La benzina del sindaco: il pieno costa meno

La benzina del sindaco a Valle Castellana è venduta quasi a prezzo di costo: il Comune salva l’unica pompa e richiama automobilisti da fuori regione.

Nel pieno della nuova corsa dei carburanti, mentre benzina e gasolio tornano a superare la soglia psicologica dei due euro al litro, un piccolo centro montano dell’Abruzzo offre un’immagine differente. A Valle Castellana, in provincia di Teramo, la benzina del sindaco costa sensibilmente meno rispetto alla media nazionale. Non si tratta di una promozione temporanea né dell’iniziativa commerciale di una compagnia petrolifera: l’unico distributore presente sul territorio è gestito direttamente dal Comune e vende il carburante sostanzialmente a prezzo di costo.

Alla pompa comunale, secondo i prezzi rilevati il 23 agosto, la benzina viene proposta a 1,75 euro al litro, mentre il gasolio costa 1,89 euro. Cifre che sembrano appartenere a un’altra stagione, soprattutto se confrontate con quelle esposte lungo la rete stradale italiana.

Benzina del sindaco, quanto si risparmia davvero

Nello stesso periodo, i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicavano un prezzo medio nazionale self service di 2,010 euro al litro per la benzina e di 2,130 euro per il gasolio. In Abruzzo la media raggiungeva rispettivamente 2,011 e 2,132 euro.

Il confronto consente di misurare concretamente il vantaggio. A Valle Castellana la benzina costava circa 26 centesimi in meno per ogni litro, mentre sul diesel la differenza superava i 24 centesimi. Per un pieno da 50 litri, il risparmio era quindi di poco superiore ai 13 euro per un’auto a benzina e di circa 12 euro per una vettura diesel.

Il divario diventava ancora più netto rispetto alla rete autostradale, dove la benzina self aveva raggiunto 2,087 euro e il gasolio 2,203 euro al litro. In questo caso, sul medesimo pieno da 50 litri, il vantaggio offerto dalla pompa comunale arrivava a 16,85 euro per la benzina e a 15,65 euro per il diesel.

Non sorprende, dunque, che il distributore sia diventato un punto di riferimento anche oltre i confini comunali. Alla stazione di servizio arrivano residenti, pendolari, imprese impegnate nei cantieri della ricostruzione post-sisma, turisti diretti verso il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e automobilisti provenienti dalla vicina provincia di Ascoli Piceno.

Perché il Comune ha salvato l’unico distributore

La storia della benzina del sindaco non nasce, tuttavia, con l’ultima impennata dei prezzi. La sua origine è legata a un problema molto più profondo: la progressiva scomparsa dei servizi essenziali nelle aree interne.

Valle Castellana conta poco più di 800 residenti e si estende su quasi 132 chilometri quadrati. Il territorio comprende 45 borghi, dei quali 30 risultano abitati, distribuiti tra vallate, boschi e rilievi montani. Una geografia affascinante, ma complessa, nella quale ogni chiusura può tradursi in nuovi chilometri da percorrere e in un ulteriore ostacolo per chi ha scelto di continuare a vivere in montagna.

Quando, nel 2018, l’unico distributore rischiò di interrompere l’attività perché non più conveniente per il gestore privato, l’amministrazione decise di intervenire. Senza quella pompa, gli abitanti avrebbero dovuto affrontare una ventina di chilometri per il rifornimento più vicino. Non una semplice scomodità, ma un disagio quotidiano per famiglie, lavoratori, aziende e mezzi utilizzati nei servizi pubblici.

La gestione comunale divenne operativa nel marzo 2022. Gli atti dell’ente documentano il contratto di locazione dell’impianto e le successive procedure necessarie alla voltura, all’avviamento e alla conduzione della stazione di servizio. Il Comune rilevò inoltre la licenza e provvide al rinnovamento della struttura.

La scelta non aveva l’obiettivo di trasformare l’amministrazione in un concorrente dei distributori privati. Serviva, prima di tutto, a evitare che un altro presidio territoriale scomparisse. Come ha spiegato il sindaco Camillo D’Angelo, quella che era nata come «un’esigenza reale» è diventata progressivamente «un’opportunità».

Da servizio essenziale a risorsa per il territorio

Il funzionamento è relativamente semplice. Il Comune acquista benzina e gasolio e li rivende applicando un margine estremamente contenuto, sufficiente a sostenere il servizio senza inseguire la redditività tipica di un’attività commerciale. La convenienza non deriva quindi da agevolazioni riservate ai residenti, ma da una politica del prezzo accessibile a chiunque raggiunga il distributore.

La conduzione pubblica comporta comunque responsabilità precise: approvvigionamento del carburante, controllo dei serbatoi, gestione degli incassi, manutenzione e rispetto delle procedure amministrative. Dietro il prezzo esposto sul tabellone esiste una macchina organizzativa che richiede continuità, competenze e un’attenta valutazione dei costi.

I risultati economici raccontano la crescita del servizio. Secondo quanto dichiarato dal sindaco, il giro d’affari è passato da circa 75.000 euro nel 2024 a quasi 500.000 euro nel 2025. Una precisazione è necessaria: mezzo milione di euro rappresenta il volume delle entrate generate dalla vendita dei carburanti, non l’utile del Comune. Gran parte della somma serve infatti a coprire l’acquisto delle forniture e gli oneri di gestione.

L’incremento dimostra però che la pompa non risponde più soltanto alle necessità degli abitanti. Il prezzo competitivo ha ampliato il bacino degli utenti, trasformando un impianto destinato alla chiusura in un’infrastruttura capace di attirare persone e passaggi. Anche un rifornimento può così produrre effetti indiretti: chi raggiunge il paese può fermarsi nei locali, conoscere il territorio o utilizzare altri servizi.

Una risposta concreta alla fragilità delle aree interne

La vicenda assume un significato particolare nel momento in cui il caro carburanti torna a pesare sui bilanci familiari. Il Governo ha prorogato fino al 5 settembre 2026 la riduzione di 17 centesimi sulle accise del solo gasolio, stanziando circa 130 milioni di euro e annunciando, per la fase successiva, possibili sostegni selettivi legati al reddito.

Il caso di Valle Castellana non rappresenta una soluzione nazionale alla volatilità dei prezzi petroliferi, né un modello automaticamente applicabile in ogni Comune. La sostenibilità dipende dai volumi venduti, dalla disponibilità dell’impianto, dalle risorse dell’ente e dalle caratteristiche geografiche del territorio.

La sua importanza risiede altrove. Dimostra che, quando il mercato non riesce più a garantire un servizio indispensabile, un’amministrazione locale può cercare strumenti concreti per impedirne la scomparsa. Nelle aree montane, una pompa di carburante non è soltanto un’attività economica: significa autonomia negli spostamenti, sostegno alle imprese, accessibilità per i turisti e possibilità di continuare ad abitare luoghi sempre più esposti allo spopolamento.

È questo il valore più profondo della benzina del sindaco. Dietro quei centesimi risparmiati non c’è soltanto un pieno meno costoso, ma una scelta politica e amministrativa che restituisce centralità alla vita quotidiana. In un’Italia nella quale molti piccoli paesi rischiano di perdere, uno dopo l’altro, i propri servizi fondamentali, Valle Castellana ricorda che talvolta la tutela di una comunità comincia proprio dalle cose apparentemente più ordinarie.