L’8 ottobre nel cuore del Quadrilatero della Moda di Milano l’azienda irpina Fonzone incontra Kinaura: degustazione di Aglianico, Coda di Volpe e rosato, analisi avanzata del viso e un confronto sul rapporto tra convivialità, benessere e cultura del vino.
Milano torna a celebrare il vino nel luogo in cui moda, design ed eleganza costruiscono una parte importante dell’identità internazionale della città. Ma alla Vendemmia di Montenapoleone 2026 il calice diventa anche occasione per affrontare un tema sempre più presente nel dibattito contemporaneo: quello della longevità e, soprattutto, della qualità della vita che accompagna il trascorrere degli anni.

Giovedì 8 ottobre, a partire dalle 18, i vini dell’azienda irpina Fonzone saranno protagonisti negli spazi di Kinaura, in via Sant’Andrea 21, nel cuore del Quadrilatero della Moda milanese. L’incontro mette in relazione due universi apparentemente distanti – la cultura enologica e i percorsi dedicati al benessere – attraverso un’esperienza costruita intorno alla degustazione, alla conoscenza e alla socialità.
Nel corso della serata gli ospiti potranno degustare tre differenti interpretazioni dell’Irpinia firmate Fonzone – Mattodà Irpinia DOC Campi Taurasini 2021, Fonsé Irpinia Rosato DOC 2025 e Colpo di Coda – Irpinia Coda di Volpe DOC 2024 – mentre Kinaura proporrà un’analisi avanzata del viso finalizzata alla lettura di biomarcatori legati alla salute e al benessere.
A raccontare i vini sarà Silvia Fonzone, responsabile comunicazione dell’azienda. Parallelamente, un esperto affronterà il tema del rapporto tra vino e longevità. Un accostamento che richiede misura e rigore: più che attribuire al vino improprie qualità terapeutiche, l’incontro offre infatti l’occasione per riflettere sul significato della convivialità, sul valore culturale del bere consapevole e sul rapporto fra piacere, relazioni sociali e attenzione alla propria salute.
La Vendemmia di Montenapoleone tra vino, moda e cultura del vivere
La Vendemmia di Montenapoleone rappresenta un punto d’incontro fra alcune delle espressioni più riconoscibili del Made in Italy: il vino, la moda, il lusso e il design. In questo scenario, le degustazioni escono dai contesti tradizionalmente legati all’enologia per entrare negli spazi della città dedicati allo stile e all’esperienza.
L’appuntamento tra Fonzone e Kinaura si inserisce precisamente in questa dimensione. Il vino mantiene la propria identità territoriale e produttiva, ma viene collocato all’interno di una riflessione più ampia sulla cura di sé e sul modo in cui la società contemporanea interpreta il concetto di longevità.
Kinaura viene presentato come il primo social club medico d’Europa e ha sede in una delle strade simbolo del Quadrilatero milanese. Il suo coinvolgimento nella Vendemmia crea quindi una particolare contaminazione di linguaggi: da una parte l’enologia, con la storia dei vitigni e dei territori; dall’altra l’attenzione alla salute, alla prevenzione e ai percorsi dedicati al benessere.
È proprio questa relazione a costituire l’elemento distintivo dell’appuntamento dell’8 ottobre.
Il vino, del resto, non è soltanto un prodotto agricolo. Racchiude paesaggio, lavoro, tradizioni, tecniche produttive, memoria e trasformazione. Inserirlo in un contesto dedicato alla longevità significa interrogarsi anche sul ruolo della convivialità e sulla qualità delle relazioni umane, evitando semplificazioni che trasformerebbero un tema complesso in una promessa salutistica.

Vino e longevità: il confine tra cultura, benessere e responsabilità
Il rapporto tra vino e salute è un argomento delicato, che richiede particolare precisione. Nel materiale che accompagna l’iniziativa viene richiamata la presenza dei polifenoli dell’uva, ma il punto più interessante dell’incontro milanese emerge probabilmente altrove: nella dimensione sociale e culturale del bere insieme.
È la stessa Silvia Fonzone a porre l’accento su questo aspetto.
«Per noi la Vendemmia di Montenapoleone è un appuntamento imperdibile – sottolinea – un’occasione unica per presentare i nostri vini in un contesto speciale che coniuga eleganza, culto per le cose belle e quest’anno anche attenzione al benessere e alla longevità. Abbiamo accolto con gioia l’abbinamento con il club medico Kinaura perché, al di là delle proprietà benefiche dei polifenoli dell’uva che tutti conoscono, crediamo fermamente nel potere terapeutico della socialità e dello stare insieme, scambiando due chiacchiere con un buon calice di vino in mano».
