Tumore al pancreas, svolta storica dalla ricerca: la pillola Daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza

Presentati all’ASCO i risultati del più importante studio degli ultimi decenni: il farmaco sperimentale agisce sul gene KRAS, riduce la mortalità e mostra meno effetti collaterali della chemioterapia tradizionale

Per anni il tumore al pancreas è stato considerato uno dei nemici più difficili da sconfiggere della medicina moderna. Una malattia aggressiva, spesso diagnosticata troppo tardi e caratterizzata da una sopravvivenza tra le più basse in assoluto tra le neoplasie. Oggi, però, dalla ricerca internazionale arriva un risultato che potrebbe cambiare il panorama terapeutico mondiale.

Il protagonista di questa svolta si chiama Daraxonrasib, una nuova molecola sperimentale somministrata per via orale che, secondo i dati presentati al congresso annuale della American Society of Clinical Oncology, ha quasi raddoppiato la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore pancreatico metastatico rispetto alla chemioterapia standard. Gli esperti parlano già del più importante avanzamento nella cura di questa malattia degli ultimi decenni.

Una malattia che ogni anno provoca migliaia di vittime

Il tumore del pancreas continua a rappresentare una delle principali emergenze oncologiche. In Italia si registrano circa 15mila decessi ogni anno e, nella maggior parte dei casi, la diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata.

Fino ad oggi le opzioni terapeutiche disponibili dopo il fallimento delle prime linee di trattamento erano limitate e spesso accompagnate da effetti collaterali pesanti. Per questo motivo i risultati dello studio RASolute 302 sono stati accolti dalla comunità scientifica come un evento potenzialmente rivoluzionario.

I numeri che hanno sorpreso gli oncologi

Lo studio internazionale di fase 3 ha coinvolto circa 500 pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti trattamenti.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto Daraxonrasib in compresse una volta al giorno, mentre l’altro è stato trattato con la chemioterapia tradizionale.

I risultati hanno superato le aspettative degli stessi ricercatori:

  • la sopravvivenza mediana è passata da 6,7 mesi a 13,2 mesi;
  • il tasso di sopravvivenza a un anno è salito dal 17,3% al 53,2%;
  • il tempo di controllo della malattia è aumentato da circa 3,5 mesi a oltre 7 mesi;
  • la progressione del tumore è stata significativamente rallentata.

Numeri che, nel campo del tumore pancreatico metastatico, non si vedevano da decenni.

Come funziona la nuova pillola

Alla base della scoperta c’è uno dei bersagli più studiati dell’oncologia moderna: il gene KRAS.

Nel tumore del pancreas, oltre il 90% dei casi presenta alterazioni di questo gene, che agisce come una sorta di acceleratore sempre acceso della crescita tumorale. Per molti anni KRAS è stato considerato praticamente impossibile da colpire con farmaci mirati.

Daraxonrasib appartiene alla nuova generazione di inibitori RAS(ON) ed è stato progettato per bloccare direttamente la proteina responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali.

KRAScrescita tumorale incontrollataKRAS \rightarrow crescita\ tumorale\ incontrollataKRAS→crescita tumorale incontrollata

La particolarità del farmaco è la sua capacità di agire su diverse varianti delle mutazioni RAS e, secondo i dati presentati, di mostrare benefici clinici anche in alcuni pazienti privi delle mutazioni più comuni. Un aspetto che potrebbe ampliarne notevolmente l’utilizzo futuro.

Meno tossicità rispetto alla chemioterapia

Uno degli elementi che ha colpito maggiormente gli specialisti riguarda la tollerabilità del trattamento.

Le terapie chemioterapiche di seconda linea disponibili finora garantivano benefici limitati a fronte di una tossicità spesso elevata. Con Daraxonrasib il quadro sembra diverso.

I casi di interruzione del trattamento per effetti collaterali sono stati nettamente inferiori rispetto alla chemioterapia: solo l’1,2% dei pazienti ha dovuto sospendere la terapia contro l’11,2% del gruppo trattato con farmaci citotossici tradizionali. Gli effetti indesiderati più frequenti sono risultati generalmente gestibili e meno invalidanti.

L’entusiasmo della comunità scientifica

La presentazione dei dati all’ASCO ha suscitato reazioni raramente osservate durante un congresso medico. Diversi osservatori presenti hanno descritto una vera e propria standing ovation al termine della sessione dedicata allo studio.

Secondo la ricercatrice Rachna Shroff, i risultati mostrano «livelli di efficacia e sopravvivenza senza precedenti» per questa patologia. Anche gli specialisti del Dana-Farber Cancer Institute hanno parlato di un possibile cambiamento radicale nel modo di trattare il tumore pancreatico metastatico.

I prossimi passi

Il farmaco non è ancora disponibile sul mercato, ma negli Stati Uniti è già stato autorizzato un programma di accesso anticipato per pazienti selezionati in attesa dell’approvazione definitiva da parte della Food and Drug Administration.

Nel frattempo sono già in corso nuovi studi per valutare l’utilizzo di Daraxonrasib come terapia di prima linea e in combinazione con altri farmaci, con l’obiettivo di prevenire eventuali meccanismi di resistenza del tumore. I ricercatori stanno inoltre verificando il potenziale impiego della molecola in altre forme di cancro legate alle mutazioni del gene RAS, come alcuni tumori del polmone e del colon.

La strada verso una cura definitiva è ancora lunga. Tuttavia, per una malattia che per anni ha offerto pochissime speranze terapeutiche, il risultato ottenuto da Daraxonrasib rappresenta una delle notizie più importanti mai arrivate dalla ricerca oncologica moderna.