Nell’inchiesta per omicidio colposo sulla tragedia in grotta a 60 metri di profondità, i magistrati chiedono l’invio urgente di attrezzature e filmati: le immagini potrebbero ricostruire gli ultimi istanti dell’immersione
Nel fascicolo aperto dalla Procura di Roma per omicidio colposo sulla morte dei cinque sub italiani alle Maldive, un elemento sta assumendo un peso sempre più centrale: i video registrati durante l’immersione. È su questi filmati, in particolare quelli acquisibili da una GoPro utilizzata dal gruppo, che gli inquirenti puntano per ricostruire in modo puntuale cosa sia accaduto all’interno della grotta sottomarina a circa 60 metri di profondità, dove l’escursione si è trasformata in tragedia.

La Procura, come atto formale di cooperazione giudiziaria internazionale, ha inviato una rogatoria alle autorità di Malé, capitale di Malé, chiedendo l’invio in Italia non solo degli atti relativi all’indagine locale, ma anche di tutte le attrezzature utilizzate dai sub durante l’immersione. Tra queste, in modo esplicito, rientrano dispositivi elettronici, strumentazione tecnica e soprattutto eventuali supporti di registrazione audiovisiva.
L’indagine italiana, coordinata dalla Procura di Roma, si muove su un’ipotesi di lavoro chiara: verificare se la tragedia sia stata causata da una concatenazione di errori umani, condizioni ambientali sottovalutate o eventuali criticità organizzative legate all’escursione subacquea.
Al centro della vicenda c’è un’immersione in un ambiente estremo: una grotta sommersa, caratterizzata da passaggi stretti, visibilità variabile e profondità tali da rientrare nell’ambito della subacquea tecnica avanzata. In questi contesti, ogni variabile, dal consumo d’aria alla gestione della profondità, fino alla navigazione in spazi chiusi, può diventare determinante.
Secondo quanto emerge dal fascicolo, uno dei punti chiave sarà proprio la ricostruzione cronologica degli ultimi minuti dell’immersione. È qui che entrano in gioco i video. Le riprese effettuate dai sub potrebbero mostrare il percorso all’interno della grotta, eventuali difficoltà incontrate, segnali di emergenza o manovre improvvise che potrebbero chiarire la dinamica del decesso.
Gli investigatori ritengono che la documentazione video possa avere un valore probatorio decisivo, non solo per stabilire le cause tecniche dell’incidente, ma anche per valutare eventuali profili di responsabilità legati alla pianificazione dell’immersione o alla supervisione dell’attività.
Nel mondo della subacquea tecnica, infatti, l’utilizzo di videocamere come GoPro non è solo uno strumento di documentazione, ma spesso diventa una vera e propria “scatola nera” dell’immersione. A differenza di altri incidenti in superficie, sott’acqua ogni testimonianza diretta è limitata: la registrazione video diventa quindi uno degli elementi più affidabili per ricostruire eventi complessi.
La tragedia ha coinvolto cinque cittadini italiani: Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti. Tutti facevano parte di un’escursione organizzata a bordo dello yacht Duke of York, nell’ambito di un’attività turistica che prevedeva immersioni in siti di grande richiamo naturalistico.
Proprio il ruolo dell’organizzazione dell’escursione è uno degli aspetti sotto osservazione. In casi di subacquea ricreativa o tecnica condotta all’estero, la catena di responsabilità può coinvolgere diversi soggetti: operatori turistici, guide subacquee, istruttori e strutture di supporto. La distinzione tra immersione guidata e immersione tecnica autonoma diventa fondamentale per definire eventuali obblighi di sicurezza e livelli di supervisione.
Dal punto di vista investigativo, la rogatoria internazionale rappresenta uno strumento essenziale. Attraverso questo meccanismo giuridico, uno Stato può chiedere a un altro Stato di acquisire prove, documenti o testimonianze utili a un procedimento penale. Nel caso specifico, la collaborazione tra autorità italiane e maldiviane servirà a garantire l’acquisizione di materiali che si trovano fisicamente fuori dal territorio italiano, ma che risultano fondamentali per l’inchiesta.
Non è escluso che la richiesta possa essere ampliata nelle prossime settimane, includendo ulteriori dispositivi tecnici recuperati sul luogo dell’incidente. Gli inquirenti vogliono infatti chiarire ogni dettaglio: dalla pianificazione dell’immersione alla gestione dell’emergenza, fino alla possibilità che eventuali segnali di difficoltà non siano stati intercettati o gestiti in tempo.
Sul piano tecnico, gli esperti di subacquea ricordano che immersioni a profondità prossime o superiori ai 60 metri in ambienti chiusi richiedono un livello elevato di specializzazione, pianificazione accurata dei gas respiratori e procedure di sicurezza rigorose. Anche piccole deviazioni dai protocolli possono trasformarsi in situazioni critiche in tempi molto brevi, soprattutto in presenza di correnti, disorientamento o consumo accelerato delle riserve d’aria.
Un ulteriore elemento che potrebbe emergere dai filmati riguarda la comunicazione tra i membri del gruppo. In immersioni di questo tipo, i segnali visivi e gestuali sono spesso l’unico mezzo di interazione. Eventuali errori di coordinamento o incomprensioni potrebbero aver avuto un ruolo nella dinamica complessiva.
Anche il recupero della GoPro all’interno della grotta rappresenta un dettaglio significativo. Il fatto che il dispositivo sia stato ritrovato nel punto dell’incidente suggerisce che le ultime fasi dell’immersione si siano svolte in condizioni tali da impedire un’uscita ordinata o un intervento risolutivo.
Gli investigatori, tuttavia, mantengono cautela. Al momento non esiste una ricostruzione definitiva e ogni ipotesi resta subordinata all’analisi dei materiali acquisiti. Le immagini, una volta trasmesse in Italia, dovranno essere estratte, verificate e sincronizzate con i dati tecnici disponibili, come profondimetri, computer subacquei e eventuali log di immersione.
La sensazione negli ambienti giudiziari è che proprio questa fase sarà decisiva per chiarire se si sia trattato di una tragica concatenazione di eventi o se emergano profili di responsabilità legati alla gestione dell’escursione.
CHIUSURA INVESTIGATIVA
Nei prossimi mesi l’inchiesta si concentrerà sull’analisi incrociata dei video, dei dati tecnici delle immersioni e delle testimonianze raccolte in Italia e alle Maldive. Se i filmati della GoPro verranno acquisiti integralmente, potrebbero diventare il punto di svolta dell’intera ricostruzione. Saranno proprio quei minuti registrati in profondità a stabilire se la tragedia fosse evitabile o se sia stata il risultato di una catena di eventi impossibile da interrompere una volta iniziata.