Da molti anni la normativa che regola i mercati bancari e finanziari esprime un andamento ciclico che parte dalla domanda di regolamentazione, crea un eccesso di regole, reclama deregolamentazione, generando innovazioni che reclamano nuova regolamentazione. È invero non corretto esprimere il concetto declinandolo al singolare. In effetti, nei tempi più recenti si combinano segmenti con regole in via di semplificazione ed altri, soprattutto innovativi, che necessitano di regolazione per ridurre la presenza di soggetti non in linea con principi di trasparenza e correttezza sia nel campo del credito che in quello dell’investimento del risparmio o dei pagamenti.

Un quaderno della Consob, del giugno 2026 inquadra, con indagine euristica, lo sviluppo multiforme del fenomeno “fintech” per inquadrare le diverse attività nel rispetto delle norme che armonizzano le forme di sollecitazione del risparmio per limitare lo sviluppo di innovazioni del business tese “solo” ad evitare forme di attività estranee al vigente sistema di regolamentazione dei canali tradizionali.
L’attenzione delle Authorities tende, per mandato di direttive e regolamenti, a proteggere dai rischi prevalenti per il risparmiatore (ormai non solo quelli retail), ma anche i migliori competitors preferiscono un sistema di regole in grado di impedire la convivenza con operatori che sfruttino in modo non lineare le tipiche debolezze degli investitori in materia di ricerca dei rendimenti senza dovuta attenzione (o comprensione) dei rischi.
Assistiamo quindi ad un doppio binario delle regole; i settori tradizionali come il credito bancario sono certamente bisognosi di regole operative più lasche anche perché i controlli strutturali sono più rassicuranti. Settori, canali, strumenti e intermediari innovativi, che ambiscono alla disruption dello status quo, sembrano ultimamente essere destinatari di forti controlli operativi per favorirne il disegno strutturale una volta definito più compiutamente il quadro competitivo.
Vi è poi chi si muove ai confini del perimetro (o attorno ai paletti del mercato) attraverso quattro vie individuate dalla Consob (Communities, Fin-influencer, Academies, Neobrokers che inducono al gioco). Comportamenti definibili non-nudge, citando Thaler, oggetto di prossima attenzione.
Regole attese che coinvolgono autorizzazioni, vigilanza, informativa e monitoraggio, ricordando peraltro che non sono banche, non possono sostenere costi di compliance troppo elevati, ma debbono – soprattutto – poter dimostrare l’assenza di conflitti di interesse tra il nudge approach e la surrettizia consulenza che viene percepita.
Fonte: ADVISOR ottobre 2026 pagina 34