Dove l’Arte Incontra il Sacro: Il Trionfo d’Anima e Cultura de “Le Veglie di Agata”

Catania – Nel cuore pulsante dell’estate catanese, laddove la memoria storica della città incontra il respiro dell’eternità, la rassegna “Le Veglie di Agata 2026” ha trasformato il Cortile Platamone del Palazzo della Cultura in un cenacolo di rara e vibrante bellezza. Un itinerario dello spirito e della mente che ha travalicato il semplice intrattenimento per farsi esperienza catartica, offrendo al pubblico serate d’intensa sostanza e ardente passione, maturate sotto la spinta di un’incondizionata devozione per la Patrona Sant’Agata e di un amore visceralmente autentico per la cultura.

​Anima, mente e direttrice artistica di questo mirabile prodigio culturale è Valentina Giua. Con la grazia di una tessitrice d’arte e una dedizione incrollabile, la curatrice ha saputo armonizzare le più eccelse risorse espressive del territorio in una visione sinfonica capace di elevare la poesia, il teatro, le arti visive e le discipline performative a linguaggio universale di riscatto e contemplazione.

​Ad impreziosire di prestigio solenne l’intera architettura della manifestazione è stata la Prof.ssa Maria Liliana Nigro, che ha ricoperto il ruolo di madrina speciale dell’evento su espresso e accorato invito della stessa direttrice artistica. Onorando la rassegna con la sua presenza in diverse serate, la Prof.ssa Nigro ha tributato parole d’alto ed encomiastico plauso per lo straordinario rigore profuso da Valentina Giua e per l’armoniosa sinergia creatasi con tutti i collaboratori che hanno reso possibile il compimento di questo ambizioso affresco culturale.

​Vertice di pura liricità della rassegna è stato il Poetry Open Mic, una notte incantata e sospesa nel tempo, inaugurata dalla viscerale interpretazione dell’attrice Rossana Quattrocchi, la quale ha scolpito nell’aria una solenne poesia in dialetto interamente consacrata a Sant’Agata. Subito dopo, Melania Valenti, Iolanda Cuscunà, Johnny Souto Rodriguez, Grazia Caponnetto e Giulia D’Anca hanno fatto dono al pubblico di testi e interpretazioni personali di intimo patos, dischiudendo prospettive molteplici e feconde sulla poesia contemporanea e sublimando quel mosaico di linguaggi che costituisce l’essenza identitaria del format. Nell’alveo delle Veglie, un momento di magnetica sospensione è stato poi riservato a una pagina di “Questa è l’ultima… poi smetto… forse” di Nathan Romania di Piscopo, interpretata a due voci in un ricchissimo intreccio tra parola critica e resa scenica; un orizzonte di suggestioni coronato, infine, dall’elegante e magistrale esecuzione d’autore firmata da Giancarlo Cutrona.

​Il cartellone si è rivelato un autentico inno al genio catanese, schierando compagini di prestigio assoluto: dall’autorevolezza drammaturgica dell’Accademia di Recitazione di Lucia Sardo e Marcello Cappelli alla travolgente verve della Scuola Nazionale di Improvvisazione Teatrale Attimpari, passando per la vis ancestrale del gruppo folk I Lapilli, le complesse architetture sonore di Harmonia Ostinata, la grazia plastica della scuola di danza Elementos di José Adornetto e la profonda intensità dei Colapisci, che con Santo Privitera e i suoi musicisti hanno incantato la platea celebrando le radici autentiche del cantautorato siciliano, in perfetto dialogo con le esposizioni pittoriche di Martina Privitera e del Maestro Salvo Coglitori.

​Le Veglie di Agata si congedano così consegnando alla città un’eredità d’inestimabile valore: la certezza che, quando l’ingegno artistico si unisce alla purezza del sentimento, la cultura cessa di essere mero ornamento per farsi palpito, luce ed eterna bellezza per l’anima di Catania.