La monografia “Maria Cristina Carlini. Materie viventi” approda alla Pinacoteca di Brera: un viaggio tra scultura, natura, memoria e sostenibilità.
Milano torna a interrogarsi sul rapporto profondo tra arte, ambiente e responsabilità culturale. Mercoledì 16 settembre 2026, dalle 17.00 alle 19.00, la Sala Aldo Bassetti della Pinacoteca di Brera ospiterà la presentazione della monografia “Maria Cristina Carlini. Materie viventi”, curata dal critico d’arte Marco Eugenio Di Giandomenico e pubblicata da Silvana Editoriale. Il volume ripercorre oltre cinquant’anni di ricerca della scultrice, restituendo la complessità di un linguaggio nel quale la materia non è mai elemento inerte, ma presenza capace di custodire memoria, attraversare il tempo e aprirsi alla trasformazione.

L’incontro rappresenta l’approdo conclusivo di un progetto culturale iniziato a Palazzo Reale con la mostra “Materie viventi”, allestita dal 10 luglio al 30 agosto 2026 nel Cortile d’Onore e nel Giardino. Dopo il confronto diretto tra le installazioni monumentali, l’architettura e il pubblico, Brera offre ora uno spazio di riflessione critica, nel quale l’esperienza espositiva viene riletta attraverso le pagine della monografia.
Alla presentazione interverranno Chiara Rostagno, vice direttrice della Pinacoteca di Brera; Domenico Piraina, direttore della Cultura e di Palazzo Reale; Alessandro Coscia, coordinatore mostre ed eventi della Pinacoteca; Marco Eugenio Di Giandomenico, curatore e autore del volume, e Maria Cristina Carlini. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Ethicando e dalla Fondazione Maria Cristina Carlini ETS, in collaborazione con la Pinacoteca di Brera.
“Maria Cristina Carlini. Materie viventi” a Brera
La pubblicazione propone una lettura ampia e articolata del percorso artistico di Maria Cristina Carlini, sviluppatosi attraverso un dialogo costante con lo spazio, la natura e le possibilità espressive dei materiali. Ferro, grès, acciaio, legno di recupero, carta e oro entrano nelle sue opere conservando le tracce della propria origine e, al tempo stesso, assumendo significati nuovi.
Non si tratta soltanto di una scelta tecnica. Nella ricerca della scultrice, ogni elemento porta con sé una storia: il legno manifesta le ferite e le stratificazioni del tempo, il ferro esprime forza e resistenza, il grès suggerisce il legame primordiale con la terra, mentre l’oro introduce una luce capace di trasformare la superficie e la percezione dell’opera.
La monografia documenta in particolare la mostra realizzata a Palazzo Reale, promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Fondazione Maria Cristina Carlini ETS e Associazione Ethicando, con la curatela di Di Giandomenico. Un progetto nel quale le sculture hanno abitato gli spazi storici senza limitarsi a occuparli, stabilendo con essi una relazione visiva e simbolica.

Nel Cortile d’Onore, “Bosco”, opera del 2012 composta da diciannove elementi in ferro disposti secondo un movimento spiraliforme, ha costruito un paesaggio essenziale e insieme evocativo. Le forme verticali hanno trasformato lo spazio architettonico in un ambiente da attraversare, suggerendo la presenza di una natura ricreata attraverso il linguaggio della scultura.
Nel Giardino, “Filemone e Bauci”, realizzata nel 2021 con legno di recupero, ferro e oro, ha richiamato il mito narrato da Ovidio. La vicenda dei due anziani, simbolo di accoglienza, fedeltà e unione, viene riletta dall’artista in una prospettiva contemporanea, nella quale il rapporto con l’altro si intreccia alla necessità di ristabilire un equilibrio con il mondo naturale.
La sostenibilità come paradigma culturale
La monografia nasce nell’ambito di SUART 2026 – Sustainable ART, manifestazione internazionale giunta alla terza edizione e dedicata alla sostenibilità dell’arte. Il progetto ha riunito ricerca teorica, confronto interdisciplinare ed esperienza espositiva, coinvolgendo istituzioni culturali, università, professionisti, imprese e protagonisti della scena artistica.
La terza edizione si è aperta il 9 luglio 2026 a Palazzo Reale con un forum internazionale patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, il Comune di Milano, Palazzo Reale, l’Universidad Pontificia Comillas di Madrid, l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Firenze e l’Università UnitelmaSapienza di Roma.
La riflessione proposta da Marco Eugenio Di Giandomenico amplia il significato stesso di sostenibilità. L’arte sostenibile, in questa prospettiva, non coincide esclusivamente con il riuso dei materiali o con la riduzione dell’impatto ambientale. Diventa piuttosto un paradigma culturale che riguarda i processi di produzione, le modalità di fruizione, la durata delle opere e la relazione tra creatività, società e territorio.

