Il rettore dell’ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico e tutti i componenti del Senato Accademico ricordano a 84 anni una delle figure più brillanti del giornalismo italiano: inviato, scrittore e acuto osservatore della società, dell’economia e della politica del Paese
La scomparsa di Alberto Mazzuca segna la fine di una lunga stagione del giornalismo italiano, quella nella quale il mestiere dell’inviato, la curiosità del cronista e la capacità dello scrittore potevano convivere nella stessa persona senza perdere rigore, leggerezza e profondità. A 84 anni se ne va un giornalista che ha attraversato redazioni, quotidiani e riviste, raccontando per decenni la società italiana attraverso i suoi protagonisti, le sue trasformazioni economiche e finanziarie, le sue vicende politiche e le figure che ne hanno segnato la storia recente.

Il rettore dell’ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico, unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico, esprime il proprio cordoglio e la più sincera partecipazione alla famiglia per la scomparsa di Alberto Mazzuca.
Il ricordo dell’Ateneo si inserisce in quello di un mondo professionale che riconosce in Mazzuca una personalità di particolare rilievo. Un giornalista acuto e divertente, arguto e ironico, capace di osservare uomini e avvenimenti con intelligenza e misura, senza indulgere nelle acidità e nelle cattiverie che talvolta possono accompagnare il mestiere.
La sua è stata una carriera costruita attraverso esperienze diverse e spesso prestigiose, ma sempre sostenuta da una caratteristica fondamentale: la curiosità. Quella curiosità autentica che porta il cronista a non accontentarsi della superficie degli avvenimenti, a cercare i protagonisti, a comprenderne i percorsi e a restituirli al lettore attraverso una scrittura piana, rapida e coinvolgente.
Alberto Mazzuca, una vita nel giornalismo italiano
Mazzuca apparteneva a quella generazione di giornalisti per la quale il giornalismo non era soltanto una professione, ma un modo di osservare il Paese. La sua esperienza professionale si sviluppò in un’epoca nella quale le redazioni rappresentavano veri laboratori culturali e il lavoro dell’inviato consentiva di attraversare realtà differenti, incontrare persone, seguire vicende economiche e politiche e trasformare la cronaca in racconto.
Alberto era di Forlì. Un dato apparentemente geografico che, nella ricostruzione della sua vicenda professionale, assume invece un significato più profondo.
La provincia, nella grande tradizione del giornalismo italiano, è stata spesso una straordinaria palestra di osservazione. Da lì sono arrivati alcuni dei più importanti cronisti e narratori del Novecento. Nella generazione precedente a quella di Mazzuca, Giorgio Bocca era di Cuneo ed Enzo Biagi di Pianaccio, frazione di Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna.
Anche Mazzuca portò nella propria esperienza professionale quella particolare capacità di guardare alla realtà nazionale senza perdere il rapporto con le persone, i territori e le storie concrete.
Nel corso della sua carriera ha lavorato al «Giornale Nuovo», al «Sole 24 Ore», all’«Espresso» e alla «Voce». Ha inoltre ricoperto incarichi diversi al «Giorno», al «Resto del Carlino» e ad «Avvenire».
Un percorso articolato, nel quale le esperienze professionali si sono susseguite senza mai interrompere il filo conduttore rappresentato dall’informazione e dalla scrittura.
L’inviato come mestiere e come vocazione
Fra le caratteristiche più significative della carriera di Alberto Mazzuca vi è certamente quella dell’inviato.
Per la sua generazione, essere inviato significava soprattutto entrare nelle storie, seguirle da vicino, incontrare i protagonisti e costruire un racconto capace di andare oltre la semplice registrazione dell’avvenimento.
Mazzuca incarnò questo ruolo con naturalezza.
Il suo percorso si può leggere anche attraverso una celebre considerazione di Indro Montanelli: «Nei giornali ci si diverte veramente soltanto facendo due lavori: il direttore e l’inviato».
Mazzuca fu, appunto, un inviato naturale. La sua inquietudine professionale lo portò a cambiare redazione, a sperimentare ambienti differenti, a confrontarsi con giornali caratterizzati da impostazioni diverse e a mantenere sempre vivo il rapporto con la scrittura.
Quella che potrebbe apparire come una semplice successione di esperienze professionali fu in realtà una componente essenziale del suo modo di intendere il giornalismo.
La curiosità lo conduceva verso nuovi territori professionali. Il cronista cercava storie e il giornalista cercava nuove prospettive attraverso le quali raccontarle.
La fondazione di Italia Oggi
Tra le tappe più significative della sua carriera figura la partecipazione, nel 1986, alla fondazione di «Italia Oggi», insieme a Marco Borsa.
