Giorgio Squinzi, l’imprenditore che trasformò la chimica in cultura d’impresa e il lavoro in squadra

“Ci ha lasciato tantissimo, idee, linee guida, modi di fare, pensieri su come si fa gioco di squadra che noi dovremmo cercare di esaltare al massimo… era unico.”

Le parole di Francesco Magnanelli restituiscono, più di qualsiasi analisi economica, il profilo umano e professionale di Giorgio Squinzi: un uomo che ha saputo trasformare un’azienda familiare in una multinazionale globale senza mai perdere di vista il valore delle persone, della ricerca e del lavoro di squadra.

La sua storia inizia nel pieno di uno dei periodi più drammatici della storia contemporanea. È il 1943 quando nasce a Bergamo, mentre la sua famiglia è costretta a sfollare a causa del secondo conflitto mondiale. In quegli anni difficili prende forma anche la prima intuizione imprenditoriale del padre, Rodolfo Squinzi, fondatore della Mapei, piccola realtà specializzata in materiali per l’edilizia.

È proprio in quell’ambiente, tra provette, materiali e sperimentazioni, che il giovane Giorgio sviluppa una passione precoce per la chimica. Più che un interesse scolastico, diventa una vocazione quotidiana. Si racconta che passasse ore nel laboratorio dell’azienda, osservando formule e processi, affascinato dalla possibilità di trasformare la materia in soluzioni concrete per il mondo delle costruzioni.

È lì che nasce la sua prima intuizione: un adesivo cementizio innovativo, l’Adesilex P9, considerato uno dei precursori dei prodotti che avrebbero poi reso celebre Mapei a livello internazionale.

La vera svolta arriva nel 1976, quando l’azienda viene scelta come fornitore ufficiale degli adesivi per la posa delle piste di atletica alle Olimpiadi di Montreal. Un riconoscimento che segna l’ingresso definitivo della Mapei nel panorama internazionale e apre la strada a una crescita destinata a cambiare scala e ambizione dell’impresa.

Nel 1980 Giorgio Squinzi assume la guida dell’azienda e avvia un processo di internazionalizzazione che si rivelerà decisivo. La sua visione è chiara: non una multinazionale centralizzata, ma una rete globale di competenze locali. Ogni sede, secondo il suo modello, deve avere un laboratorio di ricerca e sviluppo e un responsabile del territorio, capace di interpretarne bisogni e dinamiche specifiche.

Questa struttura organizzativa diventa nel tempo uno dei punti di forza del gruppo, permettendo alla Mapei di affermarsi come leader mondiale nella produzione di adesivi, sigillanti e prodotti chimici per l’edilizia. Una crescita che non si limita ai numeri, ma che si traduce in una vera e propria cultura industriale basata su innovazione e autonomia responsabile.

Parallelamente all’attività imprenditoriale, Squinzi ricopre ruoli di primo piano nel sistema economico e istituzionale italiano. Nel 2012 viene eletto presidente di Confindustria, confermando il suo ruolo centrale nel dibattito sul futuro dell’industria nazionale. Successivamente assume la presidenza di Federchimica, la vicepresidenza di Assolombarda e la guida del Consiglio di Amministrazione del Gruppo 24 Ore.

In tutte queste esperienze, Squinzi ha costantemente ribadito un principio guida: l’industria manifatturiera come motore fondamentale dell’economia, non solo italiana ma internazionale. Una visione che unisce competitività globale e radicamento territoriale, innovazione e responsabilità sociale.

Ma accanto all’imprenditore e al dirigente industriale c’era anche un’altra passione profonda: il calcio. Dal 2002 fino alla sua scomparsa nel 2019, Squinzi è stato proprietario della squadra del US Sassuolo Calcio, portandola dai campionati minori alla Serie A e trasformandola in un modello di gestione sportiva sostenibile e ambiziosa.

Anche nello sport, la sua filosofia era la stessa dell’impresa: valorizzare le persone, costruire sistemi solidi e credere nel lavoro collettivo come unica vera forza vincente.

Oggi la Mapei è una realtà presente in oltre 80 paesi nel mondo, con più di 10.000 dipendenti e una rete produttiva internazionale che rappresenta uno dei casi più significativi di impresa italiana globale.

Ma al di là dei risultati economici e industriali, l’eredità di Giorgio Squinzi appare soprattutto immateriale: un’idea di impresa fondata sulla ricerca, sulla fiducia nelle persone e sulla capacità di costruire squadra.

Un modello che, ancora oggi, continua a essere citato non solo come esempio industriale, ma come visione culturale del fare impresa.

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