Fontana incontra a Palazzo Lombardia l’ambasciatore ucraino Ihor Brusylo. Cure per bambini e feriti, formazione dei giovani, assistenza ai veterani e un possibile forum tra imprese lombarde e ucraine: il rapporto avviato con il memorandum del 2024 guarda anche alla futura ricostruzione.
La solidarietà, quando vuole lasciare una traccia duratura, deve riuscire a trasformarsi in progetto. È su questa linea che la Lombardia intende proseguire il rapporto con la regione ucraina di Zaporizhzhia, passando dall’assistenza determinata dall’emergenza a una cooperazione capace di coinvolgere sanità, formazione, politiche sociali e sistema produttivo.

Il nuovo passaggio è maturato a Palazzo Lombardia, dove il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha ricevuto l’ambasciatore dell’Ucraina in Italia, Ihor Brusylo, e il console ucraino a Milano, Volodymyr Vorona. All’incontro ha partecipato anche il sottosegretario regionale alle Relazioni internazionali ed Europee, Raffaele Cattaneo. Al centro del colloquio, il sostegno alla popolazione ucraina e, in particolare, alla regione di Zaporizhzhia, con una serie di interventi e ipotesi di collaborazione nei settori sanitario, sociale ed economico.
Il confronto del 2 ottobre 2026 non nasce tuttavia da una relazione occasionale. Si inserisce nel percorso istituzionale formalizzato il 27 novembre 2024, quando Lombardia e Zaporizhzhia sottoscrissero un memorandum d’intesa finalizzato a rafforzare la collaborazione tra i due territori. La stessa Regione indica quell’accordo tra le intese internazionali sviluppate nel corso del 2024.
È proprio questa continuità a dare al nuovo incontro una dimensione più ampia: l’emergenza resta il punto di partenza, ma accanto alla risposta immediata comincia a prendere forma il tema della ricostruzione, intesa non soltanto come ripristino materiale delle infrastrutture, ma anche come ricostruzione sanitaria, sociale, educativa ed economica.
Zaporizhzhia e la sfida dell’inverno: energia e riscaldamento tra le priorità
Durante l’incontro a Milano, l’ambasciatore Brusylo ha illustrato le necessità del territorio in vista della stagione invernale, indicando tra le priorità generatori e sistemi destinati a garantire energia e riscaldamento. Le infrastrutture energetiche ucraine hanno subito ripetuti attacchi nel corso del conflitto e la continuità dei servizi essenziali resta quindi una delle questioni centrali per le comunità maggiormente esposte.
Secondo quanto riferito nell’ambito dell’incontro, le caldaie già fornite dall’Italia hanno contribuito a garantire riscaldamento e acqua calda alla popolazione. Il nuovo confronto ha quindi riportato l’attenzione su necessità molto concrete: produrre energia, riscaldare edifici, mantenere operative strutture pubbliche e tutelare le fasce più vulnerabili durante i mesi freddi.
È un aspetto che restituisce la dimensione quotidiana di una guerra spesso raccontata attraverso mappe, diplomazia e operazioni militari. Dietro la questione energetica vi sono ospedali che devono continuare a funzionare, abitazioni che necessitano di riscaldamento, scuole e servizi che dipendono dalla disponibilità di elettricità.
In questo quadro, la cooperazione territoriale assume una funzione specifica. Una Regione non dispone degli strumenti della politica estera nazionale, ma può mettere a disposizione competenze, strutture sanitarie, reti imprenditoriali e capacità organizzative, inserendole nel coordinamento istituzionale previsto dalle autorità competenti.
La sanità lombarda disponibile per bambini e feriti ucraini
Uno dei punti più concreti emersi dal colloquio riguarda proprio il sistema sanitario. Regione Lombardia ha confermato la disponibilità delle proprie strutture per la cura di bambini e feriti ucraini, nell’ambito di un’iniziativa per la quale è in corso il raccordo con il Ministero degli Affari Esteri.