L’iniziativa si inserì in una fase particolarmente importante per l’informazione economica e finanziaria italiana. Il giornalismo specializzato stava assumendo un ruolo sempre più rilevante e l’esperienza di «Italia Oggi» rappresentò allora uno degli esperimenti più innovativi nell’ambito del giornalismo giuridico e finanziario italiano.
Anche questa esperienza testimonia la versatilità di Mazzuca.
Il suo profilo professionale non rimase infatti confinato alla cronaca tradizionale. Economia, finanza, politica, grandi imprese, protagonisti della vita pubblica e storia del giornalismo entrarono progressivamente nel suo campo di osservazione.
La capacità di muoversi tra questi diversi ambiti fu uno degli elementi distintivi della sua attività.
Alberto e Giancarlo Mazzuca, una coppia professionale nella scrittura
Un capitolo particolare della vicenda professionale di Alberto Mazzuca riguarda il rapporto con il fratello Giancarlo.
Insieme hanno costituito, soprattutto attraverso i libri, una delle coppie professionali più celebri del giornalismo italiano dagli anni Ottanta in avanti.
Il lavoro a quattro mani non rappresentava semplicemente una collaborazione editoriale. Era il risultato di una comune attenzione verso le grandi figure della società italiana, verso i protagonisti dell’economia e della politica e verso quelle personalità capaci di concentrare nella propria biografia una parte significativa della storia nazionale.
La scrittura consentiva a Mazzuca di prolungare il lavoro del cronista.
Dopo l’articolo, il reportage o l’inchiesta arrivava il libro. Dopo l’osservazione dell’attualità, la necessità di ricostruire il percorso di una persona, di un’impresa o di una stagione politica.
Questa continuità fra giornalismo e saggistica rappresentò uno degli aspetti più interessanti della sua produzione.
Dai giornali ai libri: raccontare i protagonisti dell’Italia
Per molti inviati della sua generazione il confine fra giornalismo e libri era estremamente sottile. L’esperienza maturata nelle redazioni forniva strumenti, contatti e conoscenze che potevano successivamente trasformarsi in opere di più ampio respiro.
Mazzuca sviluppò questa possibilità con particolare intensità.
La sua produzione libraria fu vasta e caratterizzata da una scrittura diretta, piana e coinvolgente. Non cercava necessariamente l’effetto clamoroso. Al contrario, il suo approccio privilegiava il racconto, la ricostruzione e la comprensione dei personaggi.
Tra i suoi libri più noti figura La erre verde. Ascesa e declino dell’impero Rizzoli, volume dedicato alla vicenda di uno dei grandi protagonisti dell’editoria italiana.
Ma la sua galleria di personaggi comprende anche figure centrali dell’economia e dell’industria nazionale.
Gardini il Corsaro. Storia della Dynasty Ferruzzi, Gianni Agnelli in bianco e nero, La Fiat da Giovanni a Luca e Silvio in rosso e nero. La vita del Cavaliere in sella all’Italia testimoniano l’ampiezza dei suoi interessi.
Attraverso questi lavori, Mazzuca ha raccontato alcuni degli uomini che hanno avuto un ruolo determinante nella storia economica, industriale, editoriale e politica italiana.
Il valore di questa produzione risiede anche nella possibilità di leggere, attraverso le singole biografie, trasformazioni più ampie della società.
Raccontare un grande imprenditore significa infatti raccontare anche il sistema economico nel quale ha operato. Ricostruire la vicenda di un editore significa entrare nella storia dell’informazione e della cultura. Analizzare una grande azienda significa inevitabilmente confrontarsi con le trasformazioni del capitalismo italiano.
Una galleria di protagonisti attraverso la storia del Paese
La cifra distintiva dei libri di Mazzuca è stata anche quella di avvicinare il grande pubblico a vicende spesso complesse.
I suoi saggi hanno mantenuto un gusto popolare senza rinunciare alla ricostruzione. La scrittura era uno strumento per rendere accessibili le vicende dei grandi protagonisti, evitando, nel materiale fornito per questo ricordo, il ricorso al colpo di teatro della rivelazione morbosa o allo scoop perseguito a ogni costo.
In questa prospettiva, la sua produzione libraria può essere letta come una sorta di galleria di personaggi dell’Italia contemporanea.
Ne emerge un Paese osservato attraverso i suoi protagonisti: imprenditori, editori, industriali, uomini politici e figure capaci di influenzare l’economia e la società.
Titoli come I potenti del denaro e I numeri uno del Made in Italy si collocano esattamente lungo questa direttrice.
