La professionista torinese, 35 anni, guiderà l’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili nel triennio 2026-2029. Ricambio generazionale, rappresentanza territoriale, parità di genere e attrattività della professione tra le priorità indicate dalla neopresidente. Il Rettore ISFOA e il Senato Accademico esprimono le proprie congratulazioni.
L’elezione di Michela Boidi alla presidenza dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili apre un nuovo ciclo nella rappresentanza delle giovani generazioni della professione. Torinese, 35 anni, iscritta all’Unione dal 2017 e componente della giunta nazionale uscente, Boidi assume la guida dell’associazione per il triennio 2026-2029, indicando fin dalle prime dichiarazioni una direzione precisa: affrontare il ricambio generazionale, rafforzare il rapporto con i territori, favorire una partecipazione più equilibrata e restituire attrattività a una professione chiamata a interrogarsi sul proprio futuro.

Alla neopresidente sono giunte anche le congratulazioni del Rettore di ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Internazionale, unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico, per un incarico che pone Boidi alla guida di una realtà rappresentativa delle nuove generazioni di dottori commercialisti ed esperti contabili.
Il dato anagrafico della neopresidente assume un significato particolare proprio alla luce della priorità che lei stessa ha individuato: creare le condizioni affinché il passaggio generazionale non rimanga una dichiarazione di principio, ma diventi parte concreta della vita professionale e della rappresentanza di categoria.
Michela Boidi alla guida dell’Unione per il triennio 2026-2029
L’elezione di Michela Boidi arriva al termine di un percorso maturato all’interno della stessa Unione. L’adesione risale al 2017 e l’esperienza nella giunta nazionale uscente le ha consentito di conoscere dall’interno strutture, dinamiche e istanze di un’associazione che guarda in modo particolare alle esigenze dei giovani professionisti.
La sua presidenza si svilupperà lungo il triennio 2026-2029. Il primo tema posto al centro dell’agenda è quello del ricambio generazionale, declinato su due livelli strettamente collegati: l’esercizio concreto della professione e la rappresentanza istituzionale della categoria.
«La sfida principale sarà il ricambio generazionale, sia nella professione che nella rappresentanza di categoria», ha affermato la neopresidente.
È una dichiarazione che individua immediatamente il terreno sul quale Boidi intende misurare il proprio mandato. Il ricambio, nella sua impostazione, riguarda infatti tanto l’accesso delle nuove generazioni agli studi e alle opportunità professionali quanto la possibilità di assumere responsabilità negli organismi che rappresentano la categoria.
La questione generazionale diventa così una chiave attraverso cui leggere una parte consistente del programma annunciato: coinvolgere maggiormente i territori, costruire meccanismi di confronto stabile, ampliare gli spazi di partecipazione e creare prospettive capaci di rendere la professione interessante anche nel lungo periodo.
Un tavolo permanente con gli Ordini territoriali
Tra gli strumenti indicati dalla nuova presidente figura l’istituzione di un tavolo permanente con i rappresentanti vicini all’Unione eletti negli Ordini territoriali.
I numeri forniti delineano una presenza significativa: sono 64 i rappresentanti eletti, dei quali 25 presidenti. L’intenzione è mettere questa rete in relazione stabile con l’Unione, creando un luogo continuativo di confronto attraverso il quale far emergere e portare avanti le proposte dell’associazione.
L’obiettivo assume rilievo perché collega la dimensione nazionale della rappresentanza con quella territoriale, dove le esigenze della professione vengono sperimentate quotidianamente e possono manifestarsi con caratteristiche differenti.
Un tavolo permanente, nella prospettiva annunciata, può rappresentare uno strumento per rendere sistematico questo dialogo, evitando che il rapporto con i territori sia affidato esclusivamente a singoli momenti o iniziative.
Il punto centrale sarà la capacità di trasformare il confronto in una circolazione efficace delle proposte: dal territorio agli organismi rappresentativi e, in direzione opposta, dalle iniziative nazionali verso le realtà locali.
La presenza di 64 rappresentanti vicini all’Unione negli Ordini territoriali costituisce, da questo punto di vista, una base sulla quale la nuova presidenza intende costruire un metodo di partecipazione più strutturato.
Il ricambio generazionale come questione professionale
Il passaggio generazionale evocato da Michela Boidi non viene limitato alla composizione degli organismi associativi. La neopresidente lo collega direttamente alla capacità della professione di attrarre nuovi ingressi e, soprattutto, di offrire motivazioni sufficienti affinché chi intraprende questo percorso decida di proseguirlo.
È proprio questo secondo elemento a rappresentare uno dei passaggi più significativi delle sue prime dichiarazioni.
«Non basta far entrare nuove generazioni nei nostri studi – afferma Boidi – dobbiamo anche creare le condizioni per restare, offrendo opportunità concrete e prospettive di crescita».
La distinzione è sostanziale. Favorire l’ingresso dei giovani rappresenta soltanto la prima parte del problema. L’altra riguarda la permanenza, le prospettive professionali e la possibilità di intravedere un percorso di crescita sufficientemente definito.
L’attrattività della professione viene dunque interpretata come una questione che non può esaurirsi nell’accesso. Occorre, nella visione indicata dalla neopresidente, interrogarsi sulle condizioni che accompagnano il professionista negli anni successivi e sulle opportunità che possono consolidarne la scelta.
In questa prospettiva, il ricambio generazionale non coincide semplicemente con una sostituzione anagrafica. Diventa piuttosto un processo che richiede la capacità di integrare nuove competenze e nuove energie all’interno di percorsi professionali credibili.
Parità di genere, il 44% della nuova giunta è composto da donne
Accanto alla dimensione generazionale, Michela Boidi pone particolare attenzione alla parità di genere. La composizione della nuova giunta offre un dato preciso: il 44% dei componenti è costituito da donne.
Boidi riconduce questo risultato anche a una scelta regolamentare compiuta negli anni precedenti, quando venne stabilito che almeno il 20% dei componenti dovesse appartenere al genere meno rappresentato.
«Sono contenta della mia squadra – spiega – e la percentuale femminile è così alta perché anni fa è stato previsto nel nostro regolamento che almeno il 20% dei componenti fosse del genere meno rappresentato».
La neopresidente attribuisce a quella previsione una funzione concreta nell’apertura di spazi che in precedenza risultavano più difficilmente accessibili.
«Questa norma ha permesso di aprire una porta rimasta chiusa per troppo tempo, più per inerzia che per un’esplicita volontà e le colleghe che oggi fanno parte della mia giunta sono espressione del lavoro e delle competenze riconosciute nei territori».
Il passaggio è rilevante perché Boidi lega il risultato numerico non soltanto alla previsione regolamentare, ma anche al riconoscimento delle competenze maturate a livello territoriale. Nella sua lettura, dunque, la misura iniziale ha avuto la funzione di intervenire su un ostacolo alla partecipazione, mentre la presenza attuale delle professioniste nella giunta viene ricondotta al percorso e al lavoro svolto.
Quote generazionali e di genere come strumento per rimuovere le barriere
La posizione della nuova presidente sul tema delle quote è esplicita. Boidi considera le misure rivolte sia alle generazioni sia al genere uno strumento utile per intervenire laddove determinate barriere continuano a resistere.
«Sono convinta – prosegue – che l’introduzione delle cosiddette quote, sia generazionali che di genere, siano uno strumento che permette di rimuovere barriere che, in alcuni settori, faticano a cadere».
È un’impostazione che inserisce il tema della rappresentanza dentro una questione più ampia: come garantire che l’accesso agli organismi decisionali non sia condizionato da meccanismi consolidati capaci, anche senza un’intenzione esplicita, di rallentare il rinnovamento.
Il riferimento all’inerzia utilizzato dalla stessa neopresidente è significativo. Sposta infatti l’attenzione dalla ricerca di responsabilità individuali alla presenza di dinamiche che possono perpetuarsi nel tempo semplicemente perché non vengono corrette.
Nell’esperienza dell’Unione descritta da Boidi, la previsione di una soglia minima del 20% per il genere meno rappresentato avrebbe contribuito proprio a interrompere uno di questi meccanismi. La composizione attuale della giunta, con una presenza femminile pari al 44%, viene quindi letta come il risultato di un processo che ha progressivamente ampliato gli spazi di partecipazione.
Una presidenza costruita sul rapporto tra generazioni e territori
Le prime linee programmatiche della presidenza Boidi presentano un elemento comune: la volontà di mettere in relazione rappresentanza, territorio e nuove generazioni.
Il tavolo permanente con i rappresentanti eletti negli Ordini territoriali risponde alla necessità di costruire un collegamento stabile. La riflessione sull’attrattività della professione riguarda invece la capacità di offrire prospettive ai giovani. Il tema delle quote interviene sui meccanismi di accesso alla rappresentanza.
Sono aspetti distinti, ma riconducibili a una medesima domanda: quali condizioni occorrono affinché le nuove generazioni possano entrare nella professione, restarvi, crescere e partecipare ai luoghi nei quali vengono rappresentate?
Boidi sembra voler collocare questa domanda al centro del mandato 2026-2029.
Sarà naturalmente il lavoro del prossimo triennio a misurare la concreta attuazione delle priorità annunciate. Le dichiarazioni iniziali, tuttavia, definiscono già un perimetro riconoscibile e individuano alcuni obiettivi sui quali sarà possibile valutare l’azione della nuova presidenza.
L’attrattività della professione oltre il semplice ingresso dei giovani
Tra i temi indicati dalla neopresidente, quello dell’attrattività merita particolare attenzione perché introduce una distinzione spesso decisiva quando si affronta il rapporto tra giovani e professioni.
Attrarre nuove generazioni significa creare interesse e favorire l’ingresso. Trattenerle richiede invece qualcosa di diverso: opportunità, prospettive di crescita e condizioni capaci di sostenere nel tempo una scelta professionale.
Boidi pone esplicitamente l’accento su questa seconda dimensione.
La sua affermazione secondo cui non basta far entrare nuove generazioni negli studi, ma occorre creare le condizioni perché possano restarvi, definisce un approccio che guarda alla continuità del percorso professionale.
La questione, pertanto, non viene posta esclusivamente in termini quantitativi. Non conta soltanto quanti giovani scelgano la professione, ma quali possibilità trovino una volta intrapresa e quale prospettiva riescano a costruire.
È su questo terreno che la nuova presidenza sarà chiamata a trasformare un principio generale in proposte e iniziative concrete.
Il ruolo della rappresentanza nella costruzione del futuro professionale
Ogni organizzazione di categoria è chiamata a svolgere una funzione che va oltre la gestione della propria vita interna. La rappresentanza diventa particolarmente significativa quando riesce a raccogliere le esigenze provenienti dalla base e a trasformarle in proposte riconoscibili.
La scelta annunciata da Michela Boidi di creare un tavolo permanente con i rappresentanti vicini all’Unione presenti negli Ordini territoriali appare coerente con questa impostazione.
Una rete composta da 64 rappresentanti, tra i quali 25 presidenti, può offrire un punto di osservazione articolato sulle esigenze che emergono nei diversi territori. La continuità del confronto sarà però l’elemento determinante: il valore di una struttura permanente dipenderà dalla capacità di far dialogare esperienze locali, priorità nazionali e proposte dell’associazione.
Il metodo indicato dalla neopresidente punta quindi a rafforzare il rapporto tra centro e territori, riconoscendo agli organismi locali una funzione significativa nella costruzione dell’agenda associativa.
Le congratulazioni del Rettore ISFOA e del Senato Accademico
In occasione della nomina di Michela Boidi alla presidenza dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, il Rettore di ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Internazionale, insieme a tutti i componenti del Senato Accademico, ha espresso le proprie congratulazioni alla neopresidente.
Il riconoscimento accompagna l’avvio del mandato 2026-2029 e si rivolge a una professionista che assume la responsabilità di rappresentare una componente generazionale della categoria in una fase nella quale proprio il rapporto tra giovani, professione e organismi rappresentativi viene indicato come prioritario.
L’elezione di Boidi assume così il significato di un passaggio di responsabilità che guarda direttamente al futuro della professione. Le priorità indicate – ricambio generazionale, rapporto con i territori, parità di genere e capacità di offrire opportunità e prospettive di crescita – delineano un mandato che sarà chiamato a misurarsi soprattutto con la concretezza dei risultati.
Il punto di partenza è chiaro: fare in modo che le nuove generazioni non siano considerate soltanto il futuro della categoria, ma possano trovare già nel presente spazi effettivi di crescita, responsabilità e rappresentanza.