Dopo quasi due decenni di attesa, il Lago di Garda torna a “respirare” fino alle sue profondità. Un evento naturale tanto raro quanto prezioso ha interessato il più grande bacino lacustre italiano: il rimescolamento completo delle acque, un processo che rappresenta una vera e propria rigenerazione dell’ecosistema.
A documentare il fenomeno è stata la Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente del Trentino, che attraverso una sonda multiparametrica posizionata a Riva del Garda ha registrato dati significativi lungo tutta la colonna d’acqua. Era dal 2006 che non si osservava un rimescolamento con questa intensità.

Il ruolo decisivo del clima
A innescare questo “reset” naturale è stata una combinazione di condizioni climatiche particolarmente favorevoli: freddo intenso e forti venti da nord. Questi fattori hanno portato all’omotermia, ovvero all’uniformità della temperatura tra superficie e profondità. In assenza di differenze di densità tra gli strati d’acqua, il vento ha potuto attivare un rimescolamento totale.
Un fenomeno raro per un lago profondo come il Garda, che nella sua parte settentrionale raggiunge quasi i 350 metri. In questi contesti, infatti, il rimescolamento completo si verifica solo in condizioni eccezionali.
Un “capovolgimento” benefico
Il risultato è stato un vero e proprio capovolgimento delle acque: quelle superficiali, ricche di ossigeno, sono scese verso il fondo, mentre quelle profonde sono risalite, trasportando nutrienti e microelementi accumulati negli anni.
I dati raccolti parlano chiaro. Il primo aprile, a un metro di profondità, sono stati rilevati 9,45 °C, la stessa temperatura registrata a 270 metri alla fine di febbraio. Ancora più significativo è l’aumento dell’ossigeno nelle acque profonde, cresciuto di circa un terzo, passando da 6,61 a 8,80 mg/l.

Una “ricarica” per l’ecosistema
Gli esperti parlano di una vera e propria “ricarica” del lago. Il rimescolamento consente infatti di ossigenare gli strati più profondi e di rimettere in circolo nutrienti fondamentali, garantendo la vitalità dell’ecosistema nel lungo periodo e contrastando fenomeni di stagnazione.
«Per il lago è una notizia positiva», sottolinea Filippo Gavazzoni. «Come in passato, le acque superficiali potranno essere “fertilizzate” grazie ai nutrienti risaliti dal fondale, con possibili aumenti di fitoplancton e fioriture algali, fenomeni del tutto naturali».
L’incognita del clima futuro
Resta però il nodo delle condizioni climatiche future. Temperature, irraggiamento solare e perturbazioni influenzeranno l’evoluzione del fenomeno nelle prossime settimane. In attesa dei dati di ARPAV, gli esperti osservano con attenzione un trend di lungo periodo: il progressivo aumento delle temperature delle acque superficiali, legato ai cambiamenti climatici.
Dal 1999 a oggi, infatti, si registra un incremento medio annuo compreso tra +0,039 e +0,044 gradi nelle zone più profonde. Un dato che evidenzia come il riscaldamento globale stia modificando gli equilibri del lago.
Un segnale incoraggiante
Nonostante le incognite, il rimescolamento rappresenta un segnale incoraggiante. Il Garda dimostra ancora una volta la propria resilienza, riuscendo a innescare un processo naturale che molti altri bacini non riescono a sostenere con la stessa efficacia.
Un evento che non è solo un dato scientifico, ma un promemoria della complessità e della capacità di rigenerazione degli ecosistemi naturali. Dopo vent’anni, il lago torna a respirare: un respiro profondo che restituisce equilibrio e vita a uno dei simboli più preziosi del paesaggio italiano.