La precisazione è importante perché definisce il livello istituzionale dell’intervento. Non si tratta semplicemente di una dichiarazione di disponibilità isolata, ma di un percorso che richiede coordinamento tra Regione e autorità nazionali per organizzare trasferimenti, presa in carico e assistenza.
La sanità rappresenta del resto uno dei settori nei quali la cooperazione tra territori può produrre risultati immediatamente percepibili. L’accoglienza di pazienti provenienti da aree interessate dal conflitto comporta una macchina organizzativa complessa: trasporto, valutazione clinica, individuazione delle strutture appropriate, terapie, riabilitazione e, nei casi necessari, assistenza nel medio periodo.
Nel confronto sono state indicate anche possibili collaborazioni nell’assistenza ai veterani e ai grandi ustionati. Si tratta, allo stato delle informazioni rese pubbliche, di ipotesi di lavoro e non di programmi già definiti in tutti i loro aspetti. È quindi opportuno distinguere le iniziative già avviate dai progetti ancora in fase di valutazione.
La differenza non è formale. Raccontare correttamente la cooperazione internazionale significa anche misurarne il grado di concretezza: una disponibilità istituzionale, un progetto allo studio e un intervento già operativo rappresentano fasi diverse di uno stesso percorso.
Dall’emergenza sanitaria alla ricostruzione sociale
Accanto alla sanità si muove il secondo asse della collaborazione tra Lombardia e Zaporizhzhia: quello sociale e formativo.
Giovani provenienti dalla regione ucraina sono già stati accolti e, secondo quanto emerso dall’incontro di Palazzo Lombardia, si sta lavorando alla realizzazione di ulteriori progetti di formazione.
È un passaggio significativo perché introduce un elemento che supera la logica strettamente emergenziale. Curare una ferita risponde a un bisogno immediato; offrire formazione significa invece investire sulla possibilità che una comunità conservi e ricostruisca competenze, professionalità e autonomia.
Le guerre producono infatti conseguenze che continuano ben oltre la distruzione materiale. Interrompono percorsi scolastici e universitari, modificano il mercato del lavoro, separano famiglie, costringono giovani e professionisti a lasciare il proprio territorio. Per questo la ricostruzione di un Paese non coincide con la sola ricostruzione degli edifici.
La formazione diventa parte dell’infrastruttura immateriale necessaria alla ripresa.
In tale prospettiva, il rapporto tra Lombardia e Zaporizhzhia può essere letto come un laboratorio di cooperazione territoriale nel quale capacità amministrative, competenze sanitarie, formazione e sistema economico vengono progressivamente collegati.
L’ipotesi di un asilo con il contributo del settore lombardo del legno-arredo
Tra le iniziative allo studio figura anche un progetto che coinvolgerebbe il comparto lombardo del legno-arredo per la realizzazione di un asilo a Zaporizhzhia.
Anche in questo caso occorre mantenere netta la distinzione tra proposta e opera già programmata: le informazioni disponibili parlano di un progetto in valutazione. Ma l’idea è indicativa del metodo che la Regione sembra voler sviluppare, mettendo in relazione esigenze del territorio ucraino e specializzazioni del tessuto produttivo lombardo.
Un asilo possiede inoltre una funzione che va oltre il valore dell’edificio. Significa ricostituire un servizio per l’infanzia, restituire alle famiglie uno spazio educativo e consentire ai genitori di recuperare, almeno in parte, condizioni di normalità lavorativa e sociale.
È proprio su questo terreno che il concetto di ricostruzione assume un significato più articolato. Una comunità riparte quando tornano a funzionare contemporaneamente abitazioni, scuole, ospedali, imprese, reti energetiche e servizi sociali. Nessuno di questi elementi, isolatamente, è sufficiente.
Il memorandum Lombardia-Zaporizhzhia firmato nel 2024
La cooperazione attuale trova la propria cornice nel memorandum sottoscritto nel novembre 2024 tra Regione Lombardia e Zaporizhzhia.
La documentazione regionale inserisce l’accordo tra le iniziative internazionali avviate dalla Lombardia in quell’anno e ricorda anche tre progetti di emergenza e aiuto umanitario destinati alla regione ucraina, realizzati attraverso organizzazioni della società civile.
