Mondiali di atletica, Roma bocciata: Nairobi 2029 e Monaco 2031

La candidatura italiana non ha convinto World Athletics. Nel 2029 la rassegna iridata andrà per la prima volta in Africa, nella capitale del Kenya; nel 2031 toccherà a Monaco di Baviera. Per Roma è una sconfitta pesante, che riapre le domande sulla capacità italiana di costruire e sostenere grandi candidature internazionali.

Roma resta fuori. I Mondiali di atletica leggera 2029 non si correranno allo Stadio Olimpico e nemmeno nel 2031 la capitale italiana avrà una seconda possibilità. World Athletics ha scelto Nairobi per il 2029 e Monaco di Baviera per il 2031, al termine della riunione del Consiglio dell’organizzazione internazionale svoltasi a Budapest il 14 e 15 settembre.

La decisione ha un peso che va oltre il semplice esito di una gara fra città candidate. Per Nairobi è una svolta storica: sarà la prima volta che i Campionati mondiali di atletica leggera verranno organizzati in Africa. Per Monaco rappresenta invece il ritorno della manifestazione in Germania dopo Berlino 2009. Per Roma, al contrario, è il secondo brusco stop nel giro di pochi anni, dopo il ritiro della candidatura per l’edizione 2027.

E proprio qui si trova il punto più delicato della vicenda italiana: l’atletica azzurra ha acquisito peso internazionale sul terreno sportivo, ma questo peso non sembra essersi trasformato in altrettanta forza sul piano organizzativo e diplomatico.

Roma fuori dai Mondiali: la decisione di World Athletics

World Athletics ha parlato di quattro candidature di grande livello e ha sottolineato la difficoltà della scelta. Il presidente Sebastian Coe ha spiegato che Nairobi e Monaco hanno presentato due proposte molto diverse, ma entrambe convincenti, capaci di offrire al movimento internazionale opportunità differenti.

Non c’è dunque un verdetto ufficiale che definisca Roma una candidatura “bocciata” in senso tecnico o che renda pubblici, almeno al momento, dettagli comparabili di un eventuale voto città per città. Ma sul piano politico-sportivo il risultato è inequivocabile: l’Italia aveva messo sul tavolo Roma e non ha ottenuto nessuna delle due edizioni disponibili.

La sorpresa nasce soprattutto dalle aspettative che avevano accompagnato la candidatura. Roma aveva dalla sua una capitale conosciuta in tutto il mondo, uno stadio storico, una tradizione atletica consolidata e un Paese che negli ultimi anni ha prodotto una generazione di campioni capace di riportare l’atletica italiana ai vertici internazionali.

Ma un grande evento non si assegna soltanto sulla base del prestigio della città o dei risultati degli atleti.

Conta la capacità di garantire finanziamenti, infrastrutture, organizzazione, pubblico, promozione, sostegno istituzionale e affidabilità nel lungo periodo.

Ed è proprio su questo terreno che la candidatura italiana mostrava le sue zone d’ombra.

Il progetto era solido, sostiene Mei

Il presidente della FIDAL, Stefano Mei, ha accolto la decisione rivendicando il valore del lavoro svolto. Secondo la posizione espressa dalla Federazione, la candidatura italiana era stata costruita con professionalità e competenza e presentava un progetto ritenuto credibile e all’altezza degli standard internazionali.

È una lettura comprensibile. Una candidatura internazionale richiede mesi di lavoro, dossier tecnici, interlocuzioni istituzionali, garanzie economiche e una macchina organizzativa complessa. E FIDAL aveva effettivamente ripresentato Roma dopo il fallimento della precedente corsa al 2027.

La candidatura 2029-2031 era stata formalizzata nell’aprile 2026. FIDAL aveva comunicato che il Governo aveva ritenuto valido il progetto e che il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva inserito nel dossier una lettera di sostegno. Restavano tuttavia da completare gli aspetti relativi alle garanzie economiche, da definire attraverso il confronto con il Governo.

È un dettaglio tutt’altro che secondario.

Perché la storia recente delle candidature italiane dimostra quanto sia difficile trasformare una dichiarazione politica di sostegno in una vera assunzione di responsabilità istituzionale.

Il precedente del 2027 pesa ancora

Nel febbraio 2024 Roma aveva ritirato la candidatura ai Mondiali del 2027. FIDAL aveva comunicato a World Athletics di aver preso atto dell’assenza dei requisiti minimi necessari per affrontare il confronto internazionale.

