Confimprenditori contesta il giudizio emerso a Cernobbio: dalle 370.000 imprese associate arriva un bilancio segnato da costi, burocrazia e incertezza.
Due fotografie dello stesso Paese, scattate da prospettive profondamente diverse. Mentre la maggioranza degli imprenditori e dei manager riuniti al Forum di Cernobbio promuove l’operato del Governo, Confimprenditori restituisce un giudizio nettamente negativo, maturato ascoltando le difficoltà e le richieste delle 370.000 piccole e medie imprese rappresentate dall’associazione.
Il contrasto emerge con particolare evidenza dopo il sondaggio condotto tra i partecipanti alla cinquantaduesima edizione del Forum. Il 68,3% degli intervistati ha espresso una valutazione positiva sull’azione dell’esecutivo, assegnando un voto compreso tra 6 e 9. Il dato ha offerto l’immagine di un sistema imprenditoriale complessivamente fiducioso, almeno nella platea presente a Villa d’Este. Una lettura che Confimprenditori considera distante dalla realtà quotidiana vissuta da una parte significativa del tessuto produttivo nazionale.

«Prendiamo atto che la maggioranza degli imprenditori di Cernobbio promuove l’azione del Governo. Le nostre 370.000 imprese associate dicono il contrario», afferma l’organizzazione, delineando un quadro nel quale competitività, pressione dei costi e assenza di certezze continuano a frenare investimenti e sviluppo.
Confimprenditori: dalle PMI un giudizio negativo
Nelle ultime settimane l’associazione ha raccolto preoccupazioni, difficoltà e richieste provenienti dalle aziende aderenti. Il bilancio, secondo quanto riferito, è tutt’altro che rassicurante. La stragrande maggioranza delle imprese giudica insufficienti le misure adottate sul fronte della competitività e chiede interventi capaci di produrre effetti concreti, misurabili e duraturi.
Il confronto tra la valutazione maturata a Cernobbio e quella espressa da Confimprenditori non può essere letto come una comparazione statistica diretta. Le platee, le dimensioni aziendali e i metodi di rilevazione sono differenti. Resta però evidente la distanza tra la percezione di una parte dell’imprenditoria presente al Forum e quella comunicata da una vasta rappresentanza di piccole e medie aziende.
È proprio in questa frattura che si colloca il messaggio politico dell’associazione. Le PMI operano spesso con margini finanziari più contenuti, minore capacità di assorbire gli aumenti e una maggiore esposizione alle oscillazioni dei costi. Per queste realtà, anche una variazione apparentemente limitata può incidere sulle scelte di produzione, sulle assunzioni e sulla possibilità di programmare nuovi investimenti.
Il caro carburanti grava sulla competitività
Tra le preoccupazioni principali figura l’aumento del costo dei carburanti. Il tema riguarda direttamente autotrasporto, logistica, commercio, artigianato e servizi, ma produce conseguenze indirette sull’intero sistema economico. Quando cresce il costo degli spostamenti, aumentano infatti anche gli oneri legati alla distribuzione delle merci, agli approvvigionamenti e all’organizzazione delle attività.
Confimprenditori teme che un ulteriore aggravio possa tradursi in una contrazione dell’attività economica, mettendo sotto pressione soprattutto le aziende più fragili. Il problema non risiede soltanto nel prezzo pagato alla pompa, ma nella sua capacità di propagarsi lungo le filiere produttive, riducendo la redditività o trasferendosi sui prezzi finali.
Il quadro richiede un monitoraggio costante. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy pubblica quotidianamente i dati sui prezzi praticati dai distributori, offrendo uno strumento utile per seguire l’andamento del mercato. Per le imprese, tuttavia, la disponibilità dei numeri non sostituisce la necessità di una politica capace di garantire prevedibilità e di contenere gli effetti dei rincari sull’economia reale.
In un sistema produttivo composto in larga misura da piccole e medie aziende, il costo dell’energia e dei trasporti non rappresenta una voce marginale. Diventa, al contrario, uno degli elementi che determinano la capacità di competere, mantenere i livelli occupazionali e rispettare gli impegni assunti con clienti e fornitori.
