La relazione sull’attività istituzionale ISFOA fotografa un percorso di crescita: oltre 100 discenti l’anno, 8 Facoltà, più di 50 docenti e 25 accordi internazionali.
La crescita istituzionale ISFOA emerge da una relazione annuale che mette insieme numeri, attività accademiche, relazioni internazionali, innovazione digitale e sostenibilità gestionale. Il quadro delineato dall’Istituto restituisce l’immagine di una realtà che, dopo oltre trent’anni di attività, punta a consolidare la propria presenza nel settore dell’alta formazione attraverso una strategia fondata sull’ampliamento delle competenze, sulla costruzione di reti e sulla progressiva internazionalizzazione.
Il dato più significativo non risiede tuttavia in un singolo indicatore. È la continuità della crescita, secondo quanto riportato nella relazione, a rappresentare l’elemento centrale: dal 2021 diversi parametri registrano infatti un incremento costante, delineando un modello che cerca di tenere insieme formazione, ricerca, relazioni istituzionali e capacità organizzativa.

Crescita istituzionale ISFOA: i numeri dell’Ateneo
I dati forniti dall’istituzione indicano ormai oltre 100 discenti iscritti ogni anno e più di 70 laureati annuali. Le Facoltà costituite nell’area delle Scienze Sociali hanno raggiunto quota otto, mentre il corpo docente, considerando i diversi ruoli di associato e incaricato, si è stabilizzato oltre le 50 unità.
Parallelamente si amplia la dimensione internazionale. Gli accordi sottoscritti sono arrivati a 25 protocolli d’intesa, mentre il numero degli accademici nazionali e internazionali cresce, secondo la relazione, di almeno dieci nuovi membri ogni anno.
Particolarmente intensa appare anche l’attività di confronto scientifico e culturale, con una media consolidata di cinque convegni o seminari al mese, organizzati direttamente o ai quali l’istituzione prende parte.
Il Senato Accademico è giunto a 25 consiglieri provenienti da ambiti differenti della società civile e professionale: esponenti del mondo accademico, professionisti, religiosi, imprenditori e dirigenti. Una composizione eterogenea che riflette la volontà di creare un luogo di confronto nel quale la formazione universitaria possa dialogare con competenze ed esperienze esterne all’ambito strettamente accademico.
Risorse digitali, ricerca e patrimonio bibliografico
Un capitolo rilevante della relazione riguarda la gestione delle risorse bibliografiche elettroniche, delle licenze software e dei servizi collegati. La progressiva digitalizzazione della conoscenza scientifica ha infatti modificato profondamente il funzionamento delle istituzioni accademiche, rendendo strategici temi che fino a pochi anni fa erano prevalentemente tecnici.
Nel periodo preso in esame sono state sviluppate attività di negoziazione, rinnovo e gestione contrattuale con il coinvolgimento di competenze tecniche, legali, amministrative e contabili. La relazione riferisce della gestione complessiva di 11 contratti, per un valore globale di circa tre milioni di euro, con un risparmio stimato nell’ordine di 450 mila euro nell’arco di un triennio.
Fra gli operatori editoriali e le piattaforme richiamate figurano realtà internazionali del settore scientifico e bibliografico quali Elsevier attraverso ScienceDirect, Nature, Springer, Wiley, Web of Science, SciFinder, ACS, EBSCO, Scopus e IOP.
L’aumento della complessità documentale ha inoltre determinato la necessità di adottare un sistema ERM, Electronic Resources Management, destinato all’amministrazione delle risorse elettroniche. Un passaggio organizzativo importante, accompagnato dalla migrazione dei dati e dall’aggiornamento dell’infrastruttura digitale utilizzata per comunicare politiche negoziali, riferimenti normativi, contratti e informazioni operative.
