Ucraina, Lavrov a Rubio: “Evacuate l’ambasciata USA a Kiev”

Dopo una nuova ondata di attacchi su Kiev, Mosca alza il livello dello scontro diplomatico e avverte Washington: “Rischi crescenti per il personale americano”

La tensione tra Mosca e Washington compie un nuovo salto di qualità dopo una telefonata tra il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante la quale il capo della diplomazia russa avrebbe invitato gli Stati Uniti a prendere in considerazione l’evacuazione del personale dell’ambasciata a Kyiv.

La richiesta, definita da Mosca come un “avvertimento di sicurezza”, arriva all’indomani di una nuova intensificazione degli attacchi russi contro la capitale ucraina e altre aree strategiche del Paese. Un’escalation che, secondo il ministero degli Esteri russo, renderebbe la permanenza di personale diplomatico occidentale sempre più rischiosa.

La posizione del Cremlino

In un comunicato ufficiale diffuso dal ministero degli Esteri russo e rilanciato dall’agenzia Tass, Mosca sostiene che la comunicazione tra Lavrov e Rubio sia avvenuta su “indicazione del presidente Vladimir Putin” e che l’obiettivo fosse quello di chiarire la posizione russa rispetto alle recenti evoluzioni del conflitto.

Secondo la versione russa, gli attacchi in corso sarebbero una risposta diretta a quelle che Mosca definisce “azioni terroristiche del regime di Kiev contro civili e infrastrutture sul territorio russo”. Nella stessa nota, il governo russo afferma che le proprie forze armate stanno conducendo “attacchi sistematici e mirati” contro strutture militari ucraine e centri decisionali considerati strategici.

Il messaggio, pur presentato come un “consiglio”, viene interpretato da molti osservatori internazionali come un ulteriore segnale di pressione politica e militare nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Il riferimento agli accordi internazionali

Nel comunicato viene inoltre richiamato un presunto quadro di intese internazionali raggiunte ad Anchorage nell’agosto 2025, su proposta americana, che avrebbero avuto l’obiettivo di delineare una possibile via d’uscita diplomatica al conflitto.

Mosca esprime però forte insoddisfazione per l’evoluzione successiva, accusando “le élite europee e il regime di Kiev” di aver minato gli accordi e compromesso ogni tentativo di stabilizzazione a lungo termine. Una posizione che riflette la narrativa russa secondo cui i canali diplomatici sarebbero stati indeboliti da attori esterni contrari a una soluzione negoziata.

L’avvertimento su Kiev e il ruolo delle ambasciate

Il punto centrale della comunicazione riguarda però la sicurezza a Kiev. Secondo la versione russa, l’intensificarsi delle operazioni militari renderebbe la capitale ucraina un’area ad alto rischio anche per personale non direttamente coinvolto nel conflitto.

Da qui la raccomandazione a Washington di valutare misure di evacuazione per i propri diplomatici e cittadini presenti nella capitale. Una richiesta che, seppur non formalmente vincolante, rappresenta un gesto diplomatico altamente inusuale tra due potenze coinvolte indirettamente nel conflitto.

Un segnale di ulteriore deterioramento

L’episodio si inserisce in un contesto già estremamente fragile, in cui le relazioni tra Russia e Stati Uniti risultano segnate da accuse reciproche, escalation militari e canali diplomatici ridotti al minimo indispensabile.

La telefonata tra Lavrov e Rubio evidenzia come, nonostante il conflitto in Ucraina prosegua sul terreno militare, la partita si giochi sempre più anche sul piano diplomatico e comunicativo, con messaggi che assumono spesso il tono di avvertimenti pubblici.

Per Washington, la priorità resta la sicurezza del proprio personale e il mantenimento della presenza diplomatica a Kiev, mentre Mosca continua a sottolineare i rischi legati all’intensificazione delle operazioni militari nella regione.