Il problema era soprattutto finanziario: nella lettera di garanzia del Governo mancava, secondo quanto riferito allora dalla stessa FIDAL, la copertura di una parte fondamentale del budget. La cifra indicata era di 85 milioni di euro su un bilancio complessivo di 130 milioni.

La candidatura fu quindi ritirata e World Athletics assegnò successivamente il 2027 a Pechino.

Questo precedente non può essere cancellato semplicemente presentando un nuovo dossier due anni più tardi.

Nel mondo delle grandi federazioni internazionali, la reputazione di un candidato si costruisce anche attraverso la continuità delle proprie promesse. Una candidatura ritirata all’ultimo momento perché mancano garanzie fondamentali diventa inevitabilmente parte del curriculum della città e del Paese.

Roma si è ripresentata nel 2026 con un progetto nuovo. Ma il passato recente non era scomparso.

Gli Europei del 2024 e il problema dell’organizzazione

C’è poi un altro capitolo che pesa nell’analisi: gli Europei di atletica di Roma 2024.

La manifestazione ebbe momenti sportivi importanti e risultati azzurri di grande rilievo, ma la fase preparatoria e alcuni aspetti organizzativi furono accompagnati da problemi, critiche e difficoltà nella vendita dei biglietti.

Nel giugno 2024, alla vigilia della manifestazione, emersero forti preoccupazioni sull’affluenza allo Stadio Olimpico. Il Fatto Quotidiano pubblicò anche il contenuto di una comunicazione attribuita al CEO di European Athletics Christian Milz, nella quale l’organizzazione veniva giudicata in termini estremamente critici.

Non è corretto trasformare quelle difficoltà nella spiegazione automatica della sconfitta del 2026: World Athletics non ha indicato gli Europei di Roma 2024 come causa della scelta di Nairobi e Monaco.

Ma sarebbe altrettanto ingenuo sostenere che la memoria organizzativa non abbia alcun peso nelle relazioni internazionali.

Quando una federazione deve scegliere la sede di un evento che coinvolge centinaia di atleti, televisioni, sponsor, volontari, autorità, trasporti e milioni di euro, l’affidabilità organizzativa costituisce un elemento decisivo.

E un precedente recente, soprattutto se accompagnato da controversie, non aiuta.

Nairobi rompe il monopolio europeo

La scelta del Kenya è però molto più di una bocciatura italiana.

È una decisione destinata a segnare la storia dell’atletica mondiale.

Nairobi 2029 sarà il primo Mondiale assoluto di atletica disputato in Africa. World Athletics ha valorizzato l’esperienza accumulata dalla capitale keniana nell’organizzazione di grandi competizioni: Nairobi ha ospitato i Mondiali Under 18 nel 2017 e quelli Under 20 nel 2021, oltre a essere sede del Kip Keino Classic, appuntamento del World Athletics Continental Tour Gold.

Il Kasarani Stadium, sede prevista per la manifestazione, è inoltre interessato da un importante intervento di ristrutturazione in vista della Coppa d’Africa 2027.

La scelta contiene quindi un messaggio strategico preciso: l’atletica vuole allargare il proprio baricentro geografico.

Dopo Tokyo 2025 e Pechino 2027, il calendario porterà il Mondiale in Africa nel 2029 e nuovamente in Europa nel 2031. È esattamente la direzione indicata da World Athletics: Asia, Africa ed Europa nelle prossime tre edizioni.

L’Africa non è più soltanto il continente dei grandi mezzofondisti e fondisti. È diventata un interlocutore organizzativo, economico e politico che la federazione internazionale non può ignorare.

Monaco 2031 e la forza della continuità tedesca

Se Nairobi rappresenta la svolta geografica, Monaco 2031 rappresenta invece la forza della macchina organizzativa tedesca.

Il capoluogo bavarese ha dalla sua un impianto simbolico come l’Olympiastadion e soprattutto un precedente recente: i Campionati europei multisport del 2022, durante i quali l’atletica raccolse circa 267 mila spettatori.

World Athletics ha sottolineato proprio la capacità della Germania di organizzare grandi eventi e di attrarre pubblico, oltre alla forza del progetto legato all’Olympiapark.

Un chiarimento storico è necessario: i Mondiali tedeschi del 1993 si svolsero a Stoccarda, mentre l’altra edizione disputata in Germania fu quella di Berlino 2009. Monaco, dunque, non aveva già ospitato i Mondiali assoluti di atletica nel 1993.

