Museo del Tesoro di Assisi, grande riallestimento

Un finanziamento di 400.000 euro sosterrà il riallestimento del Museo del Tesoro di Assisi, migliorando tutela, fruizione e spazi espositivi.

Il Museo del Tesoro di Assisi si prepara a cambiare volto attraverso un intervento organico destinato a rinnovare l’esperienza di visita e, nello stesso tempo, a rafforzare la conservazione di un patrimonio che attraversa secoli di storia religiosa, artistica e civile. Il progetto sarà sostenuto da un finanziamento di 400.000 euro del Ministero della Cultura, inserito nella Programmazione dei lavori pubblici 2025-2027.

Non si tratterà di un semplice aggiornamento estetico degli ambienti. Il riallestimento interesserà l’intero percorso museale secondo i criteri più recenti della museografia, con particolare attenzione alla leggibilità delle opere, alla sicurezza, alle condizioni conservative e alla qualità dell’accoglienza. È prevista anche la realizzazione di uno spazio destinato alle esposizioni temporanee, elemento che potrà rendere il museo ancora più dinamico e aperto alla ricerca.

L’operazione nasce dalla collaborazione tra il Sacro Convento di Assisi e i Musei nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria. L’accordo di valorizzazione integra l’intesa sottoscritta nel 2021 e rinnovata nel 2025, consolidando un rapporto istituzionale che negli ultimi anni ha prodotto attività di studio, promozione e approfondimento scientifico.

Il riallestimento del Museo del Tesoro di Assisi

Il progetto punta innanzitutto a restituire maggiore chiarezza al racconto del museo. Un allestimento contemporaneo non deve limitarsi a mostrare gli oggetti, ma deve permettere al visitatore di comprenderne il significato, la provenienza, la funzione originaria e il rapporto con il luogo nel quale sono conservati.

Nel caso di Assisi questa responsabilità assume una rilevanza particolare. Le opere custodite nel Tesoro non sono soltanto testimonianze della storia dell’arte, ma documenti di una spiritualità che ha influenzato profondamente la cultura europea. Ogni dipinto, reliquiario, codice o manufatto liturgico conserva il legame con la Basilica e con la diffusione del messaggio francescano.

L’obiettivo sarà dunque costruire un itinerario capace di mettere in relazione valore estetico, memoria religiosa e contesto storico. Il visitatore dovrà essere accompagnato lungo un percorso ordinato e comprensibile, senza perdere quella dimensione di raccoglimento che distingue un museo nato all’interno di uno dei maggiori complessi spirituali d’Italia.

Parallelamente, il potenziamento degli standard conservativi consentirà di proteggere più efficacemente manufatti delicati e irripetibili. Illuminazione, condizioni microclimatiche, sicurezza e modalità espositive costituiscono aspetti essenziali per preservare opere che, per materiali e antichità, richiedono una costante attenzione scientifica.

Una collaborazione tra competenze religiose e museali

Fra Emanuele Rimoli, presidente della Commissione cultura della Basilica di San Francesco, e fra Thomas Freidel, direttore del Museo, saranno affiancati dagli uffici dell’istituto museale umbro del Ministero della Cultura. A questi ultimi spetterà anche il coordinamento della gestione dei fondi destinati all’intervento.

La responsabilità unica del progetto è stata affidata a Veruska Picchiarelli, delegata alla Direzione dei Musei nazionali dell’Umbria. L’architetta Maria Elena Lascaro è stata indicata come supporto al responsabile unico del progetto.

L’accordo consentirà alla Custodia del Sacro Convento di avvalersi della consulenza amministrativa e scientifica dei Musei nazionali di Perugia durante la pianificazione del nuovo allestimento. Si tratta di una sinergia significativa, perché riunisce la conoscenza maturata all’interno della comunità francescana e le competenze specialistiche dell’amministrazione museale.

La valorizzazione, in questa prospettiva, non coincide con una semplice crescita del numero degli ingressi. Significa creare le condizioni affinché le collezioni siano conosciute, studiate e trasmesse alle generazioni future, mantenendo un equilibrio rigoroso tra apertura al pubblico e tutela.