Il memorandum rappresenta dunque il riferimento istituzionale entro cui leggere anche le iniziative discusse oggi.
Lo ha ribadito Raffaele Cattaneo, spiegando che il documento firmato nel 2024 costituisce la cornice entro la quale Regione Lombardia sta sviluppando il proprio rapporto con Zaporizhzhia. Nel confronto con l’ambasciatore e il console, il sottosegretario ha indicato tra le priorità condivise energia e riscaldamento, assistenza sanitaria, formazione e dialogo tra sistemi imprenditoriali.
La continuità istituzionale è un elemento decisivo soprattutto quando si parla di cooperazione internazionale. Gli interventi episodici possono rispondere a una necessità urgente; gli accordi territoriali, se seguiti da progetti concreti, permettono invece di costruire relazioni che sopravvivono alla singola emergenza.
Fontana propone un forum tra imprese lombarde e ucraine
È sul terreno economico che l’incontro di Palazzo Lombardia apre la prospettiva forse più significativa per il medio periodo.
Il presidente Attilio Fontana ha proposto l’organizzazione di un forum tra imprenditori lombardi e ucraini, con l’obiettivo di favorire il contatto tra i due sistemi produttivi e creare possibili collaborazioni in vista del percorso di ricostruzione dell’Ucraina.
La proposta, per il momento, deve essere letta per ciò che è: l’indicazione di un possibile strumento di raccordo economico, non ancora un programma dettagliato di investimenti.
La distinzione è essenziale, ma non riduce il valore politico-istituzionale dell’iniziativa. Mettere in comunicazione imprese lombarde e ucraine significa infatti cominciare a individuare competenze, capacità produttive e possibili partenariati che potrebbero trovare applicazione nei futuri programmi di ricostruzione.
Il tema non compare oggi per la prima volta nell’agenda lombarda. Nel marzo 2025 Palazzo Lombardia ospitò un evento preparatorio della Ukraine Recovery Conference 2025, promosso nel quadro delle iniziative dedicate alla ripresa del Paese. I lavori affrontarono settori quali investimenti, energia e transizione verde, manifattura, infrastrutture, edilizia abitativa, materie prime critiche e piccole e medie imprese. Nel programma figurava anche la collaborazione tra Regione Lombardia e l’Oblast di Zaporizhzhia.
Il forum proposto da Fontana si collocherebbe dunque lungo una traiettoria già avviata: collegare il sostegno istituzionale alla capacità del sistema produttivo di partecipare, quando condizioni e strumenti lo consentiranno, ai processi di ripresa.
Il ruolo delle imprese nella futura ricostruzione
La ricostruzione dell’Ucraina pone questioni che vanno ben oltre la realizzazione di singole opere. Saranno necessarie competenze nell’edilizia, nelle infrastrutture, nell’energia, nella sanità, nella logistica, nella produzione industriale, nella progettazione e nei servizi.
Per un territorio come la Lombardia, caratterizzato da una forte presenza manifatturiera e da filiere produttive diversificate, il dialogo con il sistema ucraino può quindi svilupparsi su più livelli.
Questo, tuttavia, non significa anticipare oggi quali imprese parteciperanno o quali investimenti saranno effettivamente realizzati. Le informazioni rese disponibili dopo l’incontro del 2 ottobre non indicano contratti, stanziamenti o accordi commerciali specifici legati al forum proposto.
La prospettiva è, al momento, quella di costruire un luogo di incontro.
Ed è precisamente qui che il forum potrebbe assumere una funzione concreta: consentire alle imprese di conoscere bisogni, interlocutori, regole e possibili aree di collaborazione, mentre le istituzioni possono favorire un quadro di relazioni trasparente e organizzato.
La ricostruzione, per essere sostenibile, dovrà infatti integrare risorse pubbliche, investimenti privati, cooperazione internazionale e capacità produttive. L’esperienza lombarda potrebbe trovare spazio soprattutto laddove esistano competenze compatibili con le necessità espresse dai territori ucraini.