Il volume approfondisce questi temi attraverso un excursus storico dal XVII secolo alla contemporaneità, collocando il lavoro di Carlini in un orizzonte più vasto. La sua ricerca assume così un valore emblematico: la trasformazione della materia diviene occasione per interrogare il presente, mentre la scultura si fa strumento di consapevolezza ambientale e sociale.
Le introduzioni istituzionali del sindaco di Milano Giuseppe Sala, dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi e di Domenico Piraina aprono la pubblicazione, sottolineando il valore di un progetto nato dalla collaborazione tra amministrazione pubblica, istituzioni museali, ricerca critica e realtà associative.
Le opere nella Sala Aldo Bassetti
La presentazione non sarà affidata soltanto alle parole. La Sala Aldo Bassetti accoglierà alcune opere dell’artista, chiamate a instaurare un dialogo discreto con l’ambiente e con i contenuti dell’incontro.
Tra queste figurano “Pietà”, scultura in grès del 2010, e “Eva”, realizzata nel 2018 in acciaio e legno. Due lavori differenti per dimensioni e materiali, ma accomunati da una ricerca che attraversa il corpo, la memoria e la condizione umana.
In “Pietà”, la materia ceramica conserva una dimensione terrestre e quasi ancestrale. “Eva”, invece, sviluppa una tensione verticale nella quale la solidità dell’acciaio incontra l’identità organica del legno. La presenza delle opere consentirà al pubblico di osservare direttamente come il pensiero dell’artista prenda forma attraverso superfici, pesi, vuoti e contrasti.
Cinquant’anni di ricerca nella scultura
Maria Cristina Carlini è tra le voci più autorevoli della scultura italiana contemporanea. Il suo percorso prende avvio nei primi anni Settanta a Palo Alto, dove si dedica inizialmente alla ceramica. Negli anni successivi amplia la propria indagine sperimentando grès, ferro, acciaio corten, legno di recupero e carta, fino a definire un linguaggio riconoscibile e profondamente personale.
Le sue opere, dalle sculture di piccole e medie dimensioni alle installazioni monumentali, sono presenti in collezioni pubbliche e private in Europa, America e Asia. Numerosi lavori trovano collocazione permanente in sedi istituzionali e spazi urbani internazionali.

Nel 2025 l’artista ha aperto a Milano la Fondazione Maria Cristina Carlini ETS, nata per conservare e valorizzare il suo patrimonio e favorire il dialogo con musei, università e istituzioni culturali. Nel 2026 alcune opere sono state selezionate per SUSTART presso la Camera dei Deputati, mentre il 21 giugno la scultura monumentale “Origine”, del 2019, è entrata nel percorso permanente degli Horti dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia.
Il lavoro critico di Marco Eugenio Di Giandomenico accompagna questa lunga vicenda artistica con una prospettiva multidisciplinare. Scrittore, curatore, economista della cultura e docente, Di Giandomenico dirige la piattaforma di ricerca “Arte Sostenibile” ed è promotore di SUART e SUSTART. La sua analisi mette in relazione estetica, responsabilità collettiva, valorizzazione culturale e trasformazioni della società contemporanea.
La presentazione di “Maria Cristina Carlini. Materie viventi” alla Pinacoteca di Brera sarà dunque più di un appuntamento editoriale. Rappresenterà il momento nel quale un’esperienza espositiva diventa patrimonio di studio e occasione di confronto. In un tempo segnato dall’urgenza ambientale, la materia plasmata dall’arte può ancora insegnare a osservare ciò che cambia, ciò che resiste e ciò che merita di essere custodito.