Marco Ratto è disperso in Nepal: la sorella e la compagna ringraziano Rapallo e chiedono riservatezza mentre attendono notizie ufficiali.
Marco Ratto è ancora disperso in Nepal e i suoi familiari chiedono che l’affetto ricevuto si accompagni, adesso, al rispetto del loro silenzio. La sorella Daniela e la compagna Monica hanno affidato al Comune di Rapallo un messaggio rivolto alla cittadinanza: un ringraziamento per la solidarietà dimostrata e la richiesta di poter affrontare l’attesa lontano da ulteriori dichiarazioni pubbliche.

La nota, diffusa il 31 agosto, arriva dopo giorni di apprensione per l’orafo ligure, cinquantenne, del quale si sono perse le tracce nell’area colpita dalla catastrofe al confine con il Tibet. Le inondazioni risalgono a mercoledì 26 agosto. Nelle parole dei parenti rimangono centrali le ricerche, gli accertamenti ufficiali e il dialogo con le istituzioni.
Marco Ratto, il messaggio della famiglia a Rapallo
«Cari amici, siamo stati profondamente toccati dall’affetto che tutta Rapallo ci ha dimostrato in questo momento difficilissimo». Comincia così la comunicazione consegnata alla sindaca Elisabetta Ricci, chiamata a trasmettere alla comunità il sentimento e la volontà dei congiunti.
Il ringraziamento è accompagnato dalla necessità di ritrovare uno spazio privato. L’apprensione e il dolore, spiegano, li hanno spinti a cercare intimità e raccoglimento, mentre attendono che le attività di ricerca e le verifiche seguano il proprio corso. Nel testo non vengono annunciati nuovi elementi sulla sorte dell’uomo: viene indicato come affrontare, sul piano personale, questa fase di incertezza.
«È una fase che durerà a lungo e che dobbiamo affrontare cercando di costruire una nuova normalità, compatibilmente con l’incertezza», scrivono. Una frase che riguarda il percorso dei familiari e la difficoltà di riprendere le abitudini quotidiane senza avere ancora risposte.
Da qui la decisione di astenersi da altre dichiarazioni sulla vicenda. La richiesta consegna a quanti hanno manifestato partecipazione un’indicazione concreta: lasciare ai parenti la possibilità di scegliere quando parlare e quali aspetti condividere. La riconoscenza per quanto ricevuto resta esplicita, così come il bisogno di proteggere le proprie giornate dall’esposizione pubblica.
L’orafo conosciuto in città e il viaggio in Nepal
Ratto appartiene a una famiglia legata da generazioni al commercio di orologi e gioielli nel centro di Rapallo. Questo radicamento aiuta a comprendere la partecipazione della cittadina ligure, dove la notizia della scomparsa ha coinvolto una rete di conoscenze costruita anche attraverso l’attività professionale.
Secondo la ricostruzione dell’ANSA, era partito da solo e aveva scelto il Nepal come una delle tappe del viaggio, con l’intenzione di incontrare amici per dedicarsi al trekking. Appassionato di sport e avventura, aveva già dovuto rinviare la partenza una volta a causa di un piccolo infortunio. Gli ultimi aggiornamenti trasmessi ai congiunti lo collocavano nell’area fra territorio nepalese e Tibet.
Nei primi giorni, il cognato Andrea Bernardin aveva riferito all’agenzia di stampa che i parenti erano in contatto con la Farnesina, senza disporre di notizie certe. La successiva scelta di limitare le comunicazioni pubbliche si inserisce dunque in un’attesa già segnata dalla ricerca di informazioni verificate.
Le verifiche della Farnesina e il personale a Kathmandu
Sul versante istituzionale, il ministero degli Esteri aveva annunciato il 26 agosto l’attivazione dell’Unità di Crisi, in raccordo con le rappresentanze diplomatiche e consolari competenti. L’obiettivo iniziale era accertare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani nella vasta frana al confine tra Nepal e Tibet e assicurare assistenza ai connazionali presenti nella zona.
Il 28 agosto la Farnesina ha comunicato l’arrivo a Kathmandu di una propria squadra, insieme a personale dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi, inviati su indicazione del ministro Antonio Tajani. Fra i compiti indicati figurava l’acquisizione di informazioni sui tre italiani che, a quella data, risultavano dispersi.
Le attività prevedevano il coordinamento con il Consolato onorario nella capitale nepalese e il raccordo con le autorità locali. Nello stesso aggiornamento, il dicastero segnalava il persistente rischio di ulteriori inondazioni lungo la frontiera, raccomandando di evitare le aree interessate, in particolare il valico di Gyirong. È questo il quadro operativo nel quale si inserisce l’attesa di risposte espressa anche nel messaggio dei familiari.
La sindaca: esserci con rispetto e discrezione
Elisabetta Ricci ha raccolto la richiesta e l’ha accompagnata con un invito rivolto a tutta Rapallo. «C’è un tempo per la vicinanza manifesta e un tempo per la vicinanza silenziosa, quella che esiste e si percepisce anche senza parole», ha scritto la prima cittadina.
Il passaggio successivo chiarisce quale comportamento venga chiesto alla comunità: «Da ora in avanti, sarà anche questa la forma del nostro aiuto: esserci, con rispetto e discrezione». L’amministrazione si fa così tramite di una volontà espressa direttamente da Daniela e Monica, rendendola pubblica affinché possa essere compresa.
Il messaggio riconosce il valore della partecipazione collettiva e ne indica una forma compatibile con le esigenze dei congiunti. La disponibilità a sostenere può continuare anche lasciando spazio al raccoglimento, senza sollecitare racconti o aggiornamenti personali. Il riferimento resta quanto i diretti interessati hanno scelto di comunicare, insieme alle notizie che potranno arrivare dalle autorità.
L’emergenza e gli aiuti alla popolazione nepalese
La vicenda del rapallese si colloca in un’emergenza che investe anche le comunità dei territori colpiti. Il 31 agosto la Farnesina ha annunciato un pacchetto di aiuti umanitari da 250 mila euro, autorizzato dal viceministro Edmondo Cirielli, sentito Tajani, a sostegno delle attività dell’UNICEF e della Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Gli interventi comprendono assistenza ai bambini e alle famiglie più vulnerabili, servizi sanitari, beni essenziali, acqua e igiene. Fra gli ambiti previsti figurano inoltre il supporto psicosociale e il ripristino dei legami familiari: esigenze che mostrano quanto le conseguenze della catastrofe coinvolgano la vita quotidiana delle persone.
Per chi aspetta a Rapallo, intanto, il punto fermo rimane la richiesta affidata alla città. I familiari di Marco Ratto ringraziano per l’affetto ricevuto e chiedono comprensione anche nel tentativo di riprendere una vita normale, lasciando che gli accertamenti si sviluppino nei tempi necessari. Accogliere queste parole significa riconoscere loro il diritto di attraversare l’incertezza senza doverla raccontare ogni giorno. La solidarietà, ora, può trovare espressione anche nella discrezione.