Il Presidente della Repubblica richiama la responsabilità delle istituzioni davanti alla crescita delle tecnologie digitali: innovazione, diritti fondamentali e dignità della persona devono restare dentro un quadro di regole condivise.
L’intelligenza artificiale non è soltanto una questione tecnologica. È ormai un tema politico, giuridico e istituzionale che investe direttamente il rapporto tra potere pubblico, cittadini e grandi soggetti privati. È questo il punto centrale del monito pronunciato oggi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l’incontro al Quirinale con una delegazione della World Jurist Association e della World Law Foundation.

Nel suo intervento, Mattarella ha riconosciuto le straordinarie opportunità offerte dallo sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, ma ha posto una condizione precisa: l’innovazione deve rimanere ancorata alla dignità della persona, alla libertà e ai diritti fondamentali. Secondo il Capo dello Stato, questa sfida riguarda direttamente gli Stati e gli organismi sovranazionali, chiamati a recuperare autorevolezza nei confronti di soggetti privati dotati di una potenza finanziaria e tecnologica senza precedenti.
Mattarella: l’IA non può essere separata dai diritti
Il passaggio più significativo del discorso riguarda il rapporto tra innovazione tecnologica e responsabilità pubblica. L’intelligenza artificiale può trasformare profondamente il lavoro, l’economia, l’informazione, la ricerca scientifica e la vita quotidiana. Ma proprio per la sua capacità di incidere su settori così diversi, non può essere considerata una materia esclusivamente affidata alle dinamiche del mercato.
Il Presidente della Repubblica ha sottolineato che lo sviluppo dell’IA deve essere accompagnato dal rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento. La tecnologia, nella prospettiva indicata dal Quirinale, non rappresenta quindi un fine autonomo: deve rimanere uno strumento al servizio della persona e della società.
È una distinzione tutt’altro che teorica. La rapidità con cui vengono sviluppati nuovi sistemi di intelligenza artificiale può infatti mettere le istituzioni davanti a problemi che richiedono decisioni legislative, garanzie e controlli. Il rischio è che la velocità dell’innovazione finisca per superare quella della regolazione.
Il nodo del potere dei grandi soggetti privati
Il riferimento di Mattarella ai soggetti privati dotati di smisurata potenza finanziaria e tecnologica porta il discorso su un terreno più ampio.
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale è infatti sostenuta in larga misura da grandi imprese tecnologiche, proprietarie di infrastrutture, sistemi informatici, piattaforme e quantità enormi di dati. La concentrazione di competenze, capitali e capacità computazionale nelle mani di pochi operatori rende inevitabile una riflessione sul rapporto tra potere economico e potere democratico.
La questione non consiste nel negare il ruolo dell’impresa privata nell’innovazione. Al contrario, la ricerca e gli investimenti industriali sono una componente essenziale dello sviluppo tecnologico. Il problema è stabilire quali siano i limiti entro i quali questo potere deve esercitarsi e chi debba fissarli.
Da qui la richiesta del Presidente agli Stati e agli organismi sovranazionali di recuperare una capacità di indirizzo che non può essere lasciata esclusivamente alle logiche del mercato.
La sfida per le istituzioni
La riflessione di Mattarella si inserisce in una trasformazione che riguarda l’intero sistema istituzionale. Per decenni, la regolazione pubblica ha cercato di accompagnare l’innovazione tecnologica. L’intelligenza artificiale, tuttavia, presenta caratteristiche particolari: può apprendere da enormi quantità di dati, produrre contenuti, assistere decisioni, automatizzare processi e modificare rapidamente il modo in cui vengono svolte attività prima affidate esclusivamente alle persone.
Questo rende centrale una domanda: chi risponde delle conseguenze quando una tecnologia produce effetti concreti sulla vita dei cittadini?
La risposta non può essere affidata soltanto alla macchina. Il principio della responsabilità rimane umano e, in ultima analisi, istituzionale. Per questo il tema dell’IA è destinato a intrecciarsi sempre più con il diritto, dalla tutela dei dati personali alla trasparenza degli algoritmi, dalla responsabilità per i danni alla protezione dei diritti fondamentali.
Il diritto davanti alla forza
Nel suo intervento al Quirinale, Mattarella ha allargato il ragionamento oltre la tecnologia, richiamando il principio secondo cui deve essere la legge a governare il mondo e non la forza.
