Realismo Strategico: il nuovo libro di Maurizio d’Orlando

L’ITALIA DI FRONTE AL RITORNO DELLA FORZA NELLA STORIA

Nel nuovo disordine globale segnato da conflitti, crisi delle catene di approvvigionamento e competizione tra potenze, il saggio di Realismo Strategico propone una rilettura radicale dell’interesse nazionale italiano: superare l’illusione della sicurezza automatica e costruire una dottrina fondata su resilienza, giudizio strategico e centralità geopolitica del Mediterraneo allargato.

Il mondo che si affaccia oltre la soglia del terzo decennio del XXI secolo appare sempre meno leggibile attraverso le categorie che hanno accompagnato l’Occidente nel post-Guerra fredda. Le certezze che avevano garantito stabilità, mercati integrati, protezioni multilaterali, catene del valore fluide e apparentemente infinite, si sono progressivamente incrinate sotto il peso di guerre regionali, competizione tra blocchi e una nuova centralità della forza come strumento ordinario della politica internazionale.

È in questo scenario di transizione, dove la geopolitica torna a prevalere sulla globalizzazione idealizzata, che si inserisce il lavoro di Realismo Strategico, firmato da Maurizio d’Orlando, economista con una lunga esperienza nel commercio internazionale delle materie prime e osservatore attento delle dinamiche energetiche e industriali globali.

Il saggio si presenta come un intervento culturale prima ancora che accademico, un testo che rifiuta l’astrazione teorica per entrare nel campo della necessità strategica. La sua tesi centrale è netta: l’Italia non può più permettersi di vivere sotto l’ombrello di automatismi internazionali percepiti come permanenti. Il sistema globale che garantiva sicurezza diffusa è entrato in una fase di erosione strutturale.

La fine dell’illusione della sicurezza automatica

Secondo la visione proposta nel libro, uno dei grandi fraintendimenti dell’ultimo mezzo secolo è stata l’idea che la sicurezza potesse essere delegata, esternalizzata, resa implicita nei meccanismi dell’interdipendenza economica e delle alleanze consolidate. La realtà contemporanea smentisce questa convinzione: la forza è tornata a essere linguaggio esplicito delle relazioni internazionali.

Dalla guerra in Ucraina alle tensioni nel Mediterraneo allargato, fino alla competizione energetica e tecnologica tra grandi potenze, il sistema internazionale appare sempre più frammentato e competitivo. In questo contesto, le vulnerabilità delle filiere produttive e delle dipendenze strategiche emergono come fattori politici decisivi, non più meri dati economici.

L’Italia come potenza alpino-mediterranea

Uno dei passaggi più significativi del saggio è la ridefinizione geopolitica dell’Italia. Non una periferia del sistema occidentale, ma una potenza strutturalmente “alpino-mediterranea”, al tempo stesso continentale e marittima, industriale ed energeticamente esposta.

Questa duplice natura, ponte e frontiera, accesso e vulnerabilità, impone una riflessione profonda sulla collocazione strategica del Paese. L’Italia, sostiene il libro, vive immersa in un paradosso: forte nella manifattura e nella capacità produttiva, ma fragile nelle risorse energetiche e nella dipendenza dalle reti globali.

Da qui deriva la necessità di una nuova grammatica della sovranità, non intesa in senso ideologico, ma come capacità concreta di resistere agli shock esterni e garantire continuità funzionale allo Stato.

Il relatore: Gen. Francesco COSIMATO

Le proposte di una nuova dottrina nazionale

Il cuore operativo del saggio è rappresentato da un insieme di proposte che delineano una possibile “dottrina del realismo nazionale”. Tra queste spiccano alcuni assi fondamentali.

La centralità del Mediterraneo allargato, non più solo spazio geografico ma teatro strategico dove energia, migrazioni e sicurezza si intrecciano in modo inscindibile.

L’idea di una neutralità armata, non come isolamento ma come capacità autonoma di deterrenza e bilanciamento, in un contesto internazionale instabile.

La resilienza infrastrutturale come priorità nazionale: energia, logistica, digitale e approvvigionamenti devono essere pensati in termini di continuità anche in condizioni di crisi.

La capacità di mobilitazione nazionale, intesa come coordinamento tra istituzioni, sistema produttivo e società civile nei momenti di shock sistemico.

Infine, la ricostruzione di una classe dirigente strategica, capace di leggere le trasformazioni globali senza inseguire mode intellettuali, ma assumendo decisioni fondate su analisi, esperienza e visione di lungo periodo.

Un saggio come intervento nel presente

Ciò che distingue Realismo Strategico da molte altre riflessioni contemporanee è la sua natura esplicitamente interventista. Non un esercizio accademico, ma una proposta di lettura del presente che ambisce a incidere sul dibattito pubblico e politico.

Il libro si colloca così nel solco di una tradizione di pensiero che considera la geopolitica non come disciplina specialistica, ma come chiave generale per comprendere la posizione delle nazioni nella storia. In questo senso, il realismo evocato dall’autore non è rinuncia agli ideali, ma riconoscimento dei vincoli strutturali entro cui si muove l’azione politica.

L’Italia davanti alla soglia del nuovo ordine mondiale

La domanda finale che attraversa implicitamente tutto il saggio riguarda il destino dell’Italia nel nuovo scenario globale. Può il Paese continuare a essere spettatore passivo dei mutamenti sistemici, oppure è chiamato a ridefinire il proprio ruolo con maggiore consapevolezza strategica?

La risposta che emerge dalle pagine del libro è chiara: senza una nuova dottrina della continuità dello Stato e della resilienza nazionale, l’Italia rischia di subire le trasformazioni in corso anziché governarle.

In un mondo che ha riscoperto la durezza della storia, il richiamo al realismo non è nostalgia del passato, ma esercizio di lucidità. È forse proprio questa la sfida più profonda che il libro consegna al dibattito contemporaneo: imparare di nuovo a pensare il potere, la vulnerabilità e la responsabilità in termini non astratti, ma concreti.