Il Fuoco doma l’Acqua: l’apoteosi del rito agatino all’UNAHOTELS Naxos Beach tra il magistero di Maria Liliana Nigro e la visione di Alfredo Guglielmino

Nel proscenio eletto e sontuoso dell’UNAHOTELS Naxos Beach di Giardini Naxos, l’incanto ancestrale del mito e il fremito dell’estasi mistica si sono trasfigurati in una liturgia visiva d’abbagliante magnificenza, rievocando l’approdo immortale delle sacre spoglie della Santuzza. Un evento di rara potenza espressiva, scaturito dalla sensibilità mecenatesca dell’alta direzione alberghiera — rappresentata con lungimiranza dal Regional Hotel Manager Antonio Tommasi e dall’Operation Manager Giovanna Tomaselli — che ha affidato l’alchimia dell’intera kermesse alla sensibile bacchetta del Maestro Alfredo Guglielmino.
​Con la rassegna A MARE, Guglielmino ha saputo armonizzare un dialogo inclusivo che ha rapito oltre duemila anime: un coro polifonico in cui l’incedere plastico dei danzatori, le maestrie effimere degli infioratori, le armonie dei musici e l’estro dei maestri del gusto si sono fusi in un devoto panegirico all’abisso marino, custode millenario di luci e ombre dell’umana esistenza.


​L’apice concettuale ed estetico della celebrazione è culminato nella magistrale visione della Professoressa Maria Liliana Nigro, illustre e carismatica docente di Storia del Costume per lo Spettacolo presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Vera sacerdotessa e demiurgo della messinscena, la professoressa Nigro ha innalzato il solenne novecentenario della traslazione delle reliquie agatine a rango di pura teofania. Con un magistero alimentato da venticinque anni di devoto fervore, la docente ha sublimato il rito agatino, facendo trionfare l’ardore del Fuoco sulla vastità dell’Acqua e trasformando la religiosità in un codice universale, capace di parlare al cuore dell’umanità intera al di là di ogni confine o idioma.


​Sotto la sua sapiente guida accademica, gli allievi della cattedra di Costume hanno dato vita a una sfolgorante fioritura creativa: un corteo di cinquanta sontuosi abiti-scultura — dedicati alla triade concettuale di Agata, del Mare e del Fuoco — firmati dagli stilisti Angela Zappalà, Anna Lembo, Chiara Elisa Di Buono, Chiara Scirè, Giacinta Giunta, Giorgia Pulvirenti, Giuliana Fisicaro, Carmen Grasso, Martina Totato Mastroeni, Paolo Scaglione, Roberta Schillirò e Rosa Platania. A fare da contrappunto allegorico, la teoria di visionari ombrelli d’arte — metaforiche corazze della fede e paracadute dello spirito nei frangenti della prova — forgiati dall’ingegno di Christian Amore, Imane Dehhani, Antonio Emanuel Di Silvestre, Sveva Gambino, Martina Giuffrida, Josey Leva, Salvo Longo, Giuseppe Samuele Scuto e Francesco Giuseppe Sortino.
​Nel buio solenne della notte agostana, il prodigio si è compiuto con l’approdo sulla battigia dell’imbarcazione votiva recante la figura ieratica della Vergine, cinta dal monumentale abito-installazione di Rosa Platania. Al toccare terra, l’emozione corale ha piegato la platea in una genuflessione di commossa meraviglia; mentre il cielo si incendiava di barbagli pirici, un lungo drappo rosso ha avvolto il popolo, suggellando l’abbraccio eterno tra la Santa e i suoi devoti nel segno trionfale dell’arte di Maria Liliana Nigro.

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