Qual è stato il miglior modo di fare asset allocation negli ultimi 100 anni?

Ogni generazione di investitori è convinta di aver trovato il titolo destinato a cambiare il mondo.

Oggi il nome che ricorre più spesso è Nvidia. Negli ultimi anni sono stati Amazon, Apple e Microsoft. Negli anni Novanta, invece, molti erano convinti che Cisco e Intel fossero destinate a dominare per sempre i mercati. Ancora prima si guardava alle grandi compagnie petrolifere, alle telecomunicazioni o alle società ferroviarie.

La logica è sempre la stessa: individuare in anticipo il campione del futuro e ottenere rendimenti straordinari.

Ma è davvero questa la strategia che, guardando agli ultimi cento anni di storia finanziaria, ha dato i risultati migliori?

Molti resteranno sorpresi dalla risposta.

Il fascino dello stock picking e i rischi che spesso si sottovalutano

La maggior parte degli investitori dedica molto tempo a cercare il titolo che potrebbe raddoppiare o triplicare di valore. Si leggono analisi, si studiano bilanci, si seguono le dichiarazioni dei manager e si cerca di immaginare come sarà il mondo tra dieci o vent’anni.

È un’attività affascinante. Ma c’è un problema.

Quando si sceglie una singola azione si sta, in fondo, facendo una scommessa. Una scommessa ragionata, certamente, ma sempre una scommessa. Si sta dicendo che quella società avrà un futuro migliore di quanto oggi il mercato stia già scontando nel prezzo.

A volte la scommessa riesce. Chi acquistò Amazon agli inizi degli anni Duemila o Nvidia molti anni fa ha ottenuto risultati che hanno cambiato una vita.

Ma la storia dei mercati non è fatta soltanto di vincitori.

Chi oggi osserva i grafici di Nvidia dovrebbe ricordare che ogni epoca ha avuto i propri campioni annunciati e che molti di questi non hanno mantenuto le promesse. Kodak dominava il settore fotografico mondiale. Nokia sembrava imbattibile nella telefonia mobile. General Electric era considerata una delle aziende più solide e meglio gestite del pianeta.

Eppure nessuna di queste ha continuato a rappresentare il futuro che gli investitori immaginavano.

Anche in Italia non mancano esempi significativi. Nei primi anni Duemila Finmatica era considerata una delle stelle della nuova economia italiana. L’entusiasmo era enorme e molti investitori ritenevano che la crescita sarebbe proseguita per anni. In seguito arrivarono le difficoltà e il titolo perse oltre il 90% del proprio valore.

Ancora più emblematico è il caso di Enron. Alla fine degli anni Novanta era considerata una delle aziende più innovative e promettenti degli Stati Uniti. Gli analisti la adoravano, gli investitori la inseguivano e pochi dubitavano del suo futuro. Poi emerse uno dei più grandi scandali contabili della storia moderna. Nel giro di poco tempo la società fallì e gli azionisti videro praticamente azzerarsi il valore del proprio investimento.

Il punto è che tutti ricordano i successi, mentre quasi nessuno ricorda i fallimenti.

Oggi si parla continuamente di Nvidia. Vent’anni fa si parlava continuamente di altre aziende che sembravano avere davanti un futuro radioso. Alcune hanno mantenuto le aspettative. Molte altre no.

Se fosse davvero così semplice individuare il prossimo fenomeno di Borsa, probabilmente saremmo tutti ricchi.

La lezione della storia: la diversificazione ha battuto le scommesse

Se c’è una costante che emerge osservando un secolo di mercati finanziari, è la forza della diversificazione.

Naturalmente non esistono formule magiche. Anche un portafoglio ben diversificato attraversa crisi, recessioni, guerre, shock geopolitici e fasi di forte volatilità. Chi investe in modo diversificato non evita i ribassi. Evita però che il proprio patrimonio dipenda dal destino di poche aziende.

Ed è proprio questo il punto.

Le società cambiano. I settori cambiano. Le tecnologie cambiano. Quello che oggi appare invincibile potrebbe non esserlo più tra dieci anni.

L’economia mondiale, invece, continua ad evolversi. Alcune imprese scompaiono, altre nascono e prendono il loro posto. I vincitori di domani sostituiscono quelli di ieri.

Per questo motivo, storicamente, chi ha investito nelle principali Borse mondiali mantenendo una corretta diversificazione geografica e settoriale ha spesso ottenuto risultati migliori rispetto a chi ha cercato di individuare pochi vincitori.

È una conclusione che molti trovano deludente perché appare meno emozionante. Comprare un indice mondiale non genera lo stesso entusiasmo di acquistare quella che si ritiene essere la futura Nvidia.

Eppure la storia racconta proprio questo.

Per ogni investitore che ha individuato in anticipo Amazon, Apple o Nvidia, ce ne sono stati molti altri che hanno puntato su società che hanno perso il 70%, l’80% o addirittura il 90% del loro valore.

Il passato non garantisce il futuro. Nessuno può sapere se i prossimi cento anni saranno simili ai precedenti. Tuttavia, esiste una lezione che i mercati continuano a ripetere da generazioni: scegliere i vincitori in anticipo è estremamente difficile, mentre partecipare alla crescita dell’economia mondiale è molto più semplice.

Forse il punto non è trovare la prossima Nvidia.

Forse il punto è accettare che nessuno sa quale sarà la prossima Nvidia e costruire un portafoglio che possa prosperare comunque.