Solo il 32% degli italiani si fida

Il Digital News Report 2026 fotografa una crisi profonda: cresce la sfiducia verso le notizie, avanzano creator e intelligenza artificiale, mentre i media tradizionali perdono autorevolezza

L’Italia continua a informarsi, ma crede sempre meno a ciò che legge, ascolta e guarda. È questo il dato più sorprendente e allo stesso tempo più preoccupante emerso dal Digital News Report Italia 2026, l’autorevole studio realizzato dal Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford e analizzato in Italia dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino.

La fotografia che emerge è quella di un Paese connesso, iper-informato e costantemente esposto alle notizie, ma sempre più diffidente nei confronti delle fonti informative.

La fiducia ai minimi storici

Il dato che colpisce maggiormente riguarda la fiducia nelle notizie.

Solo il 32% degli italiani dichiara infatti di fidarsi della maggior parte delle notizie per la maggior parte del tempo. Una percentuale che segna un calo di quattro punti rispetto al 2025 e che si colloca ben al di sotto della media globale del 37%.

Non si tratta semplicemente di una crisi del settore editoriale. È una crisi di credibilità che coinvolge l’intero ecosistema dell’informazione: giornali, televisioni, piattaforme digitali, social network e persino i nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Dietro questo dato si nasconde una trasformazione culturale profonda. Gli italiani non hanno smesso di informarsi. Hanno smesso di fidarsi automaticamente.

Dall’interesse al disincanto

Dieci anni fa il 74% degli italiani dichiarava un forte interesse per l’attualità. Oggi quella percentuale è scesa al 34%.

Non significa che le persone abbiano smesso di seguire ciò che accade nel mondo. Significa piuttosto che il rapporto emotivo con l’informazione è cambiato.

Le notizie continuano ad arrivare attraverso smartphone, social network, gruppi WhatsApp, video brevi, podcast e notifiche. L’informazione è ovunque, ma proprio questa sovrabbondanza ha generato una sorta di saturazione.

La parola che meglio descrive il fenomeno è “disincanto”. Molti cittadini percepiscono il flusso informativo come ripetitivo, polarizzato e spesso incapace di offrire spiegazioni approfondite.

L’online supera la televisione

Per la prima volta le fonti digitali superano la televisione nell’utilizzo settimanale.

Il 69% degli italiani utilizza infatti internet per informarsi almeno una volta alla settimana, mentre la televisione si ferma al 62%.

Quando però si chiede quale sia la fonte principale di informazione, la TV mantiene ancora un leggero vantaggio con il 48%, contro il 45% dell’online.

Si tratta di un equilibrio estremamente fragile che dimostra come il passaggio dall’informazione tradizionale a quella digitale sia ormai quasi completato.

Creator e influencer conquistano i giovani

Uno dei dati più curiosi del rapporto riguarda il ruolo crescente dei creator digitali.

Il 36% degli italiani afferma di aver ricevuto notizie da influencer, divulgatori o creator durante l’ultima settimana.

Tra i giovani tra i 18 e i 24 anni il dato raggiunge addirittura il 66%.

Questo non significa che gli influencer abbiano sostituito i giornalisti. Significa però che una parte crescente del pubblico considera queste figure più vicine, comprensibili e autentiche rispetto ai media tradizionali.

Per le nuove generazioni la fiducia passa spesso attraverso un volto riconoscibile piuttosto che attraverso il marchio di una testata.

L’intelligenza artificiale cambia il modo di informarsi

Un’altra grande protagonista del rapporto è l’intelligenza artificiale.

Attualmente solo il 6% degli italiani utilizza chatbot e assistenti AI per informarsi, ma il dato nasconde una trasformazione molto più ampia.

Chi utilizza questi strumenti non cerca semplicemente una notizia. Cerca spiegazioni, approfondimenti, confronti tra fonti e chiarimenti.

Il 41% degli utenti di chatbot usa l’intelligenza artificiale per porre domande aggiuntive sugli eventi di attualità, mentre oltre un quarto la utilizza per verificare e confrontare le fonti informative.

Un comportamento che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui le persone consumano notizie nei prossimi anni.

Cresce l’evitamento delle notizie

Un fenomeno sempre più diffuso è quello della cosiddetta “news avoidance”, ovvero l’evitamento volontario delle notizie.

Nel 2026 il 36% degli italiani dichiara di evitare spesso o talvolta l’informazione.

Non perché non voglia sapere cosa accade, ma perché percepisce il racconto dell’attualità come troppo negativo, conflittuale o stressante.

Le donne e le persone con livelli di istruzione più bassi risultano le categorie più inclini a questo comportamento.

La sfida del giornalismo del futuro

Il rapporto offre una lezione importante per il mondo dell’informazione.

Gli italiani continuano a cercare contenuti affidabili, spiegazioni chiare e approfondimenti credibili. Quello che è cambiato è il modo in cui li cercano.

La fiducia non è scomparsa. È diventata più difficile da conquistare.

Le redazioni dovranno imparare a dialogare con un pubblico sempre più esigente, capace di confrontare fonti diverse e meno disposto ad accettare passivamente ciò che legge.

Un lettore più informato ma più diffidente

Il Digital News Report 2026 racconta un paradosso tutto contemporaneo: mai come oggi gli italiani hanno avuto accesso a così tante informazioni, eppure mai come oggi hanno mostrato così poca fiducia verso il sistema che le produce.

Tra social network, creator, piattaforme digitali e intelligenza artificiale, il giornalismo tradizionale si trova davanti a una delle sfide più importanti della sua storia.

La vera domanda non è se le persone continueranno a informarsi. La domanda è chi riuscirà a guadagnarsi la loro fiducia.