Mimmo Paladino a Genova con otto grandi opere ispirate al De Universo di Rabano Mauro: inaugurazione il 12 settembre a SATURA Palazzo Stella.
Mimmo Paladino a Genova per un incontro, potente e inatteso, tra l’immaginario della Transavanguardia e uno dei monumenti della cultura medievale. Sabato 12 settembre 2026, alle ore 17:00, SATURA Palazzo Stella inaugura la mostra Rabanus Maurus – De Universo, curata da Mario Napoli nell’ambito del progetto espositivo “La Galleria”. L’esposizione resterà aperta fino al 26 settembre, dal martedì al sabato, dalle 15:00 alle 19:00.

Al centro del percorso si trovano otto grandi opere grafiche nelle quali Paladino rilegge le immagini e le pagine del De Rerum Naturis di Rabano Mauro, conosciuto anche come De Universo. Non una semplice citazione del passato, ma una vera operazione di attraversamento: la memoria del manoscritto medievale diventa materia viva, spazio creativo e terreno di confronto con le inquietudini del presente.
Mimmo Paladino a Genova, il sapere diventa immagine
Il progetto nasce dall’incontro tra due universi apparentemente lontani. Da una parte vi è Rabano Mauro, monaco benedettino, teologo ed erudito vissuto tra l’VIII e il IX secolo; dall’altra Mimmo Paladino, tra le figure più riconoscibili dell’arte italiana contemporanea. A unirli è il desiderio di interrogare il mondo attraverso le immagini, i simboli e le relazioni che tengono insieme ogni forma di conoscenza.
Il De Universo è un’opera enciclopedica illustrata articolata in ventidue libri e ispirata, tra le altre fonti, alle Etymologiae di Isidoro di Siviglia. Il suo intento era ordinare il sapere disponibile, riconducendo persone, animali, piante, oggetti e fenomeni naturali a una concezione unitaria della realtà.
Non si trattava, dunque, di descrivere soltanto le cose visibili. Ogni elemento possedeva un significato ulteriore e trovava posto in una visione del cosmo governata da corrispondenze morali, religiose e simboliche. Il sapere medievale non separava nettamente scienza, fede, storia e immaginazione: li disponeva all’interno di un sistema nel quale conoscere significava anche interpretare.
L’opera conobbe una vasta circolazione manoscritta e fu successivamente affidata alla stampa a Strasburgo. La datazione della prima edizione è stata tradizionalmente ricondotta al 1467, sebbene gli studi bibliografici abbiano aperto un confronto sulla sua esatta collocazione cronologica.
Il codice di Montecassino e gli otto fogli grafici
Per il proprio ciclo, Paladino guarda in particolare al codice conservato nell’Abbazia di Montecassino, trascritto in scrittura beneventana e arricchito da un articolato apparato figurativo. È in quelle pagine che l’artista riconosce un deposito di segni ancora capaci di parlare al nostro tempo.
Le otto opere presentate da SATURA nascono dalla rielaborazione di altrettante tavole del manoscritto cassinese. Paladino interviene sulle riproduzioni con serigrafia materica, acquaforte, acquatinta, collage, polveri di quarzo e applicazioni d’oro, trasformando ciascun foglio in un territorio stratificato. La serie è stata descritta come il lavoro di un “monaco miniatore contemporaneo”, capace di dialogare direttamente con le immagini e con i testi sottostanti.
L’artista non cancella la pagina antica e non la riduce a sfondo decorativo. La lascia emergere, ne rispetta la struttura e, nello stesso tempo, la sottopone alla pressione del proprio linguaggio. Le figure miniate convivono così con teste enigmatiche, forme nere, animali primitivi, campiture cromatiche e segni nervosi.
Il risultato è un equilibrio attentamente controllato tra permanenza e trasformazione. La scrittura ordinata dell’amanuense incontra il gesto contemporaneo; la precisione del repertorio medievale si confronta con l’ambiguità della forma artistica; la volontà di classificare il mondo entra in rapporto con un presente nel quale la conoscenza appare frammentata e continuamente ridefinita.
