Antonio e Cleopatra, il mistero della tomba perduta: dove riposano i due amanti più celebri dell’antichità?

Dalle vestigia sommerse del quartiere reale di Alessandria ai tunnel di Taposiris Magna, archeologi e studiosi inseguono da secoli la sepoltura di Cleopatra VII e Marco Antonio. Le fonti antiche raccontano che furono deposti insieme, ma a oltre duemila anni dalla loro morte il luogo della tomba resta sconosciuto. Le nuove indagini subacquee riaprono una delle grandi questioni irrisolte dell’archeologia mediterranea.

Esiste un punto, nella storia di Antonio e Cleopatra, in cui la documentazione si interrompe e comincia il mistero. Sappiamo come finì il loro potere, conosciamo il contesto politico che condusse alla loro sconfitta e possediamo testimonianze antiche sulla scelta estrema con cui entrambi conclusero la propria esistenza. Le fonti riferiscono anche che furono sepolti insieme. Poi, improvvisamente, la traccia materiale scompare.

Da più di duemila anni nessuno può indicare con certezza dove riposino Cleopatra VII, ultima grande sovrana della dinastia tolemaica, e Marco Antonio, protagonista della tormentata stagione politica che precedette la nascita dell’Impero romano.

La domanda continua ad attraversare generazioni di storici e archeologi: dov’è la tomba di Antonio e Cleopatra?

Le ipotesi principali conducono oggi verso due scenari. Il primo è Alessandria, la capitale di Cleopatra, e in particolare il quartiere reale che in parte giace sotto le acque del Mediterraneo. Il secondo si trova circa 48 chilometri più a ovest: Taposiris Magna, antico centro religioso dove da vent’anni l’archeologa dominicana Kathleen Martínez conduce una ricerca fondata sull’ipotesi che Cleopatra abbia scelto deliberatamente un luogo sacro legato al culto di Iside e Osiride. Molti studiosi continuano tuttavia a considerare Alessandria l’ipotesi più plausibile.

Le ricerche compiute a Taposiris Magna non hanno ancora restituito la tomba. Hanno però trasformato radicalmente la conoscenza archeologica del sito. E nel 2025 una nuova scoperta ha aggiunto un elemento inatteso: al largo della costa sono state individuate strutture interpretate dal gruppo di ricerca come i resti di un antico porto sommerso, con ancore, anfore, colonne, blocchi e pavimentazioni. Una scoperta importante in sé, ma che non costituisce, allo stato attuale, la prova che Cleopatra e Antonio siano stati sepolti lì.

È proprio questa distanza tra ciò che l’archeologia ha dimostrato e ciò che ancora cerca a rendere il mistero così affascinante.

Alessandria, 30 a.C.: la fine di un regno

Per comprendere la ricerca della tomba bisogna tornare all’estate del 30 a.C., quando il destino dell’Egitto tolemaico era ormai segnato.

L’anno precedente, nel 31 a.C., la battaglia navale di Azio aveva determinato la sconfitta delle forze di Marco Antonio e Cleopatra contro Ottaviano. Lo scontro non rappresentò soltanto il tramonto politico della coppia: aprì la strada alla trasformazione definitiva degli equilibri del Mediterraneo romano.

Antonio e Cleopatra tornarono in Egitto. Ottaviano avanzò verso Alessandria.

La città che per secoli aveva rappresentato uno dei grandi centri culturali, commerciali e politici del mondo ellenistico divenne così il teatro dell’ultimo atto.

Secondo la tradizione tramandata dalle fonti antiche, Antonio, raggiunto dalla falsa notizia della morte di Cleopatra, si ferì mortalmente con la propria spada. Trasportato presso la regina, morì poco dopo. Cleopatra, ormai nelle mani del vincitore e di fronte alla prospettiva di essere condotta a Roma, si tolse la vita. Aveva 39 anni.

Il modo esatto in cui morì resta discusso. L’immagine dell’aspide, diventata immortale nell’arte e nella letteratura occidentale, appartiene alla tradizione più celebre, ma non esiste una prova archeologica capace di stabilire definitivamente il metodo utilizzato dalla regina.

È importante distinguere, dunque, la potenza dell’iconografia dalla certezza storica.

Ed è una distinzione che vale anche per la tomba.

Le fonti antiche: Antonio e Cleopatra furono sepolti insieme

Uno degli elementi più solidi della vicenda proviene dalle testimonianze letterarie dell’antichità.

Plutarco riferisce che Antonio e Cleopatra furono sepolti insieme. La tradizione storica indica inoltre che Ottaviano consentì che la volontà della regina riguardo alla sepoltura accanto ad Antonio fosse rispettata.

Se questa testimonianza corrisponde agli eventi, da qualche parte nell’Egitto settentrionale potrebbe dunque essere esistito un monumento funerario destinato a custodire entrambi.

Ed è qui che il problema archeologico diventa straordinariamente complesso.

Conoscere l’esistenza di una sepoltura non significa conoscerne la posizione. Duemila anni di trasformazioni urbanistiche, terremoti, subsidenza, erosione costiera, distruzioni, riutilizzi di materiali e innalzamento del livello relativo del mare hanno profondamente modificato il paesaggio dell’antica Alessandria.

Il luogo descritto dalle fonti non coincide necessariamente con quello che vediamo oggi.

La città moderna è cresciuta sopra quella antica; una parte consistente del suo paesaggio monumentale costiero è invece finita sott’acqua.

Prima ipotesi: la tomba nel quartiere reale di Alessandria

Per molti archeologi il punto di partenza più naturale rimane Alessandria.

Cleopatra era la sovrana d’Egitto e Alessandria era la capitale della dinastia tolemaica. Qui sorgevano i palazzi reali, i templi e gli edifici attraverso i quali il potere dei Tolomei rappresentava se stesso.

Il grande porto orientale conserva oggi sott’acqua testimonianze impressionanti di quel paesaggio perduto.

Le indagini archeologiche subacquee condotte sistematicamente dagli anni Novanta hanno permesso di ricostruire porzioni dell’antico Portus Magnus e di individuare strutture riconducibili al quartiere reale, compresi resti nell’area dell’isola di Antirhodos e della penisola del Poseidium. L’archeologia subacquea ha restituito la configurazione di porti, moli e costruzioni monumentali che appartenevano alla città frequentata dalla corte tolemaica.

È una circostanza decisiva perché ricorda quanto l’Alessandria di Cleopatra sia diversa dalla città che oggi possiamo osservare dalla terraferma.

Una parte della risposta potrebbe trovarsi sotto il Mediterraneo.

Non significa che la tomba sia stata localizzata nelle acque di Alessandria. Nessuna scoperta consente oggi di affermarlo. Significa invece che l’ipotesi di una sepoltura nella zona reale non può essere verificata semplicemente osservando la topografia contemporanea: il paesaggio sul quale si svolsero gli ultimi giorni della dinastia tolemaica è stato in parte cancellato e in parte sommerso.

Una città perduta sotto il mare

Alessandria è un caso emblematico del rapporto tra archeologia e trasformazione naturale del territorio.

Il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità ricorda come l’esplorazione moderna del porto orientale abbia conosciuto una svolta nel 1961 con le ricognizioni di Kamel Abou El-Saadat e, successivamente, dal 1992 con le campagne dell’European Institute for Underwater Archaeology dirette da Franck Goddio.

Le indagini hanno consentito di definire con crescente precisione l’antica linea costiera e l’organizzazione del sistema portuale, individuando moli, bacini e strutture monumentali sommerse.

L’archeologia, in questo caso, deve letteralmente immergersi nella città.

Ogni blocco, ogni colonna e ogni fondazione devono essere letti all’interno di un paesaggio modificato profondamente nel corso dei secoli. È uno dei motivi per cui la ricerca della tomba di Antonio e Cleopatra non può essere ridotta all’immagine romantica di una camera funeraria che attende semplicemente di essere aperta.

Prima ancora di trovare una tomba occorre ricostruire il territorio nel quale quella tomba potrebbe essere stata costruita.

Taposiris Magna: l’altra grande pista

A circa 48 chilometri a ovest di Alessandria si trova però il luogo che negli ultimi due decenni ha maggiormente alimentato il dibattito: Taposiris Magna.

Qui Kathleen Martínez conduce dal 2005 una lunga campagna di ricerca.

La sua ipotesi parte da una lettura religiosa e politica della figura di Cleopatra.

La regina utilizzò infatti il rapporto simbolico con Iside come elemento della propria rappresentazione regale. Nel mondo tolemaico religione egizia, cultura ellenistica e legittimazione dinastica convivevano secondo equilibri complessi. Cleopatra seppe utilizzare questa tradizione con particolare consapevolezza.

Martínez ha quindi cercato luoghi associati al mito di Iside e Osiride che potessero avere caratteristiche compatibili con una sepoltura reale. La ricerca la condusse a Taposiris Magna, un importante complesso dell’età tolemaica.

L’idea è suggestiva: Cleopatra-Iside e Antonio-Osiride riuniti anche nella morte.

Ma un’interpretazione simbolica, per quanto coerente, non equivale a una prova archeologica.

Ed è precisamente su questo confine che si muove l’intera ricerca.

Cosa è stato realmente trovato a Taposiris Magna

Gli scavi hanno dimostrato che Taposiris Magna era molto più importante e articolata di quanto una lettura superficiale delle rovine potesse suggerire.

Nel corso delle campagne sono emersi reperti dell’epoca tolemaica, monete, ceramiche, sepolture e strutture sotterranee. Già le ricerche dei primi anni avevano restituito oggetti e testimonianze capaci di documentare l’importanza religiosa del complesso.

Ma la scoperta che ha maggiormente modificato il quadro recente è arrivata dal sottosuolo.

Nel 2022 il gruppo di Martínez annunciò l’individuazione di un tunnel lungo circa 1.300 metri, scavato a circa 13 metri di profondità e parzialmente invaso dall’acqua. Il corridoio si dirige verso il Mediterraneo.

La struttura, per dimensioni e caratteristiche, ha immediatamente attirato l’attenzione internazionale.

Tuttavia, anche in questo caso, è necessario mantenere la distinzione tra ritrovamento e interpretazione.

Il tunnel esiste. La tomba di Cleopatra, all’interno del tunnel, non è stata trovata.

La ricerca si è quindi spostata progressivamente verso il mare.

Il porto sommerso scoperto al largo di Taposiris Magna

Nel settembre 2025 è stato annunciato un nuovo capitolo.

Martínez, affiancata nelle indagini subacquee da Robert Ballard, celebre per la scoperta del relitto del Titanic, ha esplorato il fondale davanti a Taposiris Magna.

Le ricognizioni hanno individuato strutture artificiali sommerse: grandi blocchi, colonne, superfici in pietra, ancore e anfore. Il complesso è stato interpretato dal gruppo di ricerca come un antico porto, attivo anche nell’epoca di Cleopatra.

È un risultato archeologico significativo.

Taposiris Magna non appare più soltanto come un importante centro religioso dell’entroterra costiero: le evidenze emerse suggeriscono un rapporto strutturato con il Mediterraneo e un ruolo marittimo più rilevante di quanto precedentemente ricostruito.

Per la teoria di Martínez questo particolare assume un valore ulteriore.

Il tunnel scoperto nel 2022 si dirige infatti verso il mare e le nuove indagini hanno documentato strutture portuali sommerse nella stessa area. L’archeologa ritiene che questa connessione possa essere importante per ricostruire l’antica topografia del complesso e continua a sostenere che Taposiris Magna possa custodire la sepoltura della regina.

Ma il punto scientificamente essenziale rimane invariato: non sono stati ritrovati i corpi di Antonio e Cleopatra e non è stata identificata con certezza la loro tomba.

Una scoperta importante, anche se Cleopatra non fosse lì

È forse questo l’aspetto più interessante della ricerca contemporanea.

La domanda iniziale è inevitabilmente magnetica: trovare Cleopatra.

Ma l’archeologia non può essere giudicata soltanto sulla base del raggiungimento di quell’obiettivo.

Le campagne di Taposiris Magna hanno prodotto informazioni sull’occupazione del sito, sui culti, sulle sepolture, sulle infrastrutture e, oggi, sulla sua relazione con il Mediterraneo. Anche studiosi non convinti che la regina sia stata sepolta nel complesso riconoscono il valore delle scoperte per la conoscenza del periodo tolemaico e del sito stesso.

È un punto metodologico fondamentale.

Un’indagine archeologica può nascere da un’ipotesi e finire per raccontare qualcosa di diverso, forse persino più importante per la ricostruzione storica.

Trovare il porto di una città perduta rimane una scoperta anche se in quel porto non passò mai il corteo funebre di Cleopatra.

Cleopatra costruì davvero una tomba segreta?

La questione più difficile riguarda proprio il concetto di “segreto”.

Le fonti antiche permettono di ricostruire alcuni elementi degli ultimi giorni della sovrana, ma non forniscono una mappa utilizzabile dagli archeologi moderni.

La teoria di una sepoltura deliberatamente nascosta fuori Alessandria è una ricostruzione. Può essere argomentata, ma non deve essere confusa con una testimonianza diretta.

Esiste inoltre una domanda pratica: nelle condizioni drammatiche del 30 a.C., quanto controllo conservava Cleopatra sulla propria sepoltura?

Il suo regno era sconfitto, Alessandria era caduta e Ottaviano deteneva ormai il potere. Qualunque ricostruzione deve tenere conto di questo contesto.

D’altra parte, le fonti che riferiscono della sepoltura comune di Antonio e Cleopatra indicano che almeno una parte delle volontà funerarie della regina sarebbe stata rispettata.

Tra questi due estremi si apre lo spazio dell’indagine.

Ed è uno spazio che soltanto nuove evidenze materiali possono restringere.

Antonio e Cleopatra oltre Shakespeare e il mito romantico

C’è poi un’altra difficoltà: separare i personaggi storici dai personaggi che duemila anni di cultura occidentale hanno costruito attorno a loro.

Antonio e Cleopatra sono diventati l’archetipo degli amanti disposti a condividere potere, sconfitta e morte.

Letteratura, pittura, teatro e cinema hanno trasformato la loro relazione in una delle grandi narrazioni sentimentali dell’Occidente.

Ma la vicenda storica era anche, e soprattutto, politica.

Cleopatra VII governava uno degli ultimi grandi regni ellenistici indipendenti. Marco Antonio era uno degli uomini più potenti della Repubblica romana. La loro alleanza riguardava eserciti, territori, dinastie, successioni e il controllo del Mediterraneo orientale.

La relazione privata non può essere separata dalla competizione che stava trasformando Roma.

Ottaviano comprese perfettamente il valore politico della comunicazione. Lo scontro con Antonio venne rappresentato anche come conflitto contro l’influenza della regina d’Egitto. Dopo la vittoria, il futuro Augusto poté presentarsi come restauratore dell’ordine romano.

Quando Cleopatra morì, dunque, non scomparve soltanto una regina.

Terminò sostanzialmente l’indipendenza dell’Egitto tolemaico e si concluse una dinastia iniziata dopo la morte di Alessandro Magno.

Perché trovare la tomba sarebbe archeologicamente eccezionale

Se la sepoltura di Antonio e Cleopatra fosse realmente individuata e identificata attraverso evidenze archeologiche convincenti, il valore scientifico della scoperta sarebbe enorme.

Non semplicemente perché riguarderebbe due personaggi celebri.

Una tomba reale potenzialmente intatta o almeno archeologicamente leggibile potrebbe fornire informazioni sul rituale funerario della fase finale della dinastia tolemaica, sull’incontro tra tradizioni egizie ed ellenistiche, sulla cultura materiale della corte e sulle modalità attraverso le quali Cleopatra volle eventualmente costruire la propria memoria dopo la morte.

Naturalmente non sappiamo in quali condizioni un’eventuale sepoltura potrebbe essere giunta fino a noi.

Potrebbe essere stata saccheggiata nell’antichità. Potrebbe essere stata distrutta. Potrebbe trovarsi sotto la città moderna. Potrebbe essere sommersa. Oppure potrebbe essere in un luogo che nessuna delle principali ipotesi attuali ha ancora individuato.

L’archeologia non garantisce che ogni domanda abbia una risposta conservata nel terreno.

Alessandria o Taposiris Magna?

Ridotta ai suoi elementi essenziali, la ricerca contemporanea presenta dunque due grandi direzioni.

Alessandria possiede una forza storica immediata: era la capitale, il luogo della morte della coppia e la sede del complesso reale. Il suo antico quartiere dinastico è stato profondamente trasformato e in parte sommerso. L’archeologia subacquea ha dimostrato quanto del paesaggio tolemaico sopravviva ancora sotto il porto orientale.

Taposiris Magna possiede invece una crescente quantità di dati archeologici: il santuario, le necropoli, i reperti tolemaici, il sistema sotterraneo e ora le strutture portuali sommerse. La relazione diretta tra tutto questo e la sepoltura di Cleopatra resta però un’ipotesi sostenuta da Martínez, non un fatto dimostrato.

Non esiste quindi, al momento, un vincitore tra le due piste.

Esiste una domanda ancora aperta.

Il valore di un mistero che resiste da duemila anni

Forse il fascino della tomba perduta di Antonio e Cleopatra nasce proprio dalla sproporzione tra la fama dei protagonisti e l’assenza delle loro spoglie.

Di Cleopatra conosciamo il peso politico, la genealogia, le alleanze, i nemici e una parte delle strategie attraverso cui costruì la propria immagine di sovrana. Di Marco Antonio conosciamo campagne militari, incarichi, alleanze e sconfitte. La loro storia attraversa alcune delle fonti più importanti dell’antichità.

Eppure non sappiamo dove siano.

La materia, a volte, è più reticente della memoria.

Alessandria conserva sotto le sue acque palazzi e porti appartenuti al mondo nel quale Cleopatra visse. Taposiris Magna continua a restituire strutture e reperti capaci di modificare la conoscenza del paesaggio tolemaico. Le tecnologie di mappatura, la fotogrammetria, le prospezioni e l’archeologia subacquea consentono oggi di interrogare territori che per generazioni erano rimasti quasi irraggiungibili.

La scoperta del porto sommerso al largo di Taposiris Magna ha aggiunto un nuovo tassello, non la soluzione.

Ed è probabilmente questo il modo più corretto di leggere quanto sta accadendo: non come l’annuncio dell’ennesima “tomba di Cleopatra” prima che essa venga trovata, ma come l’avanzamento paziente di una ricerca archeologica nella quale ogni certezza deve essere conquistata attraverso le prove.

Da qualche parte, forse sotto la moderna Alessandria, forse sotto il Mediterraneo, forse nelle profondità di Taposiris Magna o in un luogo ancora escluso dalle mappe della ricerca, potrebbe sopravvivere ciò che resta dell’ultima dimora della regina e del generale romano.

Fino a quando una camera funeraria, un’iscrizione o un insieme inequivocabile di evidenze non consentirà un’identificazione scientificamente sostenibile, la risposta dovrà restare quella meno spettacolare e più rigorosa: non sappiamo ancora dove riposino Antonio e Cleopatra.

È proprio questa assenza, dopo oltre duemila anni, a rendere la loro ultima dimora uno dei grandi interrogativi ancora aperti dell’archeologia mediterranea.

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