Tra Leoni d’oro alla carriera, grandi autori e film proiettati verso gli Oscar, la Mostra del Cinema di Venezia conferma il suo prestigio.
La Mostra del Cinema di Venezia ritrova il fascino delle grandi stagioni internazionali e trasforma ancora una volta il Lido nel centro simbolico dell’industria cinematografica mondiale. L’83ª edizione, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, è entrata nel vivo con un cartellone di alto profilo, star hollywoodiane, autori affermati e opere capaci di affrontare le inquietudini del presente. Undici giorni nei quali il cinema torna a essere spettacolo, cultura, memoria e osservatorio privilegiato sulla società contemporanea.

Diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia, la manifestazione conserva il primato di festival cinematografico più antico del mondo, ma continua a rinnovare il proprio linguaggio. La sua forza risiede proprio nella capacità di tenere insieme eleganza e ricerca, grandi produzioni e cinema indipendente, visibilità internazionale e attenzione verso le cinematografie meno conosciute. Il programma ufficiale dell’83ª Mostra conferma questa identità attraverso una selezione ampia, costruita per dialogare con pubblici, mercati e culture differenti.
George Clooney, un Leone d’oro per Hollywood
La serata inaugurale ha avuto come protagonista George Clooney, insignito del Leone d’oro alla carriera. Il riconoscimento, approvato dal Consiglio di amministrazione della Biennale su proposta del direttore artistico Alberto Barbera, celebra un interprete che ha saputo attraversare il cinema americano con intelligenza, versatilità e una rara capacità di governare la propria immagine pubblica.
Attore, regista e produttore, Clooney rappresenta una delle ultime figure capaci di incarnare il divismo hollywoodiano senza rinunciare all’impegno civile. La sua presenza sul tappeto rosso, accanto alla moglie Amal, ha restituito al Lido quella dimensione di grande evento internazionale che appartiene alla memoria visiva della Mostra. Non soltanto una sfilata, dunque, ma l’incontro tra la storia del cinema e una città che da oltre novant’anni ne accoglie protagonisti, trasformazioni e ambizioni.
Il Leone d’oro consegnato a Clooney durante la cerimonia di apertura ha preceduto la proiezione di Ink di Danny Boyle, film inaugurale interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. Una scelta capace di indicare immediatamente il tono dell’edizione: prestigio, energia narrativa e attenzione verso opere destinate a entrare nel dibattito internazionale.

Il tributo a Ellen Burstyn
Un secondo Leone d’oro alla carriera è stato assegnato a Ellen Burstyn, una delle interpreti più autorevoli del cinema statunitense. La sua attività artistica attraversa oltre sessant’anni di teatro, cinema e televisione, restituendo il ritratto di un’attrice che ha costruito ogni personaggio attraverso profondità psicologica, misura e intensità.
Dall’indimenticabile madre di L’esorcista alla protagonista di Alice non abita più qui, interpretazione che le valse il premio Oscar, fino alla presenza in Interstellar, Burstyn ha saputo accompagnare diverse generazioni di spettatori. Venezia ne ha celebrato non soltanto la carriera, ma anche il rigore di una ricerca espressiva rimasta coerente nel tempo.
La cerimonia del 7 settembre ha preceduto la proiezione di Flesh Impact, cortometraggio di Maggie Gyllenhaal con Ellen Burstyn, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Un passaggio simbolico tra generazioni, nel quale il riconoscimento alla memoria artistica si è unito alla vitalità del cinema presente.

Mostra del Cinema di Venezia, titoli di alto profilo
La qualità dell’edizione emerge soprattutto dai film in concorso. Tra i titoli più attesi figura Wild Horse Nine, commedia nera diretta da Martin McDonagh e interpretata da John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo e Ailín Salas. Ambientata poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, l’opera segue due agenti della CIA inviati sull’Isola di Pasqua, dove il peso del passato e le tensioni politiche finiscono per incrinare ogni certezza.
Grande attenzione anche per Primetime di Lance Oppenheim, con Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers. Pattinson interpreta Chris Hansen, volto televisivo noto per il programma To Catch a Predator, all’interno di una storia che interroga il rapporto tra informazione, spettacolarizzazione del crimine e percezione pubblica della giustizia.
Penélope Cruz e Javier Bardem tornano invece insieme in Bunker, dramma psicologico di Florian Zeller. Nel cast figurano anche Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. La presenza della coppia spagnola, tra le più autorevoli del cinema contemporaneo, accresce il peso internazionale di un concorso che punta sulla forza degli interpreti senza trascurare l’identità degli autori.
Accanto alle grandi produzioni trovano spazio opere provenienti da numerosi Paesi, testimonianza di una manifestazione che continua a considerare il cinema un territorio di confronto. Il Lido diventa così una geografia culturale nella quale sensibilità europee, americane e asiatiche possono incontrarsi senza perdere la propria specificità.





