Caso Garlasco, la difesa di Alberto Stasi annuncia un nuovo elemento: «Farà scalpore e non riguarda il 2007»

L’avvocata Giada Bocellari conferma che la difesa del 43enne dispone di ulteriore materiale e anticipa un elemento destinato, a suo giudizio, a suscitare particolare clamore. L’annuncio arriva mentre tornano al centro del caso i dati delle analisi del Dna sui pedali della bicicletta e la Procura di Pavia ha nuovamente chiuso le indagini su Andrea Sempio.

Il caso Garlasco continua ad aprire capitoli che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, impongono di distinguere con particolare attenzione ciò che è stato accertato, ciò che costituisce l’ipotesi degli inquirenti e ciò che appartiene alla strategia delle parti.

L’ultima novità arriva dalla difesa di Alberto Stasi. L’avvocata Giada Bocellari, intervenendo il 3 ottobre a Omnibus su La7, ha confermato l’esistenza di ulteriori elementi oggi nella disponibilità dei legali del 43enne, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata. Tra questi, secondo la legale, ce ne sarebbe uno particolarmente rilevante e soprattutto estraneo alle indagini originarie del 2007.

«Quello che posso certamente dire è che ci sono altri elementi che la difesa ha a disposizione oggi, uno dei quali farà particolare scalpore a mio giudizio, che tuttavia non riguarda le indagini del 2007», ha dichiarato Bocellari.

Una frase misurata nella quantità di informazioni offerte, ma significativa per il momento nel quale viene pronunciata. La legale non ha infatti specificato la natura dell’elemento, né ha indicato quando e in quale sede verrà eventualmente prodotto. Qualsiasi ricostruzione ulteriore, allo stato, sarebbe quindi una congettura.

Ciò che è possibile osservare è il contesto nel quale l’annuncio si inserisce: quello di un procedimento che negli ultimi mesi ha conosciuto nuovi accertamenti, nuove consulenze tecniche e soprattutto la riapertura dell’attenzione sul materiale genetico analizzato nel 2007.

Caso Garlasco, perché le parole della difesa di Stasi arrivano in un momento decisivo

L’annuncio dell’avvocata Bocellari segue di pochi giorni la diffusione di nuovi elementi relativi alle analisi effettuate nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei riconducibile ad Alberto Stasi.

Il punto riguarda i cosiddetti raw data, i dati grezzi delle analisi genetiche. Secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia il 28 settembre, nei dati consegnati dal Ris di Parma il 6 novembre 2025 e successivamente esaminati sono state individuate due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007 relative al campione denominato “bu_p”, proveniente dai pedali. Queste risultavano negative, mentre il giorno precedente, il 19 settembre, un’analisi sul medesimo reperto aveva restituito un profilo attribuito all’epoca alla vittima.

La circostanza assume rilievo anche perché, stando alla Procura pavese, delle due corse negative del 20 settembre non è stata rinvenuta traccia negli atti del procedimento e del processo celebrato contro Stasi. I consulenti incaricati dalla Procura hanno confermato l’esistenza di quei risultati e, proprio in considerazione della discordanza, hanno ritenuto che all’epoca sarebbe stato opportuno un approfondimento.

È su questo terreno, eminentemente tecnico e processuale, che si concentra ora una parte importante del confronto.

Occorre però evitare una semplificazione: l’emersione di un nuovo dato non equivale automaticamente alla revisione di una sentenza definitiva. Il valore giuridico delle nuove acquisizioni dovrà essere esaminato nelle sedi competenti e all’interno dell’intero quadro probatorio.

Ed è precisamente questa distinzione a risultare essenziale in una vicenda nella quale l’enorme esposizione mediatica rischia continuamente di sovrapporre l’indagine in corso, il processo già concluso e le valutazioni tecniche delle diverse parti.

I test del Dna sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi

Per comprendere la portata della discussione occorre tornare alla sequenza degli accertamenti.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti oggi al centro dell’attenzione, il 19 settembre 2007 l’analisi del materiale biologico proveniente dai pedali aveva fornito un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo furono effettuate altre due corse elettroforetiche sul campione, risultate invece negative.

È la discordanza tra questi risultati a costituire oggi uno dei nodi tecnici più delicati.

La Procura di Pavia ha spiegato che i propri consulenti, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confermato l’esistenza delle corse negative del 20 settembre e hanno indicato l’opportunità che, di fronte a risultati contrastanti, venissero effettuati ulteriori approfondimenti. Dalle recenti indagini, secondo quanto riferito dalla stessa Procura, non risulta che quell’approfondimento sia stato svolto all’epoca.

Un altro elemento è stato portato nel dibattito da Francesco Maria Avato, all’epoca componente del gruppo di consulenti della difesa Stasi. Avato ha dichiarato di non essere stato informato di quei risultati negativi, sostenendo che la conoscenza della discordanza avrebbe determinato un diverso approccio da parte dei consulenti difensivi.

