Milano celebra il maestro della scultura e del gioiello d’arte con una mostra che ripercorre sessant’anni di ricerca tra geometrie, materia e percezione
MILANO – Dal 16 giugno al 17 luglio 2026 la città di Milano rende omaggio a uno dei protagonisti più originali della scultura e dell’oreficeria contemporanea con la mostra “Volumi e Ombre”, dedicata a Davide De Paoli (1936-2026). L’esposizione, ospitata dalla Galleria Consadori, sarà inaugurata martedì 16 giugno alle ore 18.00 e rappresenta un importante tributo alla carriera di un artista che ha saputo trasformare materia, spazio e luce in un linguaggio espressivo unico.
A pochi mesi dalla sua scomparsa, la mostra offre al pubblico l’opportunità di riscoprire il percorso creativo di De Paoli attraverso una selezione di 18 sculture e numerosi gioielli d’artista, testimonianza di una ricerca che ha attraversato oltre sei decenni di attività.

La poetica del vuoto e della forma
«Nel discorso della percezione ottica c’è spesso un inganno: dove si sottende il pieno, esiste il vuoto proiettato dall’ombra di una forma piegata». Con queste parole, scritte nel 2011 in occasione di una delle sue ultime esposizioni milanesi, Davide De Paoli sintetizzava la propria visione artistica.
Le sue opere si fondano infatti su un dialogo costante tra pieni e vuoti, luce e ombra, presenza e assenza. Attraverso l’utilizzo di materiali industriali semilavorati, in particolare lamiere metalliche tagliate e modellate in forme geometriche, l’artista ha sviluppato una ricerca capace di trasformare superfici bidimensionali in volumi virtuali e percorsi tridimensionali.
Le sue sculture, spesso caratterizzate da profili netti e taglienti, evocano armi arcaiche, simboli primordiali e geometrie essenziali come la sfera e il quadrato. Elementi che diventano strumenti di indagine sulla percezione e sul rapporto tra spazio reale e spazio immaginato.
Dalla scultura al gioiello: un unico linguaggio creativo
La mostra segue il filo conduttore di una ricerca iniziata dalla Galleria Consadori già nel 2001 con l’esposizione “Sculture da indossare”, dedicata alla produzione orafa dell’artista.
Nel percorso creativo di De Paoli, infatti, scultura e gioiello non rappresentano mondi separati, ma espressioni complementari della stessa riflessione sulla forma. Se la scultura esplora il rapporto tra materia e spazio, il gioiello diventa una scultura in miniatura da indossare, capace di trasformare il corpo in parte integrante dell’opera.
Fondatore della corrente della “Nuova Oreficeria in Italia”, Davide De Paoli ha contribuito a rivoluzionare il concetto stesso di gioiello, affermandone il valore artistico indipendentemente dalla preziosità dei materiali utilizzati. Le sue creazioni si distinguono per l’impiego di forme geometriche e naturali, per l’accostamento di materiali inconsueti e per una continua sperimentazione sulle possibilità cromatiche dei metalli.

Un protagonista dell’arte milanese del Novecento
Nato a Milano nel 1936, Davide De Paoli si forma presso il Liceo Classico, la Scuola degli Artefici di Brera e la Scuola del Castello. Nel 1961 inizia il proprio percorso professionale come apprendista nello studio del pittore e scultore Remo Pasetto, esperienza che contribuisce a definire il suo approccio rigoroso alla materia e alla progettazione artistica.
Parallelamente sviluppa un crescente interesse per il gioiello contemporaneo, settore nel quale diventerà uno dei principali innovatori italiani. Nel corso della sua lunga carriera ha saputo costruire un linguaggio personale, riconoscibile e coerente, sempre orientato alla sperimentazione e alla ricerca.
Un’eredità artistica che continua a parlare al presente
“Volumi e Ombre” non è soltanto una retrospettiva, ma un’occasione per riflettere sull’attualità del pensiero artistico di Davide De Paoli. Le sue opere continuano a interrogare lo spettatore sul significato dello spazio, sul valore della percezione e sul rapporto tra forma e materia.
Attraverso il dialogo tra sculture e gioielli, la mostra restituisce la complessità di un artista che ha saputo superare le tradizionali distinzioni tra arti maggiori e arti applicate, lasciando un contributo fondamentale alla cultura visiva italiana contemporanea.
L’esposizione rappresenta dunque un appuntamento di grande interesse per collezionisti, studiosi, appassionati d’arte e per tutti coloro che desiderano approfondire il lavoro di uno dei più significativi interpreti della ricerca plastica e orafa del secondo Novecento italiano.