La conservazione digitale come nuova frontiera
Nel 2024 l’attenzione si è concentrata anche sulla conservazione a lungo termine del patrimonio bibliografico digitale. Il tema assume una rilevanza crescente: con il passaggio dal supporto cartaceo all’elettronico, una parte considerevole delle pubblicazioni acquistate dalle istituzioni viene materialmente conservata sulle piattaforme degli editori.
Nascono da qui interrogativi sulla disponibilità futura dei contenuti, sull’accessibilità in caso di controversie e sulla capacità delle istituzioni di preservare autonomamente ciò che hanno acquisito.
Per questo è stato avviato uno studio di fattibilità finalizzato a valutare un sistema interno di conservazione delle risorse digitali. La prospettiva è duplice: tutelare nel tempo il patrimonio documentale e rafforzare la capacità negoziale nei confronti dei fornitori.
È uno dei passaggi più interessanti della relazione perché mostra come la trasformazione digitale dell’Università non possa essere ridotta alla semplice disponibilità di piattaforme tecnologiche. Riguarda, più profondamente, l’autonomia della conoscenza e la sua trasmissione alle generazioni future.
Tecnologia e servizi per la comunità accademica
Sul versante informatico, la documentazione segnala il rinnovo o la prosecuzione di accordi per licenze e servizi di supporto, insieme a interlocuzioni con operatori internazionali del settore tecnologico.
Fra i nomi richiamati figurano Adobe, Amazon, Dell-EMC, IBM, MathWorks, NVIDIA, Red Hat, Veritas e MongoDB, nell’ambito di un’attività destinata a valutare nuove opportunità tecnologiche per gli anni successivi.
La relazione dedica spazio anche alle soluzioni VMware e Oracle. Per queste ultime vengono richiamate condizioni agevolate sulle licenze e sul cloud, oltre alla possibilità di aderire a Oracle Academy e di accedere a percorsi di formazione e certificazione.
Accanto agli strumenti tecnologici sono stati organizzati seminari web rivolti alla comunità accademica, con l’obiettivo di trasformare le convenzioni in occasioni concrete di informazione e aggiornamento.
La stessa logica riguarda i servizi di rassegna stampa e media monitoring attraverso la piattaforma Mimesi, utilizzata per consentire l’accesso a contenuti della stampa nazionale riguardanti, in particolare, i temi della higher education.
Ricerca, comunicazione e rapporto con le imprese
L’attività istituzionale si è sviluppata inoltre attraverso workshop e seminari dedicati ad autovalutazione, valutazione, accreditamento, management didattico, internazionalizzazione ed equipollenza dei titoli.
Nel campo della ricerca sull’Alta Formazione e sull’Istruzione Terziaria, il lavoro si è aperto anche a interlocutori esterni attraverso pubblicazioni, convegni e collaborazioni internazionali.
Tra gli argomenti approfonditi figurano l’occupazione dei laureati, il reclutamento del personale accademico, i Grants ERC, i MOOC e le trasformazioni della Digital University, con particolare attenzione alla didattica digitale, alle biblioteche elettroniche, all’open access e ai nuovi servizi.
In questa prospettiva si inserisce anche l’Osservatorio Ateneo Impresa, nato per promuovere il dialogo tra formazione, ricerca e sistema produttivo. Nel 2024 i gruppi di lavoro hanno affrontato, fra gli altri, apprendistato di alta formazione, dottorato industriale, percorsi professionalizzanti, competenze trasversali, scienze della vita e sistemi agroalimentari sostenibili.
Il punto di fondo è evidente: l’Università contemporanea non può limitarsi alla trasmissione del sapere, ma deve interrogarsi sulla sua applicazione, sulla qualità dell’occupazione e sulla capacità di costruire ponti tra giovani, ricerca e impresa.
Una struttura fondata sull’autonomia finanziaria
Un altro elemento sottolineato nella relazione riguarda la struttura economico-finanziaria. ISFOA dichiara di operare attraverso mezzi propri, derivanti dalla dotazione finanziaria iniziale, dall’accumulazione delle risorse e dalla gestione della tesoreria.