Il Presidente ha avvertito che questo valore della civiltà giuridica è sottoposto a forti pressioni nella fase attuale delle relazioni internazionali. Ha inoltre affermato che i diritti inviolabili della persona e i principi fondamentali dell’ordinamento non possono essere subordinati alle contingenze delle decisioni politiche, perché rappresentano un’espressione della dignità umana.
È un passaggio che collega direttamente la discussione sull’intelligenza artificiale alla più generale crisi del principio di legalità. Se la tecnologia amplia enormemente la capacità di agire di individui, imprese e istituzioni, il diritto deve riuscire a mantenere la propria funzione di garanzia.
La posta in gioco, dunque, non è soltanto chi controllerà l’IA. È anche quale rapporto si stabilirà tra tecnologia, potere e libertà.
L’intelligenza artificiale e il futuro delle nuove generazioni
Il richiamo più politico e insieme più umano del discorso riguarda il futuro.
Mattarella ha espresso l’auspicio che gli Stati assumano la responsabilità di consegnare il futuro alle nuove generazioni e non a macchinari che possano sottrarglielo.
La frase sintetizza una delle questioni più delicate della trasformazione digitale. L’intelligenza artificiale può aumentare la produttività, accelerare la ricerca, supportare la medicina, migliorare servizi e rendere disponibili nuove opportunità. Ma la stessa tecnologia può generare nuove disuguaglianze, modificare profondamente il mercato del lavoro, alterare il sistema dell’informazione e amplificare la concentrazione del potere.
La sfida non consiste quindi nel scegliere semplicemente tra entusiasmo e paura. Consiste nel costruire regole capaci di consentire l’innovazione senza trasformarla in un potere privo di responsabilità.
Un messaggio che riguarda anche l’informazione
Il tema della responsabilità dell’intelligenza artificiale era già stato affrontato da Mattarella in occasione dell’incontro con il mondo dell’informazione nel luglio 2026. In quella circostanza il Presidente aveva richiamato i rischi legati alla produzione automatizzata di notizie, alla moltiplicazione di contenuti non verificati e agli errori prodotti dagli strumenti di IA. Aveva inoltre collegato la qualità dell’informazione alla libertà dei cittadini.
Il collegamento è significativo. Una democrazia non dipende soltanto dalla possibilità formale di accedere a una grande quantità di informazioni, ma dalla possibilità di distinguere ciò che è verificato da ciò che non lo è.
Se l’intelligenza artificiale può produrre testi, immagini, video e informazioni con una velocità superiore a quella della verifica umana, il ruolo delle istituzioni, dei giornalisti e dei cittadini diventa ancora più importante.
La questione non è fermare l’innovazione
Il messaggio del Quirinale non può essere letto come una richiesta di frenare il progresso tecnologico. Il punto è diverso: la velocità dell’innovazione non può cancellare la responsabilità di chi stabilisce le regole.
Il problema che gli Stati devono affrontare è trovare un equilibrio tra competitività e tutela dei diritti, tra libertà d’impresa e interesse generale, tra sviluppo tecnologico e controllo democratico.
In questo senso, la vera partita sull’intelligenza artificiale non si gioca soltanto nei laboratori delle aziende tecnologiche. Si gioca anche nei parlamenti, nei tribunali, nelle istituzioni internazionali e nella società civile.
Il futuro dell’IA sarà anche una questione di democrazia
Le parole di Sergio Mattarella arrivano in una fase nella quale la discussione sull’intelligenza artificiale sta progressivamente abbandonando il terreno della semplice novità tecnologica per entrare nel cuore delle questioni istituzionali.
La domanda decisiva non è più soltanto che cosa sarà capace di fare l’intelligenza artificiale, ma chi deciderà come utilizzarla, secondo quali regole e con quali garanzie.
Il futuro dipenderà dalla capacità degli Stati di non assistere passivamente alla trasformazione tecnologica. Regolare non significa necessariamente ostacolare. Può significare, al contrario, creare le condizioni perché l’innovazione produca benefici diffusi e rimanga compatibile con i principi sui quali si fondano le democrazie.
È questo, in ultima analisi, il significato più profondo del monito del Presidente della Repubblica: la tecnologia può cambiare il modo in cui viviamo, ma non può stabilire da sola quali siano i diritti che siamo disposti a difendere. La responsabilità di quella scelta rimane nelle mani delle persone e delle istituzioni.
Fonte: dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella riportate da ANSA e agenda ufficiale del Quirinale.