La dichiarazione consente di leggere la serata soprattutto attraverso la lente della convivialità. Il vino diventa elemento di incontro, un linguaggio attraverso il quale raccontare un territorio e favorire una relazione fra persone.
È una distinzione importante. Parlare di longevità non significa infatti ricercare formule semplicistiche, ma ragionare sulla complessità degli stili di vita e sulla capacità di coniugare piacere, consapevolezza e attenzione alla salute.
In questo senso, la presenza di un contesto medico accanto a quello enologico può diventare un’opportunità per mantenere distinti, ma dialoganti, due piani differenti: quello della cultura del vino e quello della salute.
Fonzone porta l’Irpinia nel cuore di Milano
Nel salotto di Kinaura, Fonzone porterà una selezione capace di attraversare differenti espressioni della produzione irpina. Al centro rimane un territorio dalla forte identità vitivinicola, interpretato attraverso vini diversi per struttura, colore e caratteristiche organolettiche.
Tre le etichette indicate per la degustazione, ciascuna rappresentativa di una specifica direzione produttiva.
Mattodà Irpinia DOC Campi Taurasini 2021
Il Mattodà Irpinia DOC Campi Taurasini 2021 nasce da Aglianico in purezza. La vinificazione prevede fermentazione in anfora e acciaio, seguita da un affinamento tra botte grande e barrique.
Nel profilo descritto dall’azienda emerge un rosso dalla personalità pronunciata, sensuale e avvolgente, sostenuto da una struttura elegante e da tannini equilibrati.
L’Aglianico assume qui il ruolo di interprete principale di una viticoltura profondamente legata all’Irpinia. Il passaggio tra differenti materiali durante fermentazione e affinamento contribuisce a costruire una lettura del vitigno nella quale struttura e ricerca dell’equilibrio procedono insieme.
All’interno della degustazione milanese rappresenterà la proposta rossa di maggiore intensità, offrendo agli ospiti la possibilità di confrontarsi con una delle espressioni più caratteristiche della produzione presentata da Fonzone.
Fonsé Irpinia Rosato DOC 2025, il volto più fresco dell’Aglianico
La seconda etichetta scelta è Fonsé Irpinia Rosato DOC 2025, anch’esso ottenuto al 100% da Aglianico.
Le uve provengono dalle aree più fresche della collina di Paternopoli. Il risultato viene descritto come un rosato caratterizzato da freschezza e mineralità, con un finale lungo e sapido.
È interessante la presenza, nella stessa degustazione, di due interpretazioni dell’Aglianico profondamente differenti. Da una parte il rosso strutturato del Mattodà; dall’altra un rosato che punta sulla freschezza.
Il confronto permette di comprendere come uno stesso vitigno possa assumere espressioni diverse in funzione delle scelte compiute in vigna e in cantina. È anche uno degli aspetti più interessanti di una degustazione costruita non semplicemente come successione di calici, ma come racconto delle possibilità offerte da un territorio.
Colpo di Coda e la riscoperta della Coda di Volpe
A completare il percorso sarà Colpo di Coda – Irpinia Coda di Volpe DOC 2024, nuovo bianco dell’azienda ottenuto esclusivamente da Coda di Volpe.
Si tratta di uno storico vitigno del Sud Italia che, come sottolineato nella presentazione dell’etichetta, è rimasto a lungo meno esposto rispetto ad altre varietà.
Il vino viene descritto come fresco, dinamico e vibrante. Al naso emergono profumi di frutta bianca e richiami floreali, accompagnati da una componente minerale appena sulfurea e da un ricordo affumicato nel finale.
La presenza della Coda di Volpe nella selezione proposta a Milano assume anche un significato culturale. La valorizzazione dei vitigni territoriali rappresenta infatti uno degli strumenti attraverso cui una realtà vinicola può costruire il proprio racconto senza rinunciare alla propria origine.
In una manifestazione ambientata nel cuore della Milano internazionale, portare un vitigno storicamente legato al Mezzogiorno significa mettere il territorio al centro della narrazione.
Non attraverso una rappresentazione folkloristica, ma attraverso il prodotto e le sue caratteristiche.
Dal territorio irpino al Quadrilatero della Moda
Il passaggio dall’Irpinia a via Sant’Andrea crea un contrasto geografico che, in realtà, sintetizza bene la natura dell’evento.