Secondo quanto riportato dall’istituzione, non risultano debiti, finanziamenti, prestiti, affidamenti o linee di credito bancarie. La relazione indica inoltre flussi di cassa e posizione finanziaria netta positivi, equilibrio economico-finanziario e un avanzo di gestione progressivamente accumulato.
Le risorse destinate alle finalità istituzionali derivano da contributi sociali, quote associative, organizzazione di corsi, seminari e manifestazioni, attività editoriali e di ricerca, accordi per prestazioni, sovvenzioni, donazioni e sussidi.
Fondi, l’esempio della dimensione istituzionale
La relazione richiama, come esempio della capacità organizzativa, l’evento accademico del 14 marzo 2026 ospitato nel Salone Monumentale di Palazzo Caetani a Fondi, edificio profondamente legato alla storia della famiglia Caetani e alle vicende politiche e religiose dell’Europa medievale e rinascimentale.
Alla manifestazione, secondo i dati comunicati, hanno partecipato circa 150 persone. L’organizzazione ha richiesto tre mesi di preparazione e il coinvolgimento di almeno dieci componenti interni provenienti da diverse regioni italiane.
Tra le presenze istituzionali indicate figurano il sindaco di Fondi Beniamino Maschietto, l’assessore alla Cultura Vincenzo Carnevale, l’europarlamentare Salvatore De Meo, il senatore Claudio Fazzone e Massimo Milazzo.
L’evento diventa così rappresentativo di una strategia che attribuisce alle occasioni pubbliche non soltanto una funzione cerimoniale, ma anche un valore relazionale: creare connessioni tra Università, istituzioni, professioni e territorio.
La rete internazionale e l’accordo con EPLL
Il processo di internazionalizzazione trova ulteriore espressione negli accordi di cooperazione. Tra quelli più recenti viene segnalato il protocollo sottoscritto il 27 marzo 2026 con EPLL – Energy Platform Living Lab, associazione indipendente senza scopo di lucro impegnata nella promozione di soluzioni energetiche nell’Europa sud-orientale.
La rete EPLL coinvolge realtà accademiche di Zagabria, Skopje e Mostar e annovera tra i propri principali partner l’Università del Montenegro, l’Università Nazionale e Capodistriana di Atene e la Facoltà di Ingegneria di Fiume.
La piattaforma ha inoltre rapporti di cooperazione con UNIMED, l’Unione delle Università del Mediterraneo. È una dimensione che rafforza l’orientamento verso reti sovranazionali nelle quali ricerca, innovazione, formazione e sostenibilità possono trovare terreni comuni di progettazione.
Una crescita che misura soprattutto la capacità di creare relazioni
I numeri sono indispensabili per misurare un’organizzazione, ma non riescono da soli a raccontarne l’evoluzione. Dietro l’aumento dei discenti, delle Facoltà, dei docenti, degli accordi e delle attività scientifiche esiste infatti un patrimonio più difficile da contabilizzare: quello delle relazioni costruite nel tempo.
È forse questo l’aspetto più significativo della crescita istituzionale ISFOA descritta nella relazione. Una rete accademica acquista valore quando riesce a trasformare competenze differenti in occasioni di confronto, ricerca e collaborazione, mantenendo contemporaneamente equilibrio gestionale e capacità di progettare il futuro.
In un sistema universitario internazionale attraversato dall’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione della conoscenza, dalla competizione globale e dalla necessità di costruire nuove connessioni con il mondo produttivo, la vera sfida non sarà semplicemente diventare più grandi.
Sarà diventare più autorevoli, più interconnessi e capaci di generare valore culturale. Perché la crescita di un’istituzione accademica non si misura soltanto nella quantità delle attività realizzate, ma nella qualità delle relazioni, della conoscenza e delle opportunità che riesce a lasciare dietro di sé.