L’era dei soldi facili: tra OnlyFans, TikTok e Instagram, tutti vogliono fare gli influencer

Basta il cellulare e una telecamera che funziona e puff: si mostra la propria cucina, il proprio pettorale o fondoschiena, oppure, più seriamente, si commentano fatti di cronaca e temi importanti. Oppure si fanno dissing, polemiche, provocazioni. Anni fa l’obiettivo di tutti era il posto fisso; oggi sembra essere diventato quello di influencer.

Dai posti fissi ai follower: il nuovo sogno delle giovani generazioni

Nel giro di pochi anni il sogno collettivo è cambiato completamente. Una volta si cercava la sicurezza: il contratto fisso, il posto in ufficio, magari il famoso “posto in banca”. Oggi invece, soprattutto tra i più giovani, il desiderio sembra un altro: diventare visibili, avere follower, costruire un personaggio e trasformare la propria immagine in una fonte di guadagno.

Molti sognano di diventare la nuova Chiara Ferragni oppure di replicare il successo di Benedetta Rossi, che con semplicità e genuinità è riuscita a trasformare la cucina di casa in un vero fenomeno mediatico. Per tantissimi ragazzi queste storie rappresentano la prova che oggi, grazie ai social, si possa passare dall’anonimato alla fama in pochissimo tempo.

Le piattaforme social hanno creato un mondo completamente nuovo. TikTok, Instagram, YouTube, Facebook e OnlyFans hanno dato a chiunque la possibilità di mostrarsi, raccontarsi e, in alcuni casi, trasformare tutto questo in denaro.

Ed è proprio qui che nasce il mito dei “soldi facili”. L’idea che basti un video virale o qualche foto ben fatta per diventare ricchi. In realtà le cose sono molto più complicate. La maggior parte degli influencer guadagna poco o nulla, e soltanto una piccola minoranza riesce davvero a vivere grazie ai social. Eppure il sogno continua ad attirare milioni di persone.

La psicologia dell’esibizione e la ricerca continua di attenzione

Secondo molti psicologi il fenomeno non riguarda soltanto i soldi. Dietro c’è soprattutto il bisogno di approvazione. Lo psicologo sociale Jonathan Haidt ha spiegato più volte come i social abbiano trasformato l’autostima in una continua ricerca di consenso pubblico. Like, follower e visualizzazioni diventano quasi una forma di valuta emotiva. Anche lo psicanalista Massimo Recalcati ha descritto la nostra epoca come una società dell’esibizione, nella quale sembra che esistere significhi soprattutto essere visti.

Molti influencer condividono alcune caratteristiche simili: il desiderio di piacere, la ricerca costante di attenzione, il bisogno di sentirsi approvati dagli altri. Naturalmente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Esistono creator intelligenti, preparati e capaci di fare intrattenimento o divulgazione di qualità. Però è anche vero che il sistema social premia molto spesso ciò che crea reazioni immediate: provocazioni, litigi, eccessi, polemiche e contenuti sempre più estremi.

Naturalmente il mondo dei social non è fatto soltanto di esibizionismo. Esistono anche creator molto divertenti e spontanei, come “Vicienz’ a Sacchett”, oppure Francesco Russo, commentatore pugliese, che spesso mette in evidenza con ironia personaggi che si atteggiano a influencer, raccontandone debolezze, contraddizioni ma anche lati positivi. Ci sono poi i divertentissimi Umberto e Damiano, diventati popolari grazie ai loro sketch semplici e immediati.

Tra i personaggi più apprezzati dal pubblico c’è anche Raffo, diventato famoso grazie alle parodie realizzate insieme al nonno. Video genuini, spontanei, capaci di far ridere senza bisogno di grandi produzioni o effetti speciali.

C’è poi il caso di Rita De Crescenzo, personaggio che divide molto il pubblico ma che continua a far parlare di sé, tanto da essere ospitata anche in importanti trasmissioni televisive nazionali. Il suo stile viene spesso definito molto popolare, sopra le righe e volutamente kitsch, simbolo di quella cultura social che punta più sull’impatto immediato e sulla spontaneità che sull’eleganza tradizionale.

Accanto ai contenuti ironici o leggeri, però, esistono anche situazioni più delicate. Sempre più spesso sui social vengono mostrati comportamenti estremi: persone che si abbuffano fino all’eccesso per ottenere visualizzazioni oppure creator che appaiono chiaramente segnati da disturbi alimentari o fragilità psicologiche che avrebbero probabilmente bisogno di un vero sostegno psicologico più che di milioni di spettatori. In alcuni casi il dolore personale finisce per trasformarsi in spettacolo.

Questo fenomeno ormai riguarda tutte le età. Non è raro vedere nonne che ballano su TikTok, pensionati che aprono canali social o persone adulte che cercano improvvisamente notorietà online come fossero adolescenti. In certe situazioni sembra quasi che il buon senso e il buon costume siano stati messi da parte in nome della visibilità. Oggi tutto deve essere mostrato, commentato, condiviso. E più si esagera, più l’algoritmo premia.

La schiavitù dell’algoritmo e la nuova industria degli influencer

Dietro la leggerezza apparente dei social esiste però anche un lato oscuro: la dipendenza dall’algoritmo. Chi vive di visualizzazioni non può fermarsi davvero. Basta sparire per qualche giorno per perdere attenzione, follower e numeri. Molti creator raccontano di vivere in una pressione continua, costretti a pubblicare ogni giorno per non essere dimenticati. La libertà promessa dai social, in certi casi, finisce così per trasformarsi in una vera prigione digitale.

Anche l’idea che basti semplicemente un cellulare per emergere oggi è sempre meno vera. I social sono diventati un mercato affollato e molto competitivo. Per avere successo servono spesso attrezzature professionali, montaggi video sofisticati, strategie di comunicazione, sponsor e perfino agenzie specializzate nella gestione dell’immagine.

Paradossalmente, chi riesce davvero ad avere successo finisce per trasformarsi in una piccola azienda. I grandi influencer non sono più soltanto persone che pubblicano video: gestiscono contratti, collaborazioni, dipendenti e strategie commerciali. Molti di loro, pur essendo partiti per sfuggire al classico lavoro d’ufficio, si ritrovano a costruire attorno a sé una vera struttura organizzativa.

Ed è qui che emerge il grande paradosso della nostra epoca. Più contenuti vengono pubblicati, più sembra diminuire la profondità. L’attenzione dura pochissimi secondi e per emergere bisogna continuamente alzare il livello della provocazione. Il rischio è che il valore di una persona venga misurato soltanto attraverso numeri, follower e visualizzazioni.

Molti ragazzi oggi non sognano più di diventare medici, avvocati o ingegneri. Vogliono “sfondare” online. Il lavoro tradizionale appare faticoso, poco pagato e poco gratificante, mentre il mondo degli influencer vende un’immagine fatta di libertà, fama e guadagni veloci. Ma dietro ai pochi casi milionari esiste una massa enorme di persone che inseguono visibilità senza riuscire davvero a trasformarla in stabilità economica.

L’era degli influencer racconta molto più di una semplice moda digitale. Racconta una società in cui apparire conta spesso più dell’essere e nella quale la visibilità sembra aver sostituito il valore personale. Il cellulare è diventato insieme specchio, palcoscenico e ufficio. In questa nuova realtà digitale, il confine tra vita privata, spettacolo e ricerca di consenso appare sempre più sottile, mentre milioni di persone continuano a inseguire fama, approvazione e successo attraverso uno schermo. Siamo tutti sotto l’occhio del Grande Fratello…