Da una parte ci sono le vigne, la collina di Paternopoli, l’Aglianico e la Coda di Volpe. Dall’altra il centro di Milano e uno dei distretti internazionalmente più riconoscibili della moda e del lusso.
Il punto di congiunzione è la capacità del vino di diventare ambasciatore del luogo da cui proviene.
Un’etichetta porta con sé molto più del proprio contenuto: racconta la varietà utilizzata, le caratteristiche dell’annata, le scelte di vinificazione e affinamento, ma anche l’identità dell’area produttiva. Quando entra in un contesto distante geograficamente da quello di origine, questa funzione narrativa diventa ancora più evidente.
Per Fonzone, il ritorno alla Vendemmia di Montenapoleone costituisce dunque un’occasione per presentare le proprie novità e, contemporaneamente, raccontare una parte dell’Irpinia attraverso tre vini differenti.
Milano diventa il luogo dell’incontro, mentre il territorio campano rimane il filo conduttore della degustazione.
L’analisi del viso e i biomarcatori di benessere
Accanto alla componente enologica, l’esperienza prevista da Kinaura introduce un elemento legato alle tecnologie applicate al benessere.
Durante la serata, gli ospiti avranno infatti la possibilità di sottoporsi a un’analisi avanzata del viso finalizzata, secondo quanto previsto dall’iniziativa, a rilevare biomarcatori relativi alla salute e al benessere.
È questo il passaggio che sposta l’appuntamento oltre la struttura della tradizionale degustazione.
Il calice e l’analisi del viso appartengono a due dimensioni molto differenti, ma vengono riuniti dal tema scelto per la serata: interrogarsi sul rapporto fra piacere, cura personale e longevità.
L’esperienza assume così una natura ibrida. Non è soltanto un momento dedicato alla conoscenza di tre vini e non è una semplice presentazione delle attività del club medico. È piuttosto un incontro nel quale differenti competenze vengono accostate per offrire agli ospiti più livelli di lettura.
Il rischio, quando si affrontano contemporaneamente vino e salute, è quello di scivolare in conclusioni troppo semplici. Proprio per questo è importante mantenere una distinzione netta tra il valore culturale e conviviale del vino e le valutazioni propriamente mediche, che appartengono a un ambito differente.
L’interesse dell’appuntamento risiede semmai nel dialogo tra questi due mondi.
La longevità come nuovo linguaggio del benessere
Negli ultimi anni il concetto di longevità ha progressivamente ampliato il proprio significato. Non coincide semplicemente con il numero degli anni vissuti, ma richiama sempre più frequentemente l’idea della qualità del tempo, della prevenzione e della cura personale.
È su questo terreno che l’incontro tra Fonzone e Kinaura trova la propria chiave narrativa.
L’attenzione al benessere viene associata a una dimensione di socialità che appartiene da sempre alla cultura del vino. Il calice condiviso, il dialogo intorno a un tavolo, la degustazione come esperienza collettiva sono elementi profondamente radicati nella tradizione mediterranea.
Ma la contemporaneità impone anche una maggiore consapevolezza. Il rapporto con il vino non può essere separato dai principi di moderazione e responsabilità, soprattutto quando viene collocato accanto a temi che riguardano la salute.
È proprio questa consapevolezza a rendere più interessante il confronto.
Il vino può continuare a essere racconto del territorio, piacere gastronomico e occasione di relazione senza la necessità di trasformarlo in ciò che non è. La dimensione della salute appartiene alla medicina; quella del vino alla cultura, all’agricoltura, all’enologia e alla convivialità.
Il punto d’incontro possibile è rappresentato dalla qualità delle esperienze e dalla responsabilità con cui vengono vissute.
Un calice come strumento di racconto
Nella cornice della Vendemmia di Montenapoleone, il vino assume inevitabilmente anche una funzione comunicativa.
Il pubblico non incontra soltanto un prodotto, ma una storia produttiva. Ogni degustazione diventa quindi una forma di racconto: si parte dal vitigno, si attraversa il territorio e si arriva alle scelte compiute in cantina.
Per questa ragione la presenza di Silvia Fonzone durante la serata assume un ruolo preciso. Sarà lei ad accompagnare la presentazione delle etichette e a spiegare i vini agli ospiti, offrendo un collegamento diretto con l’identità dell’azienda.
La degustazione permette così di leggere tre prospettive dell’Irpinia: la profondità dell’Aglianico vinificato in rosso, la sua interpretazione rosata e la freschezza della Coda di Volpe.
