Il 21 settembre all’asta 285 lotti di Brigitte Bardot, dalla Olivetti ai gioielli. Esposizione gratuita a Parigi dal 15 al 20 settembre.
La Olivetti con cui Brigitte Bardot scrisse la propria autobiografia arriverà all’asta insieme agli oggetti che accompagnavano le sue giornate: cappelli di paglia, occhiali, camicie da notte, gioielli e arredi. Il 21 settembre 2026 la casa Millon proporrà a Parigi 285 lotti provenienti dal suo universo privato. Prima della vendita, un’esposizione gratuita all’Hôtel Drouot, dal 15 al 20 settembre, permetterà al pubblico di osservarli da vicino.

Il ricavato sarà destinato alla Fondation Brigitte Bardot e a Nicolas-Jacques Charrier, unico figlio dell’attrice, scomparsa nel dicembre 2025 all’età di 91 anni. L’annuncio, comunicato da Millon all’agenzia France Presse, riunisce così due dimensioni della sua eredità: quella familiare e l’organizzazione attraverso cui aveva dato continuità al proprio impegno per gli animali.
Brigitte Bardot all’asta: gli oggetti della seconda vita
Gli effetti personali arrivano da La Madrague e La Garrigue, le dimore di Saint-Tropez, e dall’appartamento parigino. La provenienza restituisce una geografia domestica fatta di luoghi abitati, abitudini e ricordi. Nell’insieme convivono accessori d’abbigliamento, strumenti di lavoro e testimonianze dei rapporti con le persone che attraversarono la sua esistenza.
«Gli oggetti presentati sono quelli a cui era particolarmente legata, poiché rappresentano la sua seconda vita», sottolinea nel catalogo Ghyslaine Calmels, direttrice generale della Fondazione. È una chiave di lettura che sposta l’attenzione sulle scelte compiute dopo la stagione cinematografica e sulla quotidianità costruita intorno alla difesa degli animali.
Il tavolo sul quale rispondeva alla corrispondenza assume, in questo contesto, un significato particolare: documenta un’attività concreta, il tempo dedicato alle lettere. Accanto alle immagini pubbliche della celebrità, emerge così la dimensione materiale delle sue occupazioni.
L’Olivetti e il tempo della scrittura
Tra i pezzi annunciati, la macchina per scrivere occupa un posto centrale per il legame con l’autobiografia. Le memorie, pubblicate da Grasset nel 1996 con il titolo Initiales B.B., ripercorrono la carriera e le vicende personali dell’autrice. La tastiera diventa quindi una testimonianza del lavoro attraverso cui volle raccontarsi in prima persona.
Per chi guarda alla storia culturale, l’interesse dell’Olivetti risiede soprattutto nel suo uso documentato. Un oggetto prodotto per una funzione ordinaria acquista un’identità specifica perché collegato alla nascita di un libro e alla voce della sua proprietaria. È questa relazione a renderlo significativo nel percorso dell’esposizione.
La presenza del marchio italiano aggiunge inoltre un riferimento immediatamente riconoscibile per il nostro pubblico. Nell’annuncio della vendita, tuttavia, il particolare decisivo resta la destinazione personale dello strumento: la redazione delle memorie, punto d’incontro tra esperienza vissuta e racconto pubblico.
L’autoritratto, Vadim e un bracciale di nozze
Il catalogo comprende anche un autoritratto a matita e carboncino, presentato nelle anticipazioni come finora sconosciuto, con una stima indicata di 300 euro. Un disegno firmato dalla stessa BB raffigura Roger Vadim ed è annunciato con un prezzo di partenza di 80 euro.
Sono testimonianze che invitano a considerare anche il suo rapporto con il disegno. In particolare, l’immagine realizzata da sé introduce un punto di osservazione diverso rispetto ai tanti ritratti eseguiti da fotografi e artisti: permette di soffermarsi sul modo in cui la protagonista scelse di rappresentare il proprio volto.
Sul versante dei gioielli compare il bracciale d’oro con ciondoli indossato durante il matrimonio con Jacques Charrier, valutato fino a 1.200 euro. In questo caso, alla materia preziosa si accompagna una circostanza biografica precisa, che costituisce parte essenziale dell’interesse del pezzo.
Il manifesto che riporta al cinema del 1956
Un altro passaggio significativo riguarda il manifesto di E Dio creò la donna, conservato a La Madrague e stimato tra 100 e 200 euro. Diretto da Roger Vadim nel 1956, il film contribuì in maniera decisiva all’affermazione internazionale dell’interprete e alla notorietà di Saint-Tropez.
La Cinémathèque française lo descrive come l’opera che trasformò Bardot in una star, associando il suo personaggio a una femminilità capace di mettere in discussione le convenzioni dell’epoca. A settant’anni dall’uscita, quella locandina riunisce dunque storia del cinema, trasformazioni del costume e memoria di un luogo.
Il fatto che fosse custodita nell’abitazione di Saint-Tropez aggiunge al documento promozionale una provenienza personale. Per il visitatore, il suo interesse nasce anche da questo percorso: un’immagine destinata alla circolazione pubblica, conservata nello spazio privato della donna che ne era protagonista.
Le stime e il valore della provenienza
Secondo le anticipazioni diffuse all’AFP, le valutazioni dei beni annunciati vanno da 20 a 10.000 euro, mentre le basi d’asta sono prevalentemente inferiori ai 100 euro. La varietà delle cifre riflette un insieme eterogeneo, nel quale gli accessori quotidiani convivono con opere e preziosi.
Fra le proposte di maggiore valore economico, il catalogo Millon segnala Brigitte Bardot fait parler, lavoro di Sempé realizzato con inchiostro di China, collage e tracce di matita su carta, con una stima tra 5.000 e 10.000 euro. La dedica alla destinataria documenta il rapporto diretto tra l’opera e la sua collezione.
Le valutazioni preliminari restano distinte dagli importi di aggiudicazione, determinati dalle offerte. La provenienza può contribuire all’interesse dei partecipanti, ma l’esito economico sarà conoscibile soltanto dopo la vendita: anche i beni più comuni dovranno confrontarsi con le scelte effettive dei collezionisti.
La Fondazione e il precedente del 1987
La destinazione di parte del ricavato alla protezione animale si inserisce in una storia iniziata molti anni prima. La Fondation Brigitte Bardot nacque nel 1986 e ottenne il riconoscimento di pubblica utilità nel 1992. La sua attività comprende interventi contro i maltrattamenti, soccorsi, campagne di sterilizzazione e sostegno ad associazioni, in Francia e all’estero.
Già nel 1987 l’ex attrice aveva messo all’asta ricordi personali e cinematografici per finanziare l’organizzazione. Secondo la ricostruzione pubblicata da Le Monde, furono aggiudicati 117 lotti, tra cui un ritratto dipinto da Marie Laurencin e l’abito delle nozze con Vadim. Il rapporto tra beni privati e causa animalista ha dunque un precedente concreto.
L’appuntamento di settembre riporta questa relazione al centro dell’attenzione dopo la sua scomparsa. La mostra gratuita consentirà intanto di vedere riunite le testimonianze prima che le aggiudicazioni possano separarle, offrendo anche a chi non parteciperà alla vendita l’accesso a un insieme destinato a cambiare composizione.
Gli oggetti di Brigitte Bardot raccontano quanto una biografia possa conservarsi nelle cose usate ogni giorno: una tastiera, un tavolo, un foglio disegnato. Il 21 settembre ne verrà stabilito un prezzo. Il loro significato continuerà a dipendere dalle storie che documentano e, per la quota destinata alla Fondazione, dalle attività che potranno contribuire a sostenere.