I capolavori custoditi nel museo

Il Museo del Tesoro conserva oltre cento opere e rappresenta una tappa di particolare interesse per pellegrini, studiosi e visitatori. Tra i suoi capolavori figura la tavola raffigurante San Francesco e quattro miracoli post mortem, dipinta da Giunta Pisano intorno al 1230 per l’altare della chiesa inferiore.

L’opera costituisce una testimonianza capitale della prima iconografia francescana. La figura del Santo è affiancata dalla narrazione visiva dei miracoli, secondo una concezione che unisce immagine, devozione e racconto. La tavola permette di avvicinarsi alle forme attraverso le quali la memoria di Francesco cominciò a diffondersi poco dopo la sua morte.

Di eccezionale importanza è anche il Calice realizzato nel 1290 dall’orafo senese Guccio di Mannaia. Il manufatto fu donato alla Basilica da Niccolò IV, primo pontefice appartenente all’Ordine francescano e promotore della decorazione della chiesa superiore. La sua presenza nel Tesoro testimonia il rapporto tra il papato, la comunità dei frati e il grande cantiere artistico assisano.

Accanto al calice è conservato il Messale miniato donato da Luigi IX, re di Francia. Anche questo prezioso codice rivela la dimensione internazionale assunta dal francescanesimo e dalla Basilica, divenuta nei secoli un punto d’incontro tra fede, diplomazia, committenza e produzione artistica.

La Collezione Perkins e il dialogo con la storia dell’arte

Un nucleo fondamentale del museo è costituito dalla Collezione Perkins, legata alla figura dello storico dell’arte statunitense Frederick Mason Perkins. La raccolta comprende circa cinquanta tavole databili tra il XIV e il XVI secolo, con opere attribuite a protagonisti quali Pietro Lorenzetti, Lorenzo Monaco e il Sassetta.

La presenza di questa collezione amplia l’identità del Tesoro e permette di seguire l’evoluzione della pittura italiana tra Medioevo e Rinascimento. È anche la testimonianza di una vicenda culturale nella quale il collezionismo privato si è trasformato in patrimonio condiviso.

Nel nuovo percorso espositivo, il dialogo tra il nucleo storico della Basilica e la raccolta Perkins potrà favorire una lettura più articolata delle opere. L’allestimento avrà il compito di rispettare le diverse provenienze, facendo emergere relazioni stilistiche, cronologiche e culturali senza alterare l’identità dei singoli manufatti.

Uno spazio per le esposizioni temporanee

La creazione di un ambiente dedicato alle mostre temporanee rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’intervento. Il Museo potrà sviluppare nuovi approfondimenti, presentare opere normalmente non esposte e costruire occasioni di confronto con altre istituzioni.

Le esposizioni potranno inoltre accompagnare attività di ricerca, incontri e manifestazioni culturali. Il museo assumerà così un ruolo più attivo: non soltanto luogo di custodia, ma spazio nel quale il patrimonio viene continuamente interrogato e restituito al pubblico attraverso prospettive differenti.

Questa scelta potrà consolidare il rapporto con pellegrini, cittadini, scuole e studiosi, favorendo una frequentazione non limitata alla singola visita. La qualità di un’istituzione culturale si misura anche nella capacità di creare continuità, suscitare domande e incoraggiare il ritorno del pubblico.

Il valore dell’eredità francescana nel 2026

L’iniziativa si inserisce nel triennio 2024-2026, durante il quale il Sacro Convento e i Musei nazionali dell’Umbria hanno collaborato nelle attività di promozione, studio e ricerca. Il percorso ha assunto un significato ancora più profondo nell’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

La ricorrenza non rappresenta soltanto un momento celebrativo. È un’occasione per riflettere sull’attualità di un’eredità fondata sulla fraternità, sulla pace, sulla cura del creato e sull’attenzione verso le persone più fragili. Il patrimonio artistico della Basilica rende visibile questa memoria e ne documenta la capacità di attraversare epoche e confini.

Il riallestimento del Museo del Tesoro di Assisi diventa così un investimento nella conoscenza e nella responsabilità culturale. Rinnovare gli spazi significa proteggere opere straordinarie, renderle più comprensibili e creare un ponte tra il loro tempo e il nostro. Perché un tesoro non vive soltanto nella preziosità dei suoi oggetti, ma nella possibilità di continuare a parlare alle coscienze.