Perché trattiamo i soldi come una questione di vita o di morte? La psicologia che fa sbagliare gli investitori

Davanti a un monitor che mostra l’andamento dei mercati finanziari o a una proposta di investimento presentata da banche e Poste, non entra in gioco soltanto la razionalità. Si mettono in moto emozioni profonde: paura, avidità, speranza, ansia e persino il desiderio di rivalsa.

Il denaro, infatti, non è percepito soltanto come uno strumento. Per molte persone rappresenta sicurezza, libertà, status sociale e protezione per il futuro. Ecco perché una perdita di denaro viene spesso vissuta come una minaccia personale, quasi come una questione di vita o di morte.

Da questa impostazione mentale nascono molti degli errori più comuni degli investitori.

L’illusione di moltiplicare rapidamente il capitale

Molti si avvicinano ai mercati con l’idea di moltiplicare il proprio patrimonio in poco tempo. Cercano il titolo che farà il 100%, il 500% o addirittura il 1.000%.

È vero che nella storia dei mercati ci sono state azioni capaci di registrare rialzi persino superiori al 10.000%. Ma la domanda da porsi è un’altra: quanti investitori sono riusciti davvero a mantenere quelle azioni per tutta la durata della loro straordinaria ascesa?

Probabilmente pochissimi. Forse il fondatore dell’azienda e una ristrettissima minoranza di investitori. La maggior parte avrebbe venduto molto prima, spinta dalla paura di perdere i guadagni accumulati oppure dall’ansia provocata dalle inevitabili fasi di ribasso.

La verità è che sui mercati finanziari il denaro non si moltiplica facilmente. Chi cerca scorciatoie spesso finisce per trasformare l’investimento in una scommessa.

Il principale nemico dell’investitore è la sua psicologia

Numerosi studi di finanza comportamentale hanno dimostrato che gli investitori tendono a comprare quando i prezzi sono già saliti molto e a vendere quando i mercati hanno già subito forti ribassi.

In altre parole, fanno esattamente il contrario di ciò che sarebbe opportuno fare.

Quando i mercati salgono prevale l’avidità e la paura di restare esclusi dai guadagni. Quando invece i prezzi scendono domina il timore di ulteriori perdite e si vende nel momento peggiore.

Questo comportamento, ripetuto milioni di volte da milioni di persone, è una costante della storia finanziaria.

Esiste un modo per battere la psicologia?

La buona notizia è che esiste un antidoto almeno parziale: lo studio delle serie storiche.

Analizzando oltre 130 anni di storia dei mercati finanziari emergono alcuni principi che hanno dimostrato una notevole efficacia nel tempo:

  • diversificare gli investimenti sulle principali Borse mondiali;
  • costruire il portafoglio in modo coerente con il peso delle diverse economie globali;
  • mantenere l’investimento per periodi lunghi, preferibilmente superiori ai dieci anni;
  • incrementare gradualmente gli investimenti durante le fasi di ribasso dei mercati;
  • evitare decisioni dettate dalle emozioni del momento.

Questi comportamenti non eliminano il rischio, ma riducono notevolmente l’impatto degli errori psicologici che compromettono i risultati di molti investitori.

La storia tende a ripetersi

I mercati cambiano, le tecnologie evolvono e le aziende si trasformano. Tuttavia la natura umana resta sorprendentemente simile nel tempo.

Le emozioni che guidavano gli investitori cento anni fa sono le stesse che guidano quelli di oggi. Paura e avidità continuano a influenzare le decisioni finanziarie molto più di quanto si sia disposti ad ammettere.

Per questo motivo lo studio della storia rappresenta uno strumento prezioso. Non perché il passato si ripeta in modo identico, ma perché i comportamenti umani tendono a seguire schemi ricorrenti.

Come insegnava Giambattista Vico, la storia non procede in linea retta: spesso ritorna su sé stessa. E chi investe con successo non è necessariamente chi prevede il futuro, ma chi comprende meglio le lezioni del passato.