Il giornalista diventa così anche interprete di un’epoca.
Una scrittura rapida, precisa, quantitativa
La capacità di scrittura di Mazzuca era considerata proverbiale.
La sua prosa era veloce, rapida, precisa, quantitativa. Una caratteristica particolarmente significativa per un giornalista abituato a occuparsi di economia e finanza, ambiti nei quali i numeri, i bilanci, le dimensioni delle imprese e i dati economici devono essere trasformati in informazioni comprensibili.
Ma la sua scrittura non rimase confinata alla materia economica.
La politica, la storia del giornalismo e le grandi biografie entrarono progressivamente nella sua produzione.
Questa versatilità conferma una concezione del mestiere nella quale la specializzazione non coincide necessariamente con la rinuncia alla curiosità.
Il giornalista economico poteva occuparsi di storia. L’inviato poteva diventare autore di biografie. Il cronista poteva trasformare un incontro o una vicenda professionale in un libro.
Era una concezione del giornalismo profondamente legata alla cultura della sua generazione.
Il rapporto con Indro Montanelli
Nel percorso di Alberto Mazzuca assume un rilievo particolare anche il rapporto professionale con Indro Montanelli.
Mazzuca lavorò con Montanelli sia al «Giornale Nuovo» sia alla «Voce», entrando così direttamente in contatto con una delle figure più importanti della storia del giornalismo italiano.
L’influenza di Montanelli sulla generazione di Mazzuca fu ampia e profonda. Il giornalismo italiano del secondo Novecento ha conosciuto, attraverso la sua figura, una particolare idea del mestiere: autonomia, centralità del cronista, attenzione ai fatti e capacità di trasformare la realtà in racconto.
Mazzuca rese omaggio a quella esperienza anche attraverso il libro Indro Montanelli. Dove eravamo rimasti?.
Il volume rappresenta un ulteriore esempio di quella continuità fra giornalismo e memoria che caratterizza gran parte della sua produzione.
Raccontare un collega significava, in questo caso, raccontare anche un pezzo della propria storia professionale e di quella del giornalismo italiano.
La storia italiana attraverso fascismo e socialismo
Un altro versante significativo della produzione di Alberto Mazzuca riguarda la storia politica italiana.
La sua attenzione si è concentrata anche sulla genesi del fascismo e sul rapporto con il socialismo, tema affrontato nel libro Mussolini e Nenni. Amici e Nemici.
La scelta dell’argomento testimonia la volontà di confrontarsi con una delle pagine più complesse e controverse della storia italiana attraverso le biografie e i rapporti fra protagonisti politici.
In questo tipo di lavoro emerge nuovamente il metodo del cronista: partire dalle persone, dalle loro vicende e dai documenti per ricostruire contesti più ampi.
La stessa impostazione è presente in Mussolini e Bombacci. Compagni di una vita, dedicato al rapporto fra Benito Mussolini e Nicola Bombacci.
Il libro affronta una vicenda caratterizzata da passaggi politici e ideologici complessi, mettendo in evidenza i legami biografici e concettuali fra sinistra e destra e il tema dello statalismo estremo, fino alle vicende della Repubblica Sociale.
Il materiale alla base di questo ricordo sottolinea come Mazzuca abbia affrontato questi temi attraverso documenti e ricostruzioni, senza fermarsi alle apparenze e alla storia ufficiale.
È una modalità di lavoro che appartiene alla tradizione del giornalismo d’inchiesta e della ricerca storica: interrogare le fonti, ricostruire i percorsi individuali e cercare nelle biografie elementi utili a comprendere una stagione politica.
Un giornalista capace di attraversare epoche diverse
Il dato forse più significativo della carriera di Alberto Mazzuca è proprio la sua capacità di attraversare epoche differenti senza perdere la propria identità professionale.
Ha lavorato in redazioni diverse, seguito l’evoluzione dell’informazione economica e finanziaria, osservato il mondo industriale e quello editoriale, raccontato la politica e scritto di storia.
Nel frattempo, il giornalismo italiano cambiava.
Cambiarono i giornali, cambiarono i linguaggi, cambiarono le tecnologie e cambiarono le modalità di produzione e diffusione delle notizie. Rimase però centrale la figura del giornalista capace di incontrare le persone, raccogliere informazioni, interpretare documenti e costruire un racconto.
Mazzuca apparteneva a questa scuola.
Il suo lavoro mostra come la professione giornalistica possa svilupparsi lungo percorsi diversi senza perdere il rapporto con il fatto e con il lettore.
L’ironia come cifra professionale
Nel ricordo di Alberto Mazzuca occupa un posto particolare anche la sua ironia.