La cooperazione economica non sostituisce quella umanitaria
L’ingresso delle imprese nel discorso sulla ricostruzione non cancella la dimensione umanitaria. Al contrario, le due direttrici appartengono a tempi differenti ma possono convivere.
Oggi vi sono bisogni immediati: cure, energia, riscaldamento, assistenza, protezione delle persone più vulnerabili. Parallelamente, è necessario preparare il terreno per la fase in cui sarà possibile intervenire più estesamente sulla ricostruzione economica e sociale.
È questo doppio binario a emergere dal confronto milanese.
Da una parte ospedali, bambini, feriti, giovani e sistemi di riscaldamento; dall’altra formazione, imprese, know-how e partenariati produttivi.
Considerare separatamente questi elementi rischierebbe di offrire una lettura incompleta. La ricostruzione di un territorio colpito dalla guerra comincia infatti molto prima della conclusione materiale dei lavori edilizi: prende forma nella capacità di mantenere operative le istituzioni, preservare il capitale umano, curare le persone e impedire che il tessuto economico e sociale venga definitivamente disperso.
Zaporizhzhia, un territorio al centro di una situazione complessa
La regione di Zaporizhzhia occupa una posizione particolarmente delicata nel conflitto russo-ucraino. Una parte dell’oblast è interessata dall’occupazione russa, mentre la città di Zaporizhzhia e altre aree rimangono sotto amministrazione ucraina.
Questa realtà rende necessario usare precisione anche nel linguaggio. Quando si parla della cooperazione tra Lombardia e Zaporizhzhia ci si riferisce ai rapporti istituzionali sviluppati con le autorità ucraine della regione e ai progetti rivolti alla popolazione.
La complessità territoriale ha conseguenze immediate anche sulla programmazione degli interventi. Sicurezza, logistica, disponibilità energetica e accessibilità delle infrastrutture possono incidere sulla possibilità di realizzare progetti e sulla loro tempistica.
Per questa ragione, molte delle iniziative discusse devono necessariamente procedere attraverso una collaborazione multilivello che coinvolga istituzioni regionali, autorità nazionali e interlocutori ucraini.
Dal soccorso alla cooperazione strutturata
Il passaggio più interessante dell’incontro di Palazzo Lombardia riguarda proprio l’evoluzione del rapporto.
Nelle prime fasi di una crisi, l’azione istituzionale tende inevitabilmente a concentrarsi sull’emergenza: accoglienza, assistenza, medicinali, cure, beni di prima necessità. Con il trascorrere del tempo, pur permanendo i bisogni urgenti, diventa indispensabile costruire strumenti che permettano di guardare oltre.
La cooperazione tra Lombardia e Zaporizhzhia sembra muoversi in questa direzione.
Il memorandum del 2024 costituisce il quadro istituzionale. L’assistenza sanitaria rappresenta uno degli strumenti immediati. I programmi rivolti ai giovani introducono la dimensione formativa. L’ipotesi dell’asilo porta il sistema produttivo dentro un progetto sociale. Il forum proposto da Fontana, infine, apre alla relazione economica tra imprese.
Sono tasselli diversi, che non vanno confusi né considerati tutti allo stesso livello di attuazione, ma che delineano una progressiva estensione della collaborazione.
La Lombardia nel percorso italiano per la ricostruzione ucraina
Il rapporto con Zaporizhzhia si inserisce inoltre in una più ampia partecipazione italiana alle iniziative legate alla ripresa ucraina.
L’evento preparatorio della Ukraine Recovery Conference ospitato a Milano nel marzo 2025 aveva già evidenziato il ruolo che istituzioni, imprese e organizzazioni economiche possono svolgere in questo processo, mettendo al centro investimenti, energia, manifattura, infrastrutture, edilizia e PMI.
L’elemento territoriale può offrire un valore aggiunto proprio perché permette di passare dai grandi quadri internazionali a collaborazioni più circoscritte.
Una regione italiana e una regione ucraina possono individuare bisogni specifici e competenze compatibili. Un ospedale può dialogare con una struttura sanitaria; un settore produttivo può contribuire a un progetto edilizio o sociale; università, enti formativi e associazioni possono costruire programmi dedicati.