Tre vini, ma soprattutto tre modi di avvicinarsi allo stesso territorio.
Nel contesto milanese, questa pluralità assume un significato ulteriore. Il pubblico della Vendemmia si muove infatti all’interno di un ambiente in cui l’esperienza estetica riveste un ruolo centrale. Moda, design ed enologia condividono, pur con profonde differenze, l’attenzione per la materia, il dettaglio e l’identità.
La sfida è evitare che questa vicinanza trasformi il vino in un semplice accessorio del lusso. Il valore di un’etichetta resta legato innanzitutto alla terra, alle uve e al lavoro necessario per produrla.
Ed è precisamente questo radicamento a renderla interessante anche quando viene presentata in uno dei luoghi più sofisticati di Milano.
La socialità al centro dell’esperienza
Fra gli elementi richiamati da Silvia Fonzone, quello della socialità merita particolare attenzione.
Mangiare e bere insieme hanno storicamente rappresentato gesti di relazione. Il vino, in particolare, accompagna da secoli momenti familiari, incontri, celebrazioni e occasioni pubbliche. Il suo significato culturale supera dunque la sola degustazione tecnica.
Nell’appuntamento dell’8 ottobre questa dimensione viene posta accanto al tema del benessere.
L’idea espressa dall’azienda è che il piacere dello stare insieme, della conversazione e della condivisione possa costituire una componente significativa della qualità della vita. Un principio che, nella cornice di un social club medico, acquista una particolare coerenza narrativa.
Non occorre attribuire al calice proprietà che appartengono ad altri ambiti per riconoscere il valore della convivialità. È sufficiente osservare il vino per ciò che rappresenta culturalmente: un elemento capace di accompagnare l’incontro fra persone, quando il consumo è consapevole e responsabile.
In questa prospettiva, la degustazione diventa soprattutto un pretesto qualificato per fermarsi, conoscere e dialogare.
Milano, l’Irpinia e due differenti idee di eccellenza
La serata di via Sant’Andrea mette infine a confronto due differenti geografie dell’eccellenza italiana.
Milano esprime la dimensione urbana e internazionale, la capacità di costruire connessioni tra settori diversi e di trasformare un appuntamento dedicato al vino in un evento capace di coinvolgere moda, design e nuovi modelli di benessere.
L’Irpinia porta invece una cultura agricola legata alla vite, ai vitigni autoctoni e a un patrimonio produttivo che trova nell’Aglianico e nella Coda di Volpe due dei protagonisti della serata.
Non è necessario stabilire gerarchie fra questi mondi. Il valore dell’incontro nasce proprio dalla loro distanza.
La città offre il palcoscenico; il territorio vitivinicolo porta la materia e il racconto.
Nel mezzo si colloca il pubblico, chiamato non soltanto ad assaggiare ma a comprendere ciò che si trova nel calice.
La Vendemmia di Montenapoleone come spazio di contaminazione
L’edizione 2026 della Vendemmia di Montenapoleone offre dunque a Fonzone e Kinaura la possibilità di sperimentare un formato nel quale l’enologia dialoga con il tema della longevità senza perdere la propria identità.
La serata dell’8 ottobre sarà costruita attorno a elementi concreti: tre vini irpini, la presenza di Silvia Fonzone, un approfondimento sul rapporto tra vino e longevità e la possibilità di accedere a un’analisi avanzata del viso.
Il resto appartiene alla qualità dell’incontro.
In una città abituata a trasformare moda, arte, design e gastronomia in occasioni di confronto internazionale, anche il vino può trovare nuove modalità per raccontarsi. Purché rimanga riconoscibile il punto da cui tutto prende origine: la terra.
Ed è forse questa la chiave più significativa dell’appuntamento milanese. Nel cuore del Quadrilatero della Moda, tra tecnologie dedicate al benessere e riflessioni sulla longevità, l’Irpinia arriverà attraverso la forma più immediata che possiede: i suoi vitigni.
Aglianico e Coda di Volpe porteranno a Milano profumi, caratteri e interpretazioni differenti di uno stesso territorio. Intorno al calice si aprirà invece una conversazione più ampia, nella quale il piacere della degustazione potrà incontrare il valore della relazione e una maggiore attenzione alla qualità del vivere.
Senza confondere il vino con la medicina e senza ridurre il benessere a una formula, la Vendemmia di Montenapoleone diventa così lo spazio per un dialogo contemporaneo tra cultura enologica, convivialità e cura di sé.