Si tratta di un passaggio importante perché riporta la questione su un principio centrale dell’accertamento tecnico: davanti a risultati divergenti, la verifica e il confronto tra le parti assumono un ruolo decisivo.

Il nuovo elemento annunciato da Giada Bocellari

È proprio dopo l’emersione della vicenda dei test sui pedali che arriva l’annuncio dell’avvocata Bocellari.

La formulazione scelta dalla legale contiene un particolare che non può essere trascurato: il nuovo elemento che, nella sua valutazione, potrebbe suscitare “particolare scalpore” non riguarderebbe le indagini del 2007.

Questo significa, almeno sulla base delle sole informazioni rese pubbliche, che si tratterebbe di qualcosa di distinto dal capitolo relativo alle originarie attività investigative.

Oltre questo confine, però, non è possibile spingersi.

Non è stato chiarito se si tratti di un documento, di un accertamento tecnico, di una dichiarazione, di un fatto successivo o di materiale di altra natura. Non è stato neppure precisato quale rapporto possa avere con la posizione giudiziaria di Stasi o con la nuova inchiesta pavese.

La prudenza, dunque, non è soltanto opportuna: è necessaria.

La frase dell’avvocata rappresenta una dichiarazione della difesa, non l’accertamento di un fatto nuovo già sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria. La sua effettiva importanza potrà essere valutata soltanto quando il contenuto dell’elemento sarà conosciuto e, soprattutto, quando sarà possibile comprenderne provenienza, attendibilità, rilevanza e utilizzabilità.

La nuova inchiesta su Andrea Sempio

Il quadro nel quale si inseriscono queste novità è profondamente diverso da quello che ha caratterizzato per anni il caso Garlasco.

La Procura di Pavia ha notificato il 28 settembre 2026 una nuova conclusione delle indagini preliminari nei confronti di Andrea Sempio, oggi 38enne, dopo gli accertamenti integrativi condotti successivamente alla precedente chiusura dell’inchiesta. Il capo d’imputazione, secondo quanto comunicato dalla Procura, è rimasto invariato.

Sempio è accusato dalla Procura dell’omicidio di Chiara Poggi. L’accusa rappresenta, naturalmente, la tesi dell’autorità requirente e dovrà essere sottoposta alle successive valutazioni giudiziarie; l’indagato conserva pienamente la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

La chiusura delle indagini non equivale infatti a una condanna e neppure, di per sé, a un rinvio a giudizio. È il passaggio con il quale la Procura comunica all’indagato la conclusione dell’attività investigativa e mette a disposizione della difesa gli atti raccolti, consentendole di esercitare le prerogative previste dalla procedura.

La vicenda giudiziaria si muove dunque su piani differenti che devono essere mantenuti distinti: da una parte esiste una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi; dall’altra vi è una nuova indagine della Procura di Pavia che attribuisce l’omicidio ad Andrea Sempio; parallelamente, nuovi elementi vengono valutati anche in relazione alla posizione del condannato.

È questa sovrapposizione di livelli a rendere il caso particolarmente complesso.

Gli atti sul tavolo della Procura generale di Milano

Un altro fronte riguarda infatti l’eventuale revisione della condanna di Alberto Stasi.

Gli ultimi atti raccolti nell’inchiesta pavese, compresi quelli riguardanti i dubbi sulle analisi genetiche dei pedali, sono stati trasmessi alla Procura generale di Milano. Secondo quanto riportato il 2 ottobre dalla Provincia Pavese, la procuratrice generale Francesca Nanni e la sua vice Lucilla Tontodonati stanno esaminando il materiale nell’ottica di un’eventuale iniziativa per la revisione, ma al momento della pubblicazione della notizia non risultava ancora assunta una decisione.

Questo passaggio è fondamentale per comprendere la differenza tra l’impatto mediatico di una nuova acquisizione e la sua efficacia giudiziaria.

La revisione di una condanna definitiva è uno strumento straordinario. Il fatto che nuove carte vengano esaminate non significa che la sentenza sia automaticamente destinata a essere modificata. Occorre stabilire quale valore abbiano gli elementi sopravvenuti o riscoperti e quale rapporto abbiano con il complesso delle prove che condusse alla decisione definitiva.

Per questa ragione il caso Garlasco sta vivendo una fase nella quale ogni documento deve essere letto almeno su due piani: ciò che racconta sul passato e ciò che può produrre, giuridicamente, nel presente.

Il nodo dei “raw data” e ciò che ancora deve essere chiarito

La questione dei dati grezzi delle analisi genetiche è emblematica.

Da una parte vi è un dato documentale oggi evidenziato dalla Procura: le due corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007 esistono e, secondo quanto riferito dagli inquirenti, non risultano presenti negli atti del procedimento celebrato contro Stasi.

Dall’altra resta da ricostruire compiutamente perché si sia determinata la divergenza tra il risultato del 19 settembre e quelli del giorno seguente, quale fosse l’esatta natura delle successive analisi e quali conseguenze tecniche debbano essere tratte da quella sequenza.

Nel dibattito è emersa anche l’ipotesi di uno scambio di campioni tra quello proveniente dai pedali e quello relativo a un cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi. Il Corriere della Sera ha riferito che gli investigatori stanno lavorando sull’ipotesi di uno scambio accidentale delle provette, alla luce anche della coincidenza quantitativa indicata nei campioni. Si tratta tuttavia di un’ipotesi investigativa e come tale deve essere rappresentata, non di un fatto definitivamente accertato.

La distinzione è sostanziale.

In un’indagine scientifica, la presenza di un’anomalia può aprire diverse spiegazioni. Stabilire quale sia quella corretta richiede di ricostruire procedure, documenti, passaggi di laboratorio e responsabilità individuali senza anticipare conclusioni che spettano all’autorità giudiziaria.

Il caso Garlasco tra nuova indagine e sentenza definitiva

Il ritorno del caso Garlasco al centro della cronaca pone anche una questione più ampia: come raccontare giornalisticamente una vicenda nella quale convivono una verità giudiziaria definitiva e una nuova ipotesi accusatoria formulata dalla magistratura.

Alberto Stasi è stato condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Questo rimane, allo stato, il dato giudiziario vigente.

Contemporaneamente, la Procura di Pavia ha condotto una nuova inchiesta su Andrea Sempio e gli ha notificato la conclusione delle indagini, formulando nei suoi confronti un’accusa per l’omicidio.

Le due circostanze non possono essere fuse in una conclusione giornalistica autonoma. Saranno gli eventuali sviluppi processuali e le decisioni degli organi giudiziari competenti a stabilire quali effetti le nuove acquisizioni potranno produrre.

La cronaca deve fermarsi un passo prima.

Può ricostruire i documenti, confrontare le date, riportare le dichiarazioni, evidenziare le contraddizioni e spiegare il significato delle procedure. Non può sostituirsi al processo.

È un principio ancora più importante quando si affronta una vicenda che, fin dal 2007, ha conosciuto una straordinaria esposizione pubblica.

Chiara Poggi e il centro autentico della vicenda

Nel susseguirsi di perizie, analisi genetiche, strategie difensive e nuovi scenari giudiziari esiste infine un elemento che rischia talvolta di rimanere sullo sfondo: all’origine di tutto vi è l’uccisione di Chiara Poggi.

La giovane fu trovata morta il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Da quel momento la vicenda ha attraversato quasi due decenni di indagini, processi e approfondimenti investigativi, diventando uno dei casi giudiziari italiani più seguiti.

Il compito delle nuove indagini non è riscrivere mediaticamente quella storia, ma verificare i fatti attraverso gli strumenti del procedimento penale.

Ed è proprio per rispetto della vittima, oltre che delle garanzie di tutte le persone coinvolte, che la precisione terminologica diventa essenziale.

Un indagato non è un colpevole. Una tesi della Procura non è ancora una sentenza. Una dichiarazione della difesa non è una prova fino a quando non se ne conoscono contenuto e valore. Un’anomalia tecnica può essere rilevante, ma le conseguenze processuali devono essere stabilite nelle sedi previste dalla legge.

L’attesa per il nuovo elemento della difesa Stasi

Resta dunque sospesa la domanda aperta dalle parole di Giada Bocellari: quale sia l’elemento che, secondo la legale di Alberto Stasi, sarebbe destinato a fare “particolare scalpore”.

Per ora non esiste una risposta pubblicamente verificabile.

Ed è forse proprio questa assenza di dettagli a suggerire la maggiore cautela. La rilevanza di ciò che la difesa annuncia non potrà essere misurata sulla forza della frase con cui è stato anticipato, ma sulla consistenza dell’elemento stesso quando e se verrà reso noto.

Nel frattempo, il dato concreto è che il caso Garlasco è entrato in una fase giudiziaria nuova. Le due analisi negative sui pedali della bicicletta, confermate nell’esistenza anche dagli accertamenti disposti dalla Procura di Pavia, hanno aperto interrogativi sulla gestione degli esami tecnici del 2007; la nuova inchiesta nei confronti di Andrea Sempio ha raggiunto nuovamente la fase della conclusione delle indagini; gli atti vengono esaminati anche a Milano sul fronte della posizione di Stasi.

Ora la difesa del condannato annuncia di avere altro materiale.

È qui che la cronaca deve lasciare spazio ai documenti. Perché, dopo quasi vent’anni, ciò che può davvero incidere sul caso non è il clamore annunciato, ma la capacità di ogni nuovo elemento di superare il vaglio tecnico, il contraddittorio tra le parti e, infine, quello dell’autorità giudiziaria.