La scelta del 2031 premia comunque un Paese con una consolidata tradizione nell’organizzazione di grandi manifestazioni internazionali.

Forti in pista, più fragili nella stanza dei bottoni

Ed è qui che la sconfitta italiana diventa interessante.

Negli ultimi anni l’atletica azzurra ha attraversato una fase di crescita straordinaria. Le medaglie olimpiche e mondiali, i successi di campioni come Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs e l’emergere di nuovi protagonisti hanno cambiato la percezione internazionale dell’Italia.

Ma la forza sportiva di una federazione non coincide automaticamente con la sua forza politica internazionale.

Un atleta può vincere una finale. Una federazione deve convincere un consiglio internazionale che il proprio Paese sia la scelta migliore per organizzare un evento globale.

Sono due gare completamente diverse.

La prima si corre in pista o si decide su una pedana. La seconda si gioca nei dossier, nelle garanzie finanziarie, nei rapporti istituzionali, nella credibilità accumulata negli anni e nella capacità di presentarsi come sistema-Paese.

La candidatura di Roma aveva inoltre un elemento strutturale delicato: un impegno economico significativo e una forte necessità di sostegno pubblico. Proprio questo rendeva indispensabile una mobilitazione politica inequivocabile.

Il problema, quindi, non è soltanto chiedersi se il dossier fosse tecnicamente buono.

La domanda più importante è un’altra: quanto l’Italia abbia realmente creduto, come sistema istituzionale, nella candidatura di Roma.

Non basta avere una grande città

Roma possiede quasi tutto ciò che serve per costruire una candidatura di prestigio: storia, turismo, infrastrutture, notorietà globale e lo Stadio Olimpico.

Ma la notorietà non basta.

World Athletics ha premiato Nairobi anche per la capacità di legare la competizione alla crescita dell’atletica nel continente. Ha premiato Monaco per la solidità organizzativa, il pubblico e la visione legata all’Olympiapark.

È una lezione importante per l’Italia.

Una candidatura vincente non può essere soltanto un progetto sportivo. Deve diventare un progetto politico, economico e culturale condiviso, sostenuto dalle istituzioni e difeso con convinzione fino all’ultimo passaggio.

Roma, invece, arriva al verdetto dopo una storia recente fatta di candidatura ritirata, problemi organizzativi e garanzie economiche da consolidare.

Dire che questi elementi abbiano determinato la decisione sarebbe andare oltre le informazioni disponibili. Ma ignorare il loro possibile peso sarebbe altrettanto poco realistico.

La vera sconfitta è non aver imparato dal 2027

Il dato più amaro non è soltanto che Roma abbia perso.

È che l’Italia aveva già avuto l’occasione di capire cosa non aveva funzionato nel 2024.

La candidatura per il 2027 era naufragata proprio sulle garanzie. Due anni dopo, Roma è tornata alla carica. E questa volta World Athletics ha preferito Nairobi e Monaco.

Il risultato dovrebbe spingere la FIDAL e le istituzioni italiane a una riflessione meno difensiva.

Non serve stabilire chi abbia torto e chi abbia ragione. Serve capire perché una nazione con una delle migliori generazioni di atleti della propria storia non riesca a trasformare quella forza in capacità di attrarre i grandi eventi internazionali.

È una questione che riguarda l’atletica, ma non soltanto l’atletica.

Riguarda il modo in cui l’Italia costruisce le proprie candidature, il rapporto fra federazioni e Governo, la qualità della macchina organizzativa, la disponibilità a investire risorse pubbliche e, soprattutto, la capacità di presentarsi all’estero con una voce sola.

Nairobi 2029, Monaco 2031: Roma dovrà ripartire

La decisione di Budapest chiude una partita, ma non necessariamente la stagione delle ambizioni italiane.

World Athletics ha già definito il calendario dei prossimi anni: Beijing 2027, Nairobi 2029, Monaco 2031.

Per Roma non ci sarà un Mondiale nel prossimo ciclo.

Resta però una domanda più importante del risultato odierno: se e come l’Italia saprà trasformare questa sconfitta in esperienza.

Perché l’atletica italiana oggi ha campioni, pubblico potenziale, storia e una capitale che non ha bisogno di presentazioni. Quello che ancora manca, almeno alla luce di questa vicenda, è la capacità di mettere tutte queste risorse dentro un progetto internazionale percepito come necessario, credibile e condiviso.

In pista l’Italia ha dimostrato di saper vincere.

Fuori dalla pista, la corsa è evidentemente ancora aperta.