La sagoma della MV Hondius è comparsa all’alba davanti al porto di Granadilla, a Tenerife, scortata da una motovedetta della Guardia Civil. A bordo, 149 persone di 23 nazionalità diverse, tre morti, cinque contagi confermati e settimane di isolamento in mare. È il punto culminante di una vicenda che ha riportato l’attenzione mondiale su un virus poco conosciuto ma potenzialmente letale: l’Hantavirus.
Le autorità spagnole hanno scelto una strategia rigidissima. La nave non ha attraccato direttamente al molo: è rimasta all’ancora al largo, mentre medici e infermieri protetti da tute e dispositivi di sicurezza sono saliti a bordo per effettuare le prime valutazioni epidemiologiche. Solo dopo l’ok sanitario è iniziato il trasferimento controllato dei passeggeri verso la terraferma.

Secondo il piano concordato tra Madrid, Organizzazione mondiale della sanità e governi coinvolti, i primi a scendere sono stati gli spagnoli. Poi è toccato agli olandesi e ai francesi, seguiti via via dagli altri gruppi nazionali. Tutti sono stati trasferiti con autobus militari in un’area isolata vicino all’aeroporto, da cui partiranno voli speciali di rimpatrio. Nessun contatto con la popolazione locale. Nessun bagaglio autorizzato, salvo effetti personali essenziali.
Le autorità sanitarie insistono su un punto: al momento dello sbarco, tutti i passeggeri risultavano asintomatici. Ma il timore resta alto, perché il virus responsabile del focolaio sarebbe il ceppo “Andes”, una variante rara dell’Hantavirus che, in casi eccezionali, può trasmettersi anche tra esseri umani.
Il viaggio della nave e la sequenza dei decessi
La cronologia dell’emergenza ricostruisce un contagio sviluppatosi lentamente durante la traversata oceanica.
La MV Hondius era partita il 1° aprile dal Sud America con destinazione Capo Verde. Cinque giorni dopo, un passeggero olandese di 70 anni ha accusato i primi sintomi: febbre, forte mal di testa e diarrea lieve. Le condizioni si sono aggravate rapidamente fino al decesso, avvenuto cinque giorni più tardi.
Il 24 aprile, 29 passeggeri sono stati fatti sbarcare in via precauzionale. Due giorni dopo è morta la moglie della prima vittima. Il 27 aprile un cittadino britannico è stato ricoverato in Sudafrica; il giorno successivo una donna tedesca è deceduta direttamente a bordo.

Il 2 maggio è arrivata la conferma ufficiale: il focolaio era legato all’Hantavirus. A quel punto, però, molti viaggiatori avevano già lasciato la nave in diversi scali internazionali, aprendo interrogativi sulle catene di tracciamento e sulla reale estensione dell’esposizione.
Tra i passeggeri ancora monitorati figurano anche quattro italiani posti in quarantena precauzionale.
Che cos’è l’Hantavirus
Le malattie da Hantavirus sono infezioni virali trasmesse principalmente dai roditori. Il contagio avviene generalmente attraverso l’inalazione di particelle contaminate provenienti da urine, saliva o feci di topi e ratti infetti.
In Europa e in Asia prevalgono forme che colpiscono soprattutto i reni, mentre nelle Americhe il virus può provocare una grave sindrome polmonare, spesso associata a insufficienza respiratoria acuta.
Nel caso della MV Hondius, gli esperti ritengono probabile il coinvolgimento del virus Andes, diffuso in particolare tra Argentina e Cile. È l’unico ceppo per cui sia stata documentata, seppur raramente, una trasmissione interumana.
Secondo l’OMS, tuttavia, “il rischio per la salute pubblica globale resta basso”.

I sintomi e i tempi di incubazione
Uno degli elementi che più preoccupa gli epidemiologi è il lungo periodo di incubazione. I sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione.
La fase iniziale ricorda una forte influenza:
- febbre elevata;
- mal di testa;
- dolori muscolari;
- nausea;
- diarrea;
- stanchezza intensa.
Nei casi più gravi può seguire un rapido peggioramento respiratorio, con polmonite e insufficienza polmonare.
Non esiste al momento una terapia antivirale specifica universalmente efficace. Le cure sono di supporto e la rapidità dell’assistenza medica può fare la differenza nei casi più severi.
L’OMS: “Nessuna nuova pandemia”
L’emergenza ha inevitabilmente evocato i ricordi del Covid-19, soprattutto per le immagini della nave isolata e dei passeggeri trasferiti in tute protettive. Ma gli esperti invitano a evitare allarmismi.
Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, sottolinea che gli Hantavirus sono zoonosi note da tempo e che la loro diffusione è molto diversa da quella del coronavirus.
«Non dovrebbe essere un’altra pandemia», spiega Pregliasco. «La trasmissione da persona a persona è estremamente limitata e documentata quasi esclusivamente per il virus Andes».
Anche il direttore regionale europeo dell’OMS, Hans Henri P. Kluge, ha ribadito che non esistono motivi per introdurre restrizioni ai viaggi internazionali.
Le precauzioni sanitarie
Il Ministero della Salute spagnolo ha predisposto protocolli rigidi:
- quarantena obbligatoria per i passeggeri;
- monitoraggio clinico continuo;
- test diagnostici al rientro nei rispettivi Paesi;
- isolamento preventivo dei casi sospetti.
L’Unione europea ha inoltre inviato un aereo ambulanza messo a disposizione dalla Norvegia per supportare l’evacuazione sanitaria.
La compagnia Oceanwide Expeditions ha confermato che parte dell’equipaggio resterà a bordo per riportare la nave nei Paesi Bassi, dove sarà sottoposta a completa disinfezione. Anche la salma di uno dei passeggeri deceduti rimarrà temporaneamente a bordo durante il trasferimento.
Il nodo ancora irrisolto: dove è avvenuto il contagio
L’aspetto più delicato dell’inchiesta sanitaria riguarda l’origine del focolaio. Gli investigatori epidemiologici stanno cercando di capire se il contagio sia avvenuto durante escursioni in Sud America, tramite contatto ambientale con roditori infetti, oppure direttamente sulla nave.
Le attenzioni si concentrano soprattutto sulle tappe in Patagonia e nelle aree meridionali dell’Argentina, dove il virus Andes è endemico.
Il fatto che diversi passeggeri abbiano sviluppato sintomi in tempi differenti lascia aperta anche l’ipotesi di una limitata trasmissione interumana a bordo, eventualità rara ma non impossibile.
Per ora, però, il quadro resta sotto controllo. Nessun nuovo caso sintomatico è stato segnalato durante le operazioni di sbarco a Tenerife. E mentre la MV Hondius rimane isolata al largo delle Canarie, le autorità sanitarie europee cercano di evitare che quella che oggi appare come un’emergenza circoscritta possa trasformarsi in qualcosa di più complesso.