Codice della strada, rischio beffa per i noleggi: le multe degli stranieri possono ricadere sulle aziende

Aniasa lancia l’allarme sulla revisione del Codice della strada: il mancato pagamento delle sanzioni da parte dei conducenti residenti all’estero potrebbe trasferire l’obbligo sulle società di noleggio, con nuovi costi, burocrazia e possibili effetti sulla sicurezza stradale.

La riforma del Codice della strada apre un fronte delicato per il settore del noleggio auto. Al centro della controversia c’è una questione apparentemente tecnica, ma dalle conseguenze potenzialmente molto concrete: chi deve pagare una multa quando l’infrazione viene commessa da un automobilista straniero alla guida di un veicolo preso a noleggio e la sanzione non viene pagata?

È su questo punto che Aniasa, l’associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità, ha acceso i riflettori nelle osservazioni trasmesse al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito della consultazione sulla revisione del Codice della strada. La posizione dell’associazione è netta: la difficoltà delle amministrazioni nel notificare e riscuotere una sanzione da un conducente residente all’estero non dovrebbe trasformarsi in un onere economico per l’impresa proprietaria dell’auto.

Il tema arriva mentre il MIT sta portando avanti il confronto con oltre cento operatori e associazioni di settore sulla revisione della normativa, con l’obiettivo dichiarato di intervenire sulla sicurezza della circolazione e sulla semplificazione delle procedure.

Multe con auto a noleggio: il nodo della responsabilità

Il punto di partenza è il principio della responsabilità di chi utilizza il veicolo. Nel caso di un’auto presa a noleggio, il conducente o locatario dispone materialmente e giuridicamente del mezzo durante il periodo previsto dal contratto.

La proposta oggetto della consultazione, secondo quanto evidenziato da Aniasa, mantiene questo principio. La criticità emerge però nel momento successivo: se il locatario risiede all’estero e non paga la sanzione, le amministrazioni potrebbero rivalersi sulla società di noleggio, cioè sul proprietario del veicolo.

È proprio questo passaggio che l’associazione contesta.

Secondo Aniasa, non dovrebbe esistere una differenza sostanziale tra un automobilista italiano e uno straniero nell’individuazione del soggetto chiamato a rispondere dell’infrazione. L’associazione richiama quindi il principio costituzionale secondo cui la legge è uguale per tutti e chiede che la responsabilità rimanga in capo a chi ha commesso la violazione, indipendentemente dal Paese di residenza.

Il peso dei numeri: 3,5 milioni di multe l’anno

Non si tratta di un problema marginale.

Secondo i dati riportati da Aniasa, ogni anno sono circa 3,5 milioni le contravvenzioni elevate nei confronti di veicoli a noleggio. Una quota particolarmente significativa, pari al 43%, riguarda cittadini non residenti in Italia.

La dimensione del fenomeno aiuta a comprendere perché una modifica apparentemente circoscritta possa produrre effetti rilevanti sull’intero comparto.

Il noleggio rappresenta infatti una componente ormai strutturale della mobilità italiana: automobili e veicoli commerciali vengono utilizzati quotidianamente da turisti, lavoratori, aziende e utenti che scelgono formule temporanee invece dell’acquisto.

In questo contesto, ogni procedura aggiuntiva relativa a una contravvenzione può moltiplicarsi per migliaia di pratiche, coinvolgendo società di noleggio, uffici comunali, organi accertatori e sistemi di riscossione.

Il rischio di una responsabilità trasferita alle società

La preoccupazione di Aniasa non riguarda soltanto il pagamento materiale delle multe.

Se una società di noleggio diventasse destinataria delle richieste di pagamento relative a infrazioni commesse da clienti stranieri che non hanno assolto la sanzione, il problema assumerebbe anche una dimensione amministrativa e organizzativa.

L’impresa dovrebbe infatti gestire una pratica nata da un comportamento che non ha commesso e che è riconducibile a un soggetto terzo: il cliente che aveva preso in consegna il veicolo.

Il rischio, secondo l’associazione, è quello di spostare sulle aziende private una difficoltà che appartiene invece al sistema pubblico di notificazione e riscossione delle sanzioni.

Da qui nasce la definizione utilizzata da Aniasa di possibile “zona franca” per gli automobilisti stranieri: non perché la legge stabilisca un’esplicita esenzione dalle multe, ma perché una difficoltà strutturale nel raggiungere e riscuotere il credito dal trasgressore potrebbe produrre un effetto distorsivo nel sistema.

Sicurezza stradale: il problema non è soltanto economico

La questione assume una rilevanza ulteriore quando viene collegata alla sicurezza stradale.

Una sanzione amministrativa non rappresenta soltanto una conseguenza economica di un’infrazione. Il sistema sanzionatorio ha anche una funzione deterrente: chi guida deve sapere che una violazione delle regole comporta conseguenze.

