Il mondo accademico, giuridico e istituzionale rende omaggio a uno dei più autorevoli giuristi del Novecento e della contemporaneità
La scomparsa di Natalino Irti lascia un vuoto profondo nel panorama giuridico, culturale e istituzionale italiano. Con lui si congeda una delle figure più autorevoli e influenti del diritto contemporaneo, un intellettuale capace di unire il rigore della tecnica giuridica alla profondità della riflessione filosofica e storica.
Il Rettore di ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Elvetico, unitamente ai componenti del Senato Accademico, esprime il proprio cordoglio e la più sincera vicinanza alla famiglia di Natalino Irti e a tutte le risorse umane dell’Associazione Bancaria Italiana per la perdita di una personalità che ha contribuito in maniera straordinaria alla crescita civile, economica e culturale del Paese.

Natalino Irti si è spento all’età di novant’anni, lasciando un’eredità intellettuale destinata a continuare a influenzare generazioni di studiosi, professionisti e uomini delle istituzioni. La sua figura rappresentava una rara sintesi tra giurista, filosofo, accademico, consulente e servitore dello Stato.
Professore ordinario dal 1968, accademico dell’Accademia Nazionale dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici e docente per lunghi anni presso l’Università La Sapienza di Roma, Irti ha attraversato da protagonista alcune delle più importanti stagioni della vita pubblica italiana.
La sua esperienza professionale e istituzionale lo ha visto ricoprire incarichi di grande responsabilità. È stato presidente del Credito Italiano dal 1987 al 1994, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio di amministrazione dell’Iri, del Comitato per le Privatizzazioni, di RCS e di Telecom Italia. In tutti questi ruoli ha saputo distinguersi per equilibrio, visione strategica e straordinaria capacità di mediazione.
Tra i protagonisti della stagione delle privatizzazioni italiane, Irti interpretò quel delicato passaggio storico con una visione ampia e inclusiva, attenta al rapporto tra mercato, interesse pubblico e partecipazione diffusa dei cittadini alla crescita economica del Paese.
Giurista di fama internazionale, è stato uno dei maggiori interpreti dell’evoluzione del diritto privato italiano. Il suo nome resta indissolubilmente legato all’opera “L’età della decodificazione”, un testo destinato a segnare profondamente la cultura giuridica contemporanea. Attraverso questa riflessione, Irti analizzò il progressivo superamento della centralità del codice civile e la nascita di sistemi normativi autonomi, offrendo una chiave interpretativa ancora oggi fondamentale per comprendere le trasformazioni del diritto moderno.
La sua produzione scientifica si è estesa ben oltre i confini del diritto civile. Opere come “Nichilismo giuridico”, “Diritto senza verità”, “Il salvagente della forma” e “La tenaglia” testimoniano la volontà di affrontare i grandi interrogativi della modernità, dalla crisi delle ideologie alla globalizzazione, dal rapporto tra tecnica e diritto fino alla ricerca del significato stesso della norma giuridica.
La straordinaria ricchezza della sua formazione affondava le radici negli anni universitari trascorsi alla Sapienza di Roma, dove, oltre agli studi giuridici sotto la guida di Emilio Betti, frequentò i corsi di filosofi come Guido Calogero e Ugo Spirito. Questa apertura interdisciplinare contribuì a forgiare una personalità intellettuale unica, capace di dialogare con il pensiero di Benedetto Croce, Emanuele Severino, Massimo Cacciari e con i grandi autori della filosofia, della sociologia e della letteratura europea.
Alla competenza giuridica univa una profonda sensibilità umanistica. Per questo motivo Natalino Irti è stato considerato da molti non soltanto un grande giurista, ma un autentico maestro della cultura italiana. Le sue riflessioni, pubblicate per anni sulle pagine della Domenica de Il Sole 24 Ore, rappresentavano un appuntamento atteso da studiosi, professionisti e lettori interessati a comprendere le trasformazioni della società contemporanea.
Anche come titolare dello Studio Legale Irti ha svolto un ruolo di primo piano, assistendo importanti gruppi industriali e finanziari, aziende pubbliche e private, contribuendo allo sviluppo del diritto societario, commerciale e amministrativo italiano.
La sua figura incarna quella classe dirigente che ha saputo coniugare competenza, responsabilità pubblica e visione culturale. Un uomo capace di mettere in relazione saperi differenti, interessi complessi e prospettive diverse, sempre orientato alla ricerca del bene comune e alla crescita delle istituzioni.
Con la scomparsa di Natalino Irti, l’Italia perde uno dei suoi più autorevoli interpreti del diritto e della cultura contemporanea. Resta però un patrimonio di idee, studi e insegnamenti che continuerà a illuminare il percorso delle future generazioni di giuristi, accademici e servitori dello Stato.
Il suo esempio rimane quello di un intellettuale completo, capace di trasformare il sapere in responsabilità civile e il rigore della conoscenza in strumento di progresso collettivo.