È la dimensione concreta della diplomazia territoriale, che non sostituisce la politica estera degli Stati ma può affiancarla attraverso reti operative e competenze specialistiche.
Cattaneo: il memorandum come cornice della collaborazione
Nel commentare l’incontro, il sottosegretario Raffaele Cattaneo ha ricondotto le iniziative proprio al memorandum sottoscritto nel 2024, indicando come priorità il sostegno energetico per l’inverno, la cura di bambini e feriti, la formazione dei giovani e il confronto tra imprese lombarde e ucraine.
Il sottosegretario ha inoltre collegato la cooperazione alla prospettiva della ricostruzione, indicando l’intenzione regionale di mettere a disposizione il patrimonio di competenze delle imprese lombarde.
Il punto, anche in questo caso, è trasformare una dichiarazione di indirizzo in meccanismi operativi.
Un forum imprenditoriale potrebbe essere uno di questi. Ma saranno successivamente necessari interlocutori definiti, progetti, condizioni finanziarie, procedure, garanzie e settori prioritari. Sono passaggi sui quali, allo stato delle informazioni disponibili, non sono stati ancora comunicati dettagli.
Ed è proprio su questa evoluzione che sarà possibile misurare nel tempo la portata dell’iniziativa.
Sanità, formazione ed economia: tre livelli della stessa ricostruzione
L’incontro tra Fontana e l’ambasciatore Brusylo offre infine una chiave di lettura che supera la singola notizia istituzionale.
Sanità, formazione ed economia possono apparire ambiti separati, ma nella ricostruzione di un territorio colpito dalla guerra sono profondamente collegati.
Senza cure adeguate aumenta la fragilità sociale. Senza formazione si impoverisce il capitale umano. Senza imprese e lavoro diventa più difficile ricostruire una comunità stabile. Senza servizi per l’infanzia molte famiglie incontrano ulteriori ostacoli nel ritorno alla vita lavorativa. Senza energia, infine, ospedali, scuole, abitazioni e attività produttive faticano a funzionare.
È per questo che la collaborazione Lombardia-Zaporizhzhia acquista significato soprattutto se osservata nel suo insieme.
Non come una somma di iniziative isolate, ma come il tentativo di costruire progressivamente una relazione territoriale capace di intervenire su più piani, rispettando competenze istituzionali e condizioni determinate dall’evoluzione del conflitto.
Il prossimo passaggio sarà trasformare le proposte in progetti
Dopo l’incontro del 2 ottobre, il quadro è dunque definito nelle sue direttrici principali ma ancora aperto sul piano operativo.
La Lombardia ha confermato la disponibilità delle proprie strutture sanitarie per bambini e feriti. Sono già state sviluppate iniziative rivolte ai giovani e sono allo studio nuovi percorsi formativi. Vengono valutate collaborazioni per veterani e grandi ustionati. È stata avanzata l’ipotesi di un asilo con il coinvolgimento del comparto del legno-arredo. Fontana ha proposto un forum tra imprese lombarde e ucraine.
Sono livelli differenti di avanzamento e dovranno essere seguiti come tali.
Il dato politico e istituzionale, invece, appare già riconoscibile: il rapporto avviato formalmente nel 2024 non viene circoscritto all’emergenza, ma viene proiettato verso una cooperazione di più lungo periodo.
In una fase nella quale il presente continua a imporre bisogni urgenti e il futuro rimane inevitabilmente condizionato dall’andamento della guerra, Lombardia e Zaporizhzhia provano così a costruire un ponte tra due tempi: quello dell’assistenza necessaria oggi e quello della ricostruzione di domani.
La verifica più importante arriverà nei prossimi passaggi, quando disponibilità, proposte e memorandum dovranno tradursi in programmi effettivamente realizzabili. Perché nella cooperazione internazionale il valore degli accordi non si misura soltanto nelle dichiarazioni che li accompagnano, ma nella capacità di trasformare relazioni istituzionali, competenze e risorse in interventi concreti per le persone e per i territori.