Se la riscossione delle multe nei confronti dei conducenti residenti all’estero risultasse sistematicamente più difficile, potrebbe indebolirsi, almeno secondo la prospettiva sostenuta da Aniasa, l’efficacia complessiva del meccanismo.

Il punto, dunque, non è stabilire se un automobilista straniero debba essere trattato diversamente, ma esattamente il contrario: la sanzione dovrebbe seguire il responsabile dell’infrazione anche quando il conducente non risiede in Italia.

Il Ministero ha inserito la revisione del Codice in un più ampio percorso di aggiornamento delle regole sulla circolazione. Il 3 settembre 2026 il MIT ha inoltre comunicato l’invio agli operatori della nuova tabella sanzionatoria oggetto della consultazione: sono considerate 795 fattispecie, con una riduzione complessiva dell’impatto sanzionatorio stimata dal ministero intorno al 7%, pur con aumenti per alcune violazioni ritenute particolarmente rilevanti.

La proposta di Aniasa: rafforzare lo scambio di informazioni

L’associazione non si limita a chiedere la cancellazione della norma contestata. La sua proposta punta a intervenire alla radice del problema: rendere più efficace il sistema di identificazione, notificazione e riscossione delle multe nei confronti dei conducenti stranieri.

Aniasa richiama in particolare la necessità di accelerare l’adeguamento italiano alla Direttiva UE 2024/3237 sullo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale.

L’obiettivo indicato dall’associazione è arrivare a un sistema nel quale le amministrazioni possano individuare più rapidamente il responsabile della violazione e procedere alla riscossione senza trasferire il problema sulle imprese di noleggio.

Tra le ipotesi indicate figura anche la valutazione di un sistema ministeriale centralizzato per la gestione e la riscossione delle sanzioni, soluzione che, secondo Aniasa, consentirebbe di evitare che le inefficienze amministrative ricadano sulle aziende.

Non solo multe: il confronto riguarda l’intero settore del noleggio

Le osservazioni di Aniasa al MIT non si fermano alla responsabilità per le contravvenzioni.

L’associazione ha sollevato anche il tema del mancato pagamento dei pedaggi autostradali, chiedendo che venga applicato anche in questo caso il principio secondo cui deve rispondere chi dispone effettivamente del veicolo.

Un’altra questione riguarda la sublocazione dei veicoli tra operatori professionali, per la quale Aniasa chiede una disciplina espressa che elimini le attuali incertezze interpretative.

Infine, l’associazione propone di rendere più semplici e coerenti gli obblighi di comunicazione relativi alla disponibilità dei veicoli, evitando che la gestione quotidiana di flotte e contratti generi ulteriori adempimenti burocratici.

Il precedente e la logica della doppia notifica

La questione della responsabilità per le multe delle auto a noleggio non è nuova.

Il sistema previsto dal Codice della strada ha già conosciuto procedure nelle quali l’impresa locatrice deve comunicare alle autorità i dati del soggetto che aveva la disponibilità del veicolo, consentendo la successiva notifica al trasgressore.

Aniasa ha documentato negli anni le difficoltà amministrative legate a questo meccanismo, sottolineando come la gestione delle contravvenzioni possa comportare un duplice lavoro per pubbliche amministrazioni e società di locazione. L’associazione ha inoltre segnalato lo sviluppo di sistemi telematici per velocizzare lo scambio delle informazioni tra imprese e uffici contravvenzioni.

Il problema, quindi, è anche quello di evitare che una normativa pensata per garantire l’effettività della sanzione finisca per produrre una catena amministrativa sempre più complessa, senza risolvere il problema originario: far pagare la multa a chi ha commesso l’infrazione.

Una riforma chiamata a scegliere tra responsabilità e burocrazia

Il confronto sulla riforma del Codice della strada porta così in superficie una questione più ampia. Una normativa efficace deve individuare con chiarezza chi è responsabile, ma deve anche mettere le amministrazioni nella condizione di far rispettare quella responsabilità.

Il trasferimento dell’onere sulle società di noleggio rischierebbe, secondo la posizione di Aniasa, di invertire questa logica: il proprietario del veicolo potrebbe diventare il soggetto chiamato a rispondere delle difficoltà di riscossione generate dalla residenza estera del conducente.

La soluzione, in questa prospettiva, non sarebbe rendere più facile per l’amministrazione recuperare la sanzione da un soggetto diverso dal trasgressore. Sarebbe piuttosto rendere più efficiente il sistema transfrontaliero di identificazione e riscossione.

È questo il vero punto politico e amministrativo della discussione.

La revisione del Codice della strada è ancora oggetto di confronto e le osservazioni degli operatori dovranno essere valutate nel prosieguo dell’iter. Il MIT ha infatti presentato la consultazione come uno strumento di confronto con associazioni e soggetti interessati prima della definizione delle nuove disposizioni.

La partita, dunