Il rettore di ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico e tutti i componenti del Senato Accademico esprimono il proprio cordoglio alla famiglia e alle risorse umane del Gruppo Gufram per la scomparsa, a 63 anni, del designer Diego Maria Gugliermetto, figura di riferimento del Pop Design italiano
La scomparsa di Diego Maria Gugliermetto, avvenuta all’età di 63 anni, segna la fine di un percorso umano e creativo profondamente legato alla storia del design italiano contemporaneo. Designer visionario, sperimentatore e protagonista di una stagione nella quale l’arredamento seppe trasformarsi in linguaggio artistico, Gugliermetto ha contribuito a costruire una delle esperienze più riconoscibili del design italiano: quella di Gufram, realtà nata dall’esperienza della famiglia Gugliermetto e divenuta nel tempo un nome conosciuto anche oltre i confini nazionali.

A esprimere il proprio cordoglio sono il rettore di ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico, unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico, che intendono manifestare alla famiglia e a tutte le risorse umane del Gruppo Gufram la propria sincera partecipazione al lutto.
È un messaggio che assume un significato particolare perché la vicenda professionale di Gugliermetto appartiene a quella storia italiana nella quale cultura, progettazione, artigianato, industria e ricerca estetica hanno saputo incontrarsi, generando oggetti capaci di superare la loro stessa funzione. Nel suo percorso, il design non è stato soltanto progettazione dell’uso quotidiano, ma anche ricerca sulle forme, sui materiali, sull’immaginario e sulla capacità di un oggetto di entrare nella memoria collettiva.
Diego Maria Gugliermetto, una vita dedicata alla ricerca sul design
Nato a Grosso, nel Canavese, Diego Maria Gugliermetto si forma al Politecnico di Torino, maturando una sensibilità progettuale che lo avrebbe portato a confrontarsi con una delle trasformazioni più interessanti del design italiano: la possibilità di utilizzare materiali sintetici innovativi non soltanto per rispondere a esigenze funzionali, ma per dare vita a forme inedite, ironiche, provocatorie e fortemente riconoscibili.
È proprio nella sperimentazione che emerge uno dei tratti distintivi della sua esperienza. Il poliuretano espanso, materiale allora capace di aprire prospettive nuove, diventa nelle mani dei progettisti uno strumento per superare i limiti della tradizionale concezione dell’arredo.
La materia smette così di essere soltanto un supporto e diventa parte integrante dell’idea. Le forme possono dilatarsi, deformarsi, assumere proporzioni inattese. Una poltrona può evocare una figura umana, un divano può trasformarsi in una scultura, un complemento d’arredo può diventare un elemento capace di suscitare sorpresa e persino ironia.
In questa prospettiva si colloca il lavoro di Gugliermetto, la cui ricerca si lega alla storia della Gufram, acronimo di Gugliermetto Fratelli Arredamenti Moderni, fondata insieme al fratello Giuseppe.
L’esperienza della famiglia Gugliermetto si inserisce in una fase particolarmente significativa del design italiano, quando la progettazione degli oggetti comincia a dialogare in maniera sempre più intensa con l’arte contemporanea e con le nuove forme della cultura visiva.
Il risultato non è semplicemente un arredamento più audace. È la nascita di una diversa idea dell’oggetto domestico, concepito come presenza, segno, racconto e talvolta provocazione.
Gufram e la nascita di un linguaggio riconoscibile
Nel nome Gufram è racchiusa una vicenda imprenditoriale e creativa che ha attraversato differenti stagioni del design italiano. La società, nata dall’iniziativa dei fratelli Gugliermetto, è successivamente passata prima a Poltrona Frau e poi all’imprenditrice Sandra Vezza.
Al di là delle trasformazioni societarie, ciò che rimane centrale è il patrimonio creativo costruito intorno a una concezione del design capace di mettere in discussione le convenzioni.
Gugliermetto appartiene infatti a quella generazione di progettisti che ha contribuito a rendere più labile il confine tra design e arte. Un confine che, proprio negli anni della grande sperimentazione italiana, viene continuamente attraversato: gli oggetti non devono necessariamente mimetizzarsi nell’ambiente, ma possono al contrario imporsi nello spazio, modificarne la percezione, diventare elementi narrativi.
È anche in questo passaggio che si comprende la particolare importanza attribuita alla ricerca sui materiali.
L’utilizzo del poliuretano espanso permette di immaginare forme difficilmente riconducibili alla tradizione dell’arredo. La morbidezza, la possibilità di modellazione e la capacità di assumere configurazioni scultoree consentono di trasformare l’oggetto in qualcosa di più di una semplice seduta o di un complemento.
La progettazione assume così una dimensione fortemente espressiva.
Il sofà Bocca e la forza delle icone
Tra gli oggetti associati a questa stagione creativa vi è il celebre sofà Bocca, disegnato nel 1970 con Studio65.
La forma delle labbra, immediatamente riconoscibile, rappresenta una delle immagini più emblematiche di quella stagione del design italiano nella quale l’oggetto domestico comincia a dialogare apertamente con l’immaginario pop.
Il sofà Bocca è entrato nelle collezioni del MoMA di New York, ulteriore testimonianza della dimensione internazionale raggiunta da questa ricerca.
La sua importanza non risiede soltanto nella notorietà dell’oggetto. Il valore di una simile esperienza sta anche nella capacità di dimostrare come il design possa costruire immagini dotate di una forza autonoma, capaci di vivere nello spazio domestico ma anche nell’universo più ampio della cultura visiva.
La seduta non viene più percepita soltanto come una funzione. Diventa una forma da osservare, un’immagine da riconoscere, un elemento capace di stabilire una relazione immediata con chi la incontra.
Accanto al sofà Bocca si colloca la poltrona Ginetta, altra espressione di quella ricerca sulle forme che ha caratterizzato il percorso creativo di Gugliermetto.
Oggetti differenti, ma accomunati dalla volontà di sottrarre il design a una concezione esclusivamente funzionale e di restituirgli una dimensione emozionale, ironica e scultorea.
Il design come materia, forma e provocazione
La vicenda di Diego Maria Gugliermetto può essere letta anche attraverso il rapporto tra il progettista e la materia.
Il design italiano ha costruito una parte importante della propria identità proprio sulla capacità di trasformare materiali, tecniche e processi produttivi in strumenti di espressione. Nel percorso di Gugliermetto questa relazione assume un carattere particolarmente evidente.
Il materiale sintetico non viene nascosto o utilizzato soltanto per le sue caratteristiche tecniche. Diventa invece parte del linguaggio.
La forma prende il sopravvento sulla consuetudine. L’oggetto può diventare volutamente sproporzionato, giocare con l’ironia, richiamare elementi appartenenti alla vita quotidiana oppure alla natura.
È una modalità di progettare che non rinuncia alla funzione, ma la interpreta attraverso una libertà formale molto più ampia.
Questa libertà è uno degli elementi che permettono di comprendere la collocazione di Gugliermetto nella storia del Pop Design italiano. Il termine richiama una cultura progettuale nella quale l’oggetto entra in relazione con immagini, simboli e riferimenti appartenenti alla cultura popolare, trasformandoli attraverso una nuova sensibilità estetica.
L’ironia, in questo contesto, non è un semplice elemento decorativo. È uno strumento progettuale.
Ridisegnare un oggetto quotidiano significa anche interrogarsi sul modo in cui lo guardiamo. Un elemento apparentemente ordinario, quando viene ingrandito, deformato o trasferito in un altro contesto, può acquistare un significato completamente differente.
I “Multipli” e la trasformazione dell’oggetto quotidiano
Alla fine degli anni Novanta Gugliermetto firma inoltre la produzione dei “Multipli”, tra i quali spicca l’appendiabiti Cactus.
Anche in questo caso il design si allontana dalla semplice rappresentazione funzionale dell’oggetto per entrare in una dimensione fortemente iconica.
Il Cactus diventa infatti uno dei simboli più riconoscibili del design contemporaneo. La sua forma richiama immediatamente la pianta dalla quale prende ispirazione, ma la traduce in un oggetto destinato all’ambiente domestico.
È proprio questa trasformazione a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Gugliermetto: prendere un elemento riconoscibile e modificarne scala, funzione e contesto fino a renderlo qualcosa di nuovo.
Lo stesso principio accompagna la seduta Green, realizzata a partire da un disegno di Piero Gilardi e concepita per riprodurre le forme di uno scoglio.
Ancora una volta, natura e design entrano in relazione. L’oggetto non imita semplicemente un elemento naturale, ma lo interpreta attraverso un linguaggio progettuale capace di trasferirlo nell’ambiente domestico.
È una ricerca che mette in discussione l’idea tradizionale dell’arredo e che contribuisce a fare del design un territorio di contaminazione tra discipline.
Dalla progettazione alla Gugliermetto Experience
La ricerca di Diego Maria Gugliermetto non si è esaurita nella produzione degli oggetti legati alla storia di Gufram.
Nei laboratori della Gugliermetto Experience di Balangero, il designer ha proseguito il proprio percorso sperimentale, sviluppando una produzione caratterizzata da lavorazioni rigorosamente manuali e da un rapporto diretto con forme ispirate alla natura e al mondo del cibo.
Qui emerge con ancora maggiore evidenza quella componente ironica e dissacrante che ha accompagnato la sua ricerca.
Il cibo, elemento quotidiano per eccellenza, diventa materia di progettazione. La natura viene reinterpretata attraverso forme volutamente iperboliche. Gli oggetti non cercano di scomparire nello spazio, ma di instaurare con esso un rapporto immediato, quasi teatrale.
Tra gli esempi indicati nel percorso della Gugliermetto Experience figura il Cioccosofà, che riprende le sembianze di una tavoletta di cioccolato.
Il riferimento è immediato. Una forma conosciuta viene ingrandita e trasformata in una seduta, modificando completamente la percezione dell’oggetto originale.
Analoga è la ricerca alla base del Tappone, seduta ispirata ai tappi delle bottiglie di champagne.
Anche in questo caso l’idea nasce dalla trasformazione di un elemento familiare in una presenza d’arredo volutamente fuori scala.
La dimensione artigianale assume un ruolo importante. La realizzazione a mano diventa parte del processo creativo e permette di conservare un rapporto diretto tra progetto e materia.
L’ironia come strumento di progettazione
Nel ricordare Diego Maria Gugliermetto, uno degli aspetti più significativi è proprio la sua capacità di utilizzare l’ironia come strumento di ricerca.
L’ironia nel design può rappresentare una forma di libertà. Consente di osservare gli oggetti quotidiani da una prospettiva diversa, di modificarne le proporzioni e di mettere in discussione abitudini consolidate.
Nel percorso di Gugliermetto, l’elemento ironico non appare separato dalla progettazione, ma intimamente collegato alla forma.
Una tavoletta di cioccolato diventa un divano. Un tappo diventa una seduta. Un cactus diventa un appendiabiti. Uno scoglio diventa una superficie sulla quale sedersi.
Sono trasformazioni che conservano la riconoscibilità dell’elemento originario e, proprio per questo, instaurano con l’osservatore un rapporto immediato.
Il progetto diventa così anche una forma di racconto.
Non occorre conoscere ogni dettaglio tecnico per comprendere l’idea. La forma parla direttamente. Suggerisce, evoca, sorprende.
È questa immediatezza a permettere a determinati oggetti di superare il proprio tempo e di entrare nella memoria collettiva.
Un’eredità legata alla storia del design italiano
La morte di Diego Maria Gugliermetto lascia dunque un vuoto che riguarda non soltanto una vicenda personale e imprenditoriale, ma anche una stagione della cultura progettuale italiana.
Il suo nome è legato a una concezione del design che ha saputo dialogare con l’arte, con la cultura popolare, con la sperimentazione sui materiali e con l’artigianato.
La storia di Gufram rappresenta, in questo senso, uno dei capitoli attraverso i quali è possibile leggere l’evoluzione del design italiano verso una maggiore libertà espressiva.
Gli oggetti nati da questa esperienza sono diventati riconoscibili proprio perché non hanno cercato di adeguarsi a un’idea convenzionale di bellezza o di funzionalità.
Hanno scelto, piuttosto, la strada dell’identità.
Quella stessa identità che ha permesso a forme nate nella progettazione di diventare immagini riconosciute anche da chi non conosce necessariamente il linguaggio tecnico del design.
Il sofà Bocca, il Cactus, la poltrona Ginetta, la seduta Green e le successive creazioni della Gugliermetto Experience appartengono a una ricerca nella quale l’oggetto assume una presenza autonoma.
Sono prodotti, ma anche immagini. Sono arredi, ma anche elementi culturali.
Il cordoglio di ISFOA
In questo contesto si inserisce il messaggio di cordoglio espresso da ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico.
Il rettore, unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico, intende manifestare la propria partecipazione alla famiglia di Diego Maria Gugliermetto e a tutte le risorse umane del Gruppo Gufram.
Il cordoglio istituzionale accompagna così la scomparsa di una figura che ha dedicato la propria esperienza alla ricerca, alla progettazione e alla capacità di interpretare il rapporto tra l’uomo e gli oggetti attraverso una sensibilità profondamente personale.
Nel linguaggio del design, ogni epoca lascia forme che ne raccontano lo spirito. Alcune rimangono legate al tempo nel quale sono state concepite; altre continuano a parlare alle generazioni successive.
La ricerca di Gugliermetto appartiene a questa seconda dimensione: quella di un design capace di trasformare la quotidianità in immaginazione.
La memoria attraverso le forme
La memoria di un designer non passa soltanto attraverso le biografie, gli archivi o le esposizioni. Passa anche attraverso gli oggetti.
Un oggetto di design può continuare a vivere nelle case, nei musei, nelle fotografie, negli spazi pubblici e nella cultura visiva molto tempo dopo la scomparsa del suo autore.
È una forma particolare di continuità: non il ricordo astratto di una persona, ma la permanenza concreta delle sue idee nella materia.
Nel caso di Diego Maria Gugliermetto, questa dimensione appare particolarmente significativa.
La sua ricerca ha trasformato materiali sintetici, forme naturali, riferimenti alimentari e oggetti della quotidianità in elementi capaci di sorprendere. Ha utilizzato la deformazione, l’ingrandimento e l’ironia per costruire un linguaggio immediatamente riconoscibile.
E proprio nella capacità di rendere riconoscibile un’idea attraverso una forma risiede una delle più importanti eredità del design.
Il tempo potrà cambiare gli ambienti, le mode, le tecnologie e i comportamenti. Ma quando un oggetto riesce a stabilire un rapporto autentico con l’immaginario collettivo, la sua presenza può andare oltre la stagione nella quale è nato.
L’addio a un protagonista del Pop Design italiano
Con Diego Maria Gugliermetto scompare, a 63 anni, un protagonista di una storia nella quale il design italiano ha saputo mostrare una delle proprie vocazioni più originali: la capacità di non separare la funzione dalla cultura, la tecnica dall’immaginazione, la progettazione dalla ricerca artistica.
Dalle prime sperimentazioni con i materiali sintetici alle esperienze legate a Gufram, dai “Multipli” alla Gugliermetto Experience di Balangero, il suo percorso è stato segnato dalla volontà di cercare nuove possibilità espressive.
Il suo lavoro ha avuto come cifra distintiva la capacità di sorprendere senza rinunciare alla qualità progettuale, attraverso forme che hanno saputo trasformare l’oggetto quotidiano in un’immagine.
È questa la dimensione nella quale oggi si colloca il ricordo di Diego Maria Gugliermetto.
Un ricordo affidato alla famiglia, alle persone che hanno condiviso il suo cammino professionale e umano e alle risorse del Gruppo Gufram, ma anche alle opere che continueranno a raccontare quella stagione del design italiano nella quale l’oggetto ha conquistato una nuova libertà.
Il cordoglio espresso dal rettore di ISFOA e dal Senato Accademico accompagna dunque un momento di dolore con il riconoscimento di un percorso professionale che ha lasciato una traccia nella cultura del progetto.
Perché alcune persone, nel momento in cui scompaiono, continuano a essere presenti proprio attraverso ciò che hanno saputo creare. E nel caso di Diego Maria Gugliermetto, quella presenza ha la forma concreta, ironica e sorprendente del design.