel tempo ne aumenta l’interesse operativo.

Il ciclo decennale

Tra le strutture temporali più studiate vi è il cosiddetto ciclo decennale.

Secondo questa lettura, nei primi due-tre anni del decennio tendono frequentemente a formarsi minimi significativi. Successivamente il mercato attraversa una fase di crescita che culmina spesso tra il nono e il decimo anno del ciclo, quando si registrano con maggiore probabilità importanti massimi di lungo periodo.

Particolarmente interessante è la fase compresa tra il settimo e l’ottavo anno del decennio, durante la quale la storia mostra una maggiore frequenza di ribassi profondi e fasi di elevata volatilità.

La probabilità non è una previsione

L’analisi delle serie storiche non deve essere interpretata come uno strumento di previsione certa. I mercati sono sistemi complessi influenzati da fattori economici, geopolitici, monetari e psicologici che possono modificare qualsiasi schema statistico.

Tuttavia, conoscere le probabilità storiche consente agli investitori di operare con maggiore consapevolezza, comprendendo quali scenari abbiano mostrato una maggiore frequenza nel passato. In altre parole, la statistica non dice cosa accadrà, ma aiuta a capire cosa è più probabile che accada.

Ed è proprio in questa differenza tra previsione e probabilità che risiede uno dei principali vantaggi dell’analisi storica dei mercati finanziari.

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