I documentari raccontano il potere e l’esilio
Particolarmente significativa è la sezione dedicata al cinema del reale. Alex Gibney presenta Musk, un’inchiesta di 212 minuti dedicata a una delle figure più influenti e controverse dell’economia tecnologica globale. La durata stessa del lavoro suggerisce l’ambizione di superare la superficie del personaggio pubblico per analizzarne il potere, le contraddizioni e l’impatto esercitato sulla società.
Julia Loktev prosegue invece il suo racconto dei giornalisti russi indipendenti con My Undesirable Friends: Part II – Exile. L’opera segue un gruppo di giovani reporter costretti a lasciare Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina e la repressione dei mezzi d’informazione non allineati. Il cinema assume qui la funzione di documento umano e politico, conservando le tracce di un esilio ancora aperto.
La musica entra nel programma con Oasis: Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace, dedicato ai fratelli Gallagher e al tour della reunion del 2025. Un racconto che supera la dimensione del concerto per osservare il rapporto tra memoria collettiva, industria musicale e ritorno di una band diventata parte dell’immaginario britannico.
Dal Lido comincia la corsa agli Oscar
Da oltre un decennio Venezia rappresenta uno dei punti di partenza più autorevoli della stagione dei premi americani. Il passaggio decisivo risale al 2013, quando Gravity di Alfonso Cuarón fu presentato al Lido prima di conquistare sette Oscar. Da allora produttori e distributori hanno riconosciuto nella Mostra una piattaforma strategica per lanciare film, costruire consenso critico e avviare campagne internazionali.
Negli anni successivi Venezia ha ospitato opere poi premiate con l’Oscar al miglior film, tra cui Birdman, Spotlight, La forma dell’acqua e Nomadland. Non si tratta di una formula automatica, ma di un rapporto consolidato dalla crescente internazionalizzazione dell’Academy e dalla capacità del festival italiano di anticipare temi e sensibilità destinati a influenzare la stagione cinematografica.
Essere presentati al Lido significa confrontarsi con critici, professionisti e spettatori provenienti da tutto il mondo. Una prima accoglienza favorevole può diventare il punto di partenza di un percorso lungo mesi, fino alla notte di Los Angeles.

Elda Calabrese e l’abito che diventa arte
Il red carpet veneziano continua intanto a essere uno spazio nel quale cinema, moda e arti visive dialogano davanti agli obiettivi internazionali. In questo scenario si inserisce anche la presenza di Elda Calabrese, apparsa con un abito-arte capace di portare sul tappeto rosso il linguaggio della creazione artistica.
Il suo passaggio ha ricordato che un vestito può superare la funzione ornamentale e diventare gesto espressivo, immagine e narrazione. Nel luogo consacrato alla finzione cinematografica, anche la moda può trasformarsi in opera da indossare, affermando l’identità di chi la interpreta.




Fuori dal Palazzo del Cinema, Venezia vive intanto una stagione sospesa. L’Hotel Excelsior resta il cuore mondano del Lido, mentre il Cipriani alla Giudecca e il Gritti Palace continuano a rappresentare luoghi simbolici dell’ospitalità internazionale. Attori, registi e produttori attraversano pontili e calli, mescolandosi per qualche istante alla vita della città.
È questa fusione tra arte e realtà a rendere irripetibile la Mostra del Cinema di Venezia. L’83ª edizione non offre soltanto star e anteprime, ma riafferma il valore del cinema come strumento di conoscenza. Dietro ogni luce del red carpet rimane una storia da raccontare; dietro ogni film, la possibilità di guardare il mondo da una prospettiva nuova.