Un dialogo tra memoria, simbolo e tempo
In Rabanus Maurus – De Universo il Medioevo non viene evocato come una stagione remota, immobile o puramente contemplativa. Paladino lo considera una sorgente ancora attiva, dalla quale possono affiorare archetipi, domande e immagini condivise.
Il ciclo interroga innanzitutto la trasmissione della cultura. Che cosa rimane di un testo dopo molti secoli? In quale modo una miniatura, una parola latina o la sagoma di un animale possono conservare la propria energia? E che cosa accade quando un artista contemporaneo interviene su quelle testimonianze senza imitarle, ma accettando di misurarsi con esse?
Paladino risponde attraverso la sovrapposizione. Ogni foglio contiene tempi differenti: quello del testo originario, quello della copia monastica, quello dell’opera grafica e, infine, quello dello spettatore. Il passato non è alle spalle dell’immagine, ma continua ad agire al suo interno.
La vicinanza geografica e culturale del codice di Montecassino alla terra d’origine dell’artista conferisce inoltre al progetto una dimensione personale. Nato a Paduli, nel Beneventano, nel 1948, Paladino ha spesso attinto alle memorie del Mediterraneo, alle culture arcaiche e alla forza evocativa dei simboli. Treccani ne sottolinea la capacità di fondere elementi figurativi e riferimenti provenienti da differenti aree culturali, attraverso materiali, tecniche e forme totemiche.
Dalla Transavanguardia alla scena internazionale
La storia artistica di Paladino prende forma alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968 presenta una mostra alla Galleria Carolina di Portici, introdotta da un giovane Achille Bonito Oliva. Dopo le prime sperimentazioni legate alla fotografia e alla ricerca concettuale, l’artista torna progressivamente alla figura e alla pittura.
Nel 1980 partecipa alla sezione “Aperto ’80” della Biennale di Venezia insieme a Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi e Nicola De Maria. Quell’esperienza segna l’affermazione della Transavanguardia, il movimento teorizzato da Bonito Oliva che riporta al centro la libertà della pittura, la contaminazione dei linguaggi e il recupero della memoria figurativa.
Nel percorso di Paladino il ritorno all’immagine non coincide mai con una ripresa nostalgica della tradizione. La storia dell’arte viene attraversata liberamente e accostata a culture mediterranee, segni paleocristiani, suggestioni etrusche, maschere, animali, volti e presenze archetipiche. Pittura, scultura e grafica partecipano alla costruzione di un alfabeto personale, riconoscibile eppure mai completamente decifrabile.
Le sue opere sono state presentate in importanti rassegne internazionali, dalla Biennale di Venezia a Documenta di Kassel, e sono entrate nelle raccolte di numerose istituzioni museali. Il Museum of Modern Art di New York conserva e documenta un ampio nucleo della sua produzione grafica.
SATURA e il progetto “La Galleria”
Con questa esposizione, SATURA prosegue il progetto “La Galleria”, nato per offrire a Genova uno spazio di confronto con protagonisti affermati dell’arte contemporanea italiana e internazionale. La mostra curata da Mario Napoli si rivolge non soltanto a critici e collezionisti, ma anche a un pubblico interessato a comprendere come l’arte possa riattivare la storia senza trasformarla in una reliquia.
La scelta di presentare un ciclo così colto e articolato riafferma il valore della galleria come luogo di studio, incontro e mediazione culturale. In un tempo dominato dalla rapidità delle immagini, gli otto fogli di Paladino chiedono invece attenzione. Invitano a leggere, osservare e riconoscere le tracce di civiltà differenti all’interno della stessa superficie.
Mimmo Paladino a Genova non rappresenta quindi soltanto un appuntamento espositivo, ma un’occasione per riflettere sulla continuità della cultura. Nel dialogo tra la mano dell’amanuense e il gesto dell’artista contemporaneo, il sapere torna a essere qualcosa di vivo: non un archivio concluso, ma una domanda che attraversa i secoli e continua a interrogare l’uomo sul proprio posto nell’universo.