Gianpaolo Balzano alla guida dell’AISP: la sfida delle Pancreas Unit e delle cure integrate

Il nuovo Presidente dell’Associazione Italiana per lo Studio del Pancreas guiderà l’AISP nel triennio 2026-2029. Al centro del programma, centralizzazione della chirurgia, multidisciplinarità, continuità assistenziale ed equità nell’accesso alle cure. Le congratulazioni del Rettore ISFOA e del Senato Accademico

La nuova Presidenza dell’Associazione Italiana per lo Studio del Pancreas (AISP) apre una fase nella quale la qualità delle cure non viene più considerata soltanto una questione di innovazione clinica, ma anche di organizzazione sanitaria. Alla guida dell’associazione per il triennio 2026-2029 è stato eletto Gianpaolo Balzano, in occasione del 50° Congresso nazionale AISP, svoltosi a Bergamo il 10 e 11 settembre 2026.

Gianpaolo Balzano

Il Rettore di ISFOA Libero e Privato Ateneo Telematico di Diritto Internazionale, unitamente a tutti i componenti del Senato Accademico, ha espresso le proprie congratulazioni al neo Presidente AISP per il nuovo incarico.

La nomina arriva in un momento particolarmente significativo per la pancreatologia italiana. Il tumore del pancreas continua infatti a presentare una prognosi complessa e una forte necessità di diagnosi tempestive, competenze specialistiche e percorsi terapeutici coordinati. Secondo I Numeri del Cancro in Italia 2025 di AIOM, nel 2024 sono state stimate circa 13.585 nuove diagnosi di tumore del pancreas in Italia; la sopravvivenza netta a cinque anni è pari all’11% negli uomini e al 12% nelle donne.

La questione, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di nuove terapie. Riguarda anche il luogo nel quale il paziente viene preso in carico, il numero di interventi effettuati da una struttura, l’integrazione tra specialisti e la capacità del sistema sanitario di garantire standard omogenei.

Gianpaolo Balzano nuovo Presidente AISP

Balzano succede a Silvia Carrara e arriva alla Presidenza con un profilo professionale strettamente legato alla chirurgia pancreatica e alla ricerca sui modelli organizzativi.

È stato Professore Associato di Chirurgia Generale all’Università dell’Insubria ed è Responsabile della Chirurgia del Pancreas dell’Ospedale di Circolo di Varese. Ricopre inoltre il ruolo di Coordinatore Scientifico della Rete delle Pancreas Unit della Regione Lombardia ed è autore di studi dedicati alla centralizzazione della chirurgia pancreatica.

Il suo nuovo incarico si inserisce quindi lungo una linea professionale già caratterizzata dal rapporto tra attività chirurgica, ricerca e organizzazione dell’assistenza.

«Il tumore del pancreas continua a rappresentare una sfida cruciale in oncologia», ha dichiarato Balzano dopo l’elezione, sottolineando la necessità di estendere l’innovazione anche ai modelli organizzativi e assistenziali, con l’obiettivo di rendere i percorsi di cura più integrati, appropriati e omogenei e garantire un accesso equo alle prestazioni specialistiche.

È una prospettiva che sposta il centro del dibattito: non soltanto quali strumenti abbia oggi la medicina, ma come il sistema sanitario riesca a renderli effettivamente disponibili ai pazienti.

Pancreas Unit, il modello al centro della nuova Presidenza

Uno dei principali obiettivi indicati dalla nuova Presidenza AISP riguarda il rafforzamento delle Pancreas Unit, strutture organizzative nelle quali competenze differenti concorrono alla diagnosi e alla gestione delle malattie pancreatiche.

Il principio è quello della multidisciplinarità. Chirurghi, oncologi, gastroenterologi, radiologi, anatomopatologi, nutrizionisti e altri professionisti devono poter operare all’interno di un percorso coordinato, evitando che il paziente debba affrontare una successione frammentata di valutazioni e decisioni.

Il tema non è estraneo alle istituzioni sanitarie nazionali. Il Ministero della Salute ha istituito nel 2024 una Cabina di regia per l’implementazione di una rete di Centri Pancreas Unit, con il compito di coordinare le strategie di attuazione della rete in raccordo con i diversi livelli del Servizio sanitario nazionale.

Nel febbraio 2025 il Ministero ha quindi presentato gli standard proposti per la costruzione di una rete nazionale, individuando nella multidisciplinarità e nella centralizzazione delle competenze due elementi fondamentali.

Hub & Spoke e centralizzazione della chirurgia

Il modello prospettato è quello Hub & Spoke.

La logica è relativamente semplice, ma le sue conseguenze organizzative sono rilevanti: le prestazioni che non richiedono un livello elevato di specializzazione possono essere mantenute nei centri più vicini al territorio, mentre gli interventi maggiormente complessi vengono indirizzati verso strutture Hub dotate di volumi, competenze e organizzazione adeguati.

Per il Ministero della Salute, gli standard proposti per i centri di riferimento di primo livello comprendono almeno 30 resezioni pancreatiche l’anno, con l’obiettivo di arrivare a 50 entro tre anni, oltre a specifici requisiti relativi alla mortalità post-operatoria e alla sopravvivenza.

Il principio che sostiene questa impostazione è quello della relazione tra esperienza e risultati. Il Ministero, citando dati AGENAS, ha evidenziato una differenza nella mortalità associata al volume di attività: negli ospedali con meno di cinque interventi pancreatici l’anno il dato riportato raggiunge il 12,4%, contro il 2,6% nei centri che effettuano tra 90 e 100 interventi annui.

Sono numeri che aiutano a comprendere perché la centralizzazione rappresenti uno dei nodi principali del programma della nuova Presidenza AISP.

La Lombardia come laboratorio organizzativo

La Lombardia costituisce, in questo quadro, un caso particolarmente significativo.

La Regione è stata la prima in Italia a istituire una rete formalizzata di Pancreas Unit, selezionando i centri sulla base di criteri qualitativi. L’esperienza lombarda viene indicata da AISP come possibile riferimento per lo sviluppo di una rete nazionale.

Durante il 50° Congresso AISP, il tema delle Pancreas Unit è stato affrontato anche attraverso una tavola rotonda dedicata alla loro evoluzione e alla questione dell’equità nell’accesso alle cure. Nel programma congressuale figuravano inoltre interventi specificamente dedicati alla centralizzazione, alla qualità delle Pancreas Unit e al punto di vista dei pazienti.

Secondo i dati diffusi nell’ambito del nuovo programma AISP, in Lombardia la mortalità operatoria media sarebbe scesa dall’8,8% del 2024 al 5,5% del 2025. Si tratta di dati riferiti all’esperienza regionale e che devono essere letti nel loro specifico contesto organizzativo, senza trasformarli automaticamente in una previsione per l’intero sistema sanitario nazionale.

È proprio questo il passaggio più delicato della nuova Presidenza: trasformare un’esperienza regionale in un modello applicabile su scala nazionale, tenendo conto delle differenti organizzazioni sanitarie, delle risorse disponibili e delle caratteristiche dei territori.

Una questione che riguarda anche l’equità

La centralizzazione della chirurgia pancreatica porta con sé una questione apparentemente contraddittoria: concentrare le competenze può significare allontanare il paziente dal proprio territorio, ma al tempo stesso può aumentare la probabilità di essere trattati in strutture dotate dell’esperienza necessaria per affrontare procedure ad alta complessità.

La soluzione individuata dal modello Hub & Spoke cerca di tenere insieme entrambe le esigenze.

Prossimità dove possibile, alta specializzazione dove necessario.

Il Ministero della Salute ha indicato tra gli obiettivi della rete nazionale anche la riduzione della mobilità sanitaria, segnalando che una quota consistente dei pazienti provenienti dal Mezzogiorno si sposta verso il Nord per sottoporsi a interventi chirurgici.

In questa prospettiva, una rete nazionale di Pancreas Unit non avrebbe soltanto una funzione clinica. Avrebbe anche una funzione di riequilibrio territoriale.

L’obiettivo non sarebbe portare tutti i pazienti nei grandi centri, ma costruire un sistema nel quale sia definito con maggiore chiarezza dove effettuare ogni tipo di prestazione e come collegare i diversi livelli di assistenza.

Dal tavolo ministeriale alla realtà delle Regioni

Il percorso istituzionale, tuttavia, non è concluso.

Il Ministero della Salute ha già definito un documento dedicato all’implementazione della rete delle Pancreas Unit. Il passaggio successivo riguarda l’applicazione concreta degli standard attraverso il sistema regionale e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.

È su questo terreno che la nuova Presidenza AISP intende concentrare una parte importante del proprio lavoro.

Balzano ha indicato come obiettivo il confronto con il Ministero della Salute e con la Conferenza Stato-Regioni, per favorire una progressiva applicazione nazionale del modello.

La difficoltà, in questo caso, non è soltanto scientifica. È soprattutto organizzativa: definire requisiti, volumi, indicatori di qualità, percorsi di invio e criteri di collaborazione tra ospedali significa intervenire sull’architettura stessa dell’assistenza.

AISP, ricerca e informazione per i pazienti

Il programma del nuovo Presidente non si esaurisce però nella riorganizzazione della chirurgia.

Tra le priorità indicate figurano anche un maggiore sostegno ai pazienti e una più ampia diffusione delle informazioni su prevenzione, fattori di rischio, genetica, terapie, nutrizione e cure di supporto.

Un altro capitolo riguarda l’accessibilità alle informazioni sulle sperimentazioni cliniche attive in Italia per il tumore del pancreas e la disponibilità di dati pubblici sulla qualità delle cure.

È un aspetto sempre più importante. In una malattia complessa, il paziente non è soltanto destinatario di una prestazione sanitaria: deve poter comprendere il percorso terapeutico, conoscere le alternative disponibili e avere informazioni attendibili sulle strutture alle quali rivolgersi.

La stessa attività congressuale AISP testimonia l’ampiezza del campo di ricerca e assistenza coinvolto. Il 50° Congresso nazionale ha messo insieme chirurgia, oncologia, endoscopia, ricerca traslazionale, nutrizione, registri clinici, formazione e rapporto con le associazioni dei pazienti.

La sfida del prossimo triennio

L’elezione di Gianpaolo Balzano arriva dunque in una fase nella quale la pancreatologia italiana si trova davanti a una doppia sfida.

Da un lato c’è la necessità di continuare a migliorare diagnosi, trattamenti e ricerca sul tumore del pancreas. Dall’altro emerge sempre più chiaramente la necessità di organizzare ciò che la medicina già possiede in maniera più omogenea.

Il punto centrale è la differenza tra eccellenza isolata ed eccellenza organizzata in rete.

Un centro altamente specializzato può ottenere risultati importanti, ma il sistema sanitario deve anche essere capace di collegare quel centro con il territorio, stabilire criteri trasparenti di accesso e garantire la continuità dell’assistenza prima e dopo l’eventuale intervento.

È in questo spazio che si colloca il progetto delle Pancreas Unit.

Per Balzano, la chirurgia pancreatica dovrebbe essere concentrata in strutture dotate non soltanto di adeguati volumi operatori, ma anche di competenze multidisciplinari, organizzazione e risultati documentati. L’esperienza lombarda viene proposta come uno dei riferimenti da cui partire per un possibile sviluppo nazionale.

Il triennio 2026-2029 dell’AISP sarà quindi chiamato a misurarsi con una domanda precisa: come trasformare la qualità di alcuni centri in uno standard di sistema.

È una questione che riguarda la medicina, ma anche la capacità del Servizio sanitario nazionale di ridurre le differenze territoriali e rendere più prevedibili i percorsi di cura.

In questo scenario si inseriscono le congratulazioni del Rettore ISFOA e del Senato Accademico a Gianpaolo Balzano. Un riconoscimento rivolto a un professionista che assume la guida dell’AISP in una fase nella quale la ricerca scientifica, la chirurgia ad alta specializzazione e l’organizzazione sanitaria sono chiamate a procedere nella stessa direzione.

Il vero banco di prova della nuova Presidenza sarà ora trasformare principi come multidisciplinarità, centralizzazione, continuità assistenziale ed equità in procedure concrete. Perché, nel caso delle malattie pancreatiche, la qualità della cura non dipende soltanto da ciò che la medicina sa fare, ma anche dalla capacità del sistema di fare arrivare quella qualità al paziente giusto, nel luogo giusto e nel momento giusto.