In Italia quasi 550 mila giovani in meno: la sfida del ricambio nel lavoro

 

In Italia la diminuzione dei giovani riguarda anche il futuro delle imprese, dei servizi pubblici e dei territori. Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, tra il 2015 e il 2025 la popolazione tra i 15 e i 34 anni si è ridotta di quasi 550 mila persone, con una contrazione del 4,3%. Il dato riguarda questa specifica fascia d’età, non l’insieme degli under 35. CGIA MESTRE

Alla riduzione delle nuove generazioni si affianca il pensionamento di una parte consistente della popolazione occupata. Per il periodo 2025–2029, la CGIA richiama le previsioni del Sistema Informativo Excelsior, che stimano circa tre milioni di uscite dal lavoro. Si tratta di un fabbisogno di sostituzione, da distinguere dalla creazione di nuovi posti. CGIA MESTRE

La domanda è concreta: chi prenderà il posto di chi lascia fabbriche, uffici e attività professionali? La risposta dipende dal numero delle persone disponibili, dalle loro competenze e dalle condizioni offerte per lavorare.

Meno giovani, una maggiore difficoltà nel ricambio

Il pensionamento comporta spesso la perdita di conoscenze costruite attraverso anni di esperienza. Un lavoratore esperto conosce procedure, clienti, strumenti e problemi che difficilmente possono essere trasferiti con un semplice passaggio di consegne.

Per questo il ricambio generazionale richiede tempo. Occorre individuare nuove persone, formarle e consentire loro di lavorare accanto a chi possiede già le competenze. Quando la sostituzione viene affrontata soltanto al momento dell’uscita, il rischio è che una parte di quel patrimonio professionale vada dispersa.

La difficoltà può essere particolarmente rilevante per le piccole imprese. La CGIA evidenzia che queste realtà incontrano maggiori ostacoli nell’attrarre giovani rispetto alle aziende di dimensioni superiori. CGIA MESTRE Una ricerca di personale rimasta senza esito può rallentare l’attività, impedire di accettare nuove commesse o rendere più difficile la continuità dell’impresa.

Le differenze territoriali aggiungono un ulteriore problema. Nelle elaborazioni riportate dalla CGIA, il calo dei giovani è particolarmente marcato in Calabria, Sardegna e Basilicata, mentre Lombardia ed Emilia-Romagna registrano incrementi. CGIA MESTRE

Definire questi territori semplicemente come migliori o peggiori sarebbe riduttivo. Gli spostamenti delle persone rispondono anche alla disponibilità di lavoro, abitazioni, trasporti e servizi. Un territorio che perde giovani può perdere, insieme a loro, potenziali lavoratori, imprenditori e famiglie. La questione occupazionale diventa così anche una questione di sviluppo locale.

Formazione e condizioni di lavoro devono procedere insieme

La diminuzione della popolazione giovanile rende ancora più importante utilizzare bene le competenze disponibili. Questo significa accompagnare l’ingresso nel lavoro, offrire occasioni di aggiornamento agli adulti e facilitare la partecipazione di chi incontra ostacoli occupazionali.

La formazione può ridurre la distanza tra preparazione e mansioni richieste. Deve però essere collegata a opportunità concrete. Un corso è più utile quando permette di acquisire capacità riconoscibili e quando esiste un percorso credibile per applicarle.

Anche le condizioni di lavoro contano. Retribuzioni, stabilità, organizzazione, possibilità di crescita e accessibilità dell’alloggio incidono sulla scelta di accettare un impiego e di restare in un territorio. Attribuire ogni difficoltà alla sola mancanza di competenze offrirebbe quindi una spiegazione incompleta.

L’immigrazione può contribuire al ricambio, ma non rappresenta una soluzione automatica. L’inserimento richiede conoscenza della lingua, preparazione professionale, condizioni contrattuali regolari e possibilità di vivere dignitosamente. La stessa CGIA richiama l’importanza della formazione nei Paesi di origine e del sostegno abitativo. CGIA MESTRE

Il rapporto tra generazioni riguarda inoltre pensioni, sanità e assistenza. Il calo dei giovani non significa che questi sistemi siano destinati inevitabilmente a diventare insostenibili. Rende però più importante valutare insieme occupazione, produttività, continuità delle carriere e bisogni di una popolazione che invecchia.

Il contributo della formazione: le iniziative ISFOA

In questo contesto, secondo quanto comunicato da ISFOA, l’istituzione ha sviluppato percorsi specialistici in Economia sociale e sviluppo territoriale e iniziative gratuite di educazione finanziaria rivolte alla cittadinanza, tra cui quella inaugurata nel mese di giugno a Desio, in Brianza.

Queste attività possono contribuire alla comprensione dei cambiamenti economici e alla preparazione delle persone. Il loro valore va considerato insieme alla qualità dei percorsi, alle competenze acquisite e alle opportunità disponibili nei territori.

La sfida demografica richiede infatti un lavoro condiviso. Imprese, istituzioni e soggetti della formazione hanno ruoli diversi, ma un’esigenza comune: preparare il ricambio prima che le uscite dal lavoro si trasformino in carenze difficili da colmare.

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