Burocrazia e semplificazioni rimaste sulla carta
Accanto al caro carburanti, a pesare è una burocrazia che continua a essere percepita come un ostacolo alla crescita. Autorizzazioni, procedure, adempimenti e passaggi amministrativi assorbono tempo e risorse che potrebbero essere destinati all’innovazione, alla formazione e allo sviluppo commerciale.
Le semplificazioni annunciate nel corso degli anni, secondo gli imprenditori rappresentati dall’associazione, restano troppo spesso sulla carta. Il problema non sarebbe soltanto la quantità degli adempimenti, ma anche l’incertezza dei tempi, la sovrapposizione delle competenze e la difficoltà di orientarsi tra norme soggette a modifiche.
Per un’impresa, la certezza amministrativa possiede un valore economico. Conoscere la durata di una procedura, poter contare su regole stabili e ricevere risposte entro scadenze definite consente di programmare investimenti e strategie. Quando questi elementi vengono meno, anche una decisione ordinaria può trasformarsi in un rischio.
La richiesta avanzata da Confimprenditori è quindi quella di passare dagli annunci ai risultati, verificando l’efficacia delle misure attraverso la loro applicazione concreta. La semplificazione, in questa prospettiva, non può ridursi alla pubblicazione di un provvedimento: deve produrre una reale diminuzione degli oneri sostenuti dalle aziende.
Il nodo di una politica industriale organica
Ancora più severo è il giudizio sulla politica industriale. Per una larga parte delle imprese associate mancherebbe una strategia capace di affrontare in maniera complessiva i nodi della competitività, della fiscalità, degli incentivi e della semplificazione amministrativa.
Le aziende chiedono una visione che superi la frammentazione degli interventi e restituisca un orizzonte temporale sufficientemente ampio. Gli incentivi occasionali possono sostenere singoli investimenti, ma non sostituiscono una programmazione stabile, costruita sulle esigenze delle filiere e sulle trasformazioni tecnologiche, energetiche e occupazionali in corso.
In questo scenario, il Forum di Cernobbio ha mostrato una platea caratterizzata anche da aspettative positive: il 72,1% delle imprese interpellate prevede di chiudere il 2026 con un incremento del fatturato. Il sondaggio ha inoltre registrato una valutazione favorevole del Governo da parte del 68,3% dei partecipanti, come riportato nella sintesi ufficiale del Forum.
Sono numeri che descrivono una fiducia significativa, ma non cancellano le criticità sollevate da chi rappresenta realtà produttive di dimensioni differenti. Le due valutazioni possono convivere perché raccontano segmenti diversi dell’economia italiana: da una parte imprese strutturate, con maggiori capacità finanziarie e organizzative; dall’altra aziende più esposte all’aumento dei costi e alla complessità amministrativa.
Ruvolo: «Le imprese si aspettano molto di più»
Il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, utilizza parole dure nel commentare il giudizio espresso a Cernobbio. «Probabilmente gli imprenditori invitati al Forum si sono distratti in questi anni», afferma, sottolineando la distanza tra il clima emerso dall’incontro e le difficoltà segnalate dalle imprese associate.
«Noi rappresentiamo le 370.000 piccole e medie imprese che ogni giorno fanno i conti con il caro carburanti, la burocrazia e l’assenza di una politica industriale, e che si aspettano molto di più da chi le governa», prosegue Ruvolo nella nota diffusa dall’associazione.
Il presidente richiama poi il tema della credibilità dell’azione pubblica: «Da troppo tempo assistiamo a un susseguirsi di comunicati stampa, annunci e proclami. Nel frattempo le imprese pagano costi sempre più alti e devono prendere decisioni senza avere certezze».
Il messaggio rivolto al Governo non si limita dunque a una critica, ma contiene una richiesta precisa: sostituire la comunicazione con provvedimenti verificabili, accompagnati da scadenze definite e da una strategia riconoscibile.
La distanza tra Cernobbio e Confimprenditori non rappresenta soltanto una contrapposizione di giudizi. Rivela l’esistenza di un’Italia produttiva articolata, nella quale fiducia e preoccupazione convivono. Ascoltare entrambe le voci significa comprendere che la solidità dell’economia non si misura esclusivamente nelle sedi più prestigiose, ma anche nella capacità delle piccole e medie imprese di affrontare ogni giorno costi, regole e incertezze senza rinunciare a investire nel futuro.