Il materiale alla base di questo articolo lo descrive come un esponente del giornalismo italiano acuto e divertente, arguto e ironico, ma lontano da quelle acidità e cattiverie che possono talvolta accompagnare il mestiere.
È una distinzione importante.
L’ironia, nel giornalismo, non coincide con il sarcasmo. Può essere invece uno strumento di osservazione, una maniera per cogliere le contraddizioni degli uomini e delle situazioni senza trasformare il racconto in un esercizio di aggressività.
In questo senso, la leggerezza di Mazzuca non era l’opposto della serietà professionale.
Al contrario, poteva convivere con la precisione della cronaca, con la ricerca documentale e con l’analisi dei fenomeni economici e politici.
È forse proprio questa combinazione a rendere riconoscibile il suo percorso: rigore senza pesantezza, approfondimento senza pedanteria, curiosità senza morbosità.
Il valore di una carriera costruita nella curiosità
La lunga esperienza professionale di Mazzuca può essere letta come un itinerario attraverso alcune delle principali trasformazioni dell’Italia contemporanea.
Le sue storie hanno incrociato l’editoria, l’industria, la finanza, la politica, il giornalismo e la storia.
Ma al centro è sempre rimasta la persona.
Gli imprenditori, gli editori, i politici, i giornalisti e gli uomini che hanno occupato un posto nella vita pubblica sono stati osservati attraverso le loro biografie, le relazioni, le scelte e le contraddizioni.
È una prospettiva profondamente giornalistica.
La grande storia, infatti, raramente si manifesta soltanto attraverso le istituzioni e gli avvenimenti ufficiali. Passa anche attraverso gli individui, le loro decisioni, i rapporti personali e professionali, le ambizioni e le trasformazioni che caratterizzano un’epoca.
Mazzuca ha dedicato una parte importante della propria attività proprio a questo lavoro di ricostruzione.
Il cordoglio dell’ISFOA
La scomparsa di Alberto Mazzuca viene dunque ricordata dall’ISFOA attraverso un messaggio di cordoglio rivolto alla famiglia.
Il rettore dell’ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico e tutti i componenti del Senato Accademico intendono esprimere la propria partecipazione per la perdita di un giornalista che ha rappresentato una presenza significativa nel panorama dell’informazione italiana.
Il ricordo assume un significato particolare perché la figura di Mazzuca appartiene a una cultura professionale nella quale giornalismo, ricerca, scrittura e approfondimento erano strettamente collegati.
La sua esperienza attraversa infatti il lavoro quotidiano delle redazioni e la dimensione più ampia del libro, il racconto dell’attualità e la ricostruzione storica, la cronaca economica e il ritratto dei grandi protagonisti.
Una firma che resta nella memoria del giornalismo italiano
Alberto Mazzuca lascia una produzione nella quale è possibile ritrovare una parte significativa della storia italiana degli ultimi decenni.
Le vicende dell’editoria, le grandi dinastie industriali, il mondo della finanza, la Fiat, il Made in Italy, la politica, il giornalismo e le biografie di protagonisti come Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi compongono un mosaico nel quale la storia nazionale viene osservata attraverso uomini e imprese.
La sua scrittura ha avuto il merito di rendere leggibili vicende complesse senza rinunciare alla precisione.
È questa, forse, una delle eredità più evidenti di un giornalista che ha vissuto il mestiere nella sua dimensione più ampia: raccontare, documentare, interrogare il presente e, quando necessario, tornare indietro nel tempo per comprendere meglio ciò che accade.
La scomparsa di Alberto Mazzuca chiude dunque una pagina importante di quella tradizione giornalistica italiana nella quale l’inviato era prima di tutto un osservatore curioso del mondo.
Un giornalista poteva cambiare redazione, attraversare settori differenti, occuparsi di cronaca, economia, politica e storia, scrivere articoli e libri, incontrare protagonisti dell’industria e della cultura. Ma il suo compito rimaneva sempre lo stesso: capire e raccontare.
Mazzuca ha interpretato quel compito con una cifra personale fatta di rapidità, precisione, ironia e curiosità.
A 84 anni si conclude la sua vicenda umana e professionale. Rimane invece il lavoro di una vita: le pagine scritte, i libri dedicati ai protagonisti dell’Italia contemporanea e quella particolare idea del giornalismo che considerava la curiosità non un semplice tratto del carattere, ma una vera responsabilità professionale.
È anche attraverso questa eredità che il mondo dell’informazione potrà continuare a ricordare Alberto Mazzuca: come un cronista capace di trasformare le piccole storie incontrate lungo il cammino in una chiave per comprendere le grandi vicende del Paese.