Il laboratorio della Sapienza analizza il caso della Presidente del Consiglio e il fenomeno globale delle immagini false generate dall’IA
Roma – Le immagini generate con l’intelligenza artificiale non sono più soltanto strumenti di disinformazione, ma dispositivi capaci di riscrivere simbolicamente l’identità pubblica dei soggetti rappresentati. È questa la tesi al centro del nuovo intervento pubblicato da SemiotiGram, il laboratorio di ricerca attivo su Instagram e nato presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma, diretto dalla semiologa Bianca Terracciano.

Il contributo prende avvio dalla recente diffusione online di una fotografia falsa della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ritratta in biancheria intima, per poi estendere l’analisi a casi internazionali che hanno coinvolto figure politiche come Alexandria Ocasio-Cortez, Kamala Harris e Hillary Clinton. Episodi differenti, ma accomunati da una stessa dinamica: la costruzione artificiale di un’immagine che interviene direttamente sul corpo femminile della politica.
Secondo SemiotiGram, il fenomeno dei deepfake erotici non agisce unicamente sul piano tecnologico, ma soprattutto su quello semiotico e narrativo. L’obiettivo non sarebbe soltanto quello di ingannare l’osservatore, ma di produrre una rielaborazione del corpo politico, trasformandolo in oggetto mediale e spostando l’attenzione dal ruolo istituzionale alla dimensione sessualizzata della rappresentazione.
«La fotografia falsa non serve solo a “ingannare”» si legge nel post del laboratorio. «Serve soprattutto a riscrivere il corpo della leader, destabilizzando il suo ethos istituzionale».

Al centro dell’analisi vi è anche il concetto semiotico di “effetto di realtà”: il deepfake, spiegano i ricercatori, risulta credibile non perché corrisponda al vero, ma perché ne riproduce i codici visivi. L’immagine simulata utilizza infatti le stesse logiche della fotografia documentaria, producendo un’illusione di autenticità pur in assenza di qualsiasi evento reale.
«Il deepfake è una copia senza originale» si legge ancora nel contenuto. «Non rappresenta qualcosa che è successo: crea un simulacro».
La riflessione proposta da SemiotiGram si inserisce in un dibattito sempre più ampio sul rapporto tra intelligenza artificiale, rappresentazione e credibilità nell’ecosistema delle piattaforme digitali. In questo contesto, sottolinea il laboratorio del CoRiS, la veridicità dei contenuti non dipenderebbe più soltanto dalla loro corrispondenza ai fatti, ma dalla loro capacità di risultare plausibili, emotivamente efficaci e immediatamente condivisibili.
Un cambiamento che, secondo gli studiosi, ridefinisce i confini stessi della comunicazione politica contemporanea, esponendo le figure pubbliche, in particolare le leader donne, a nuove forme di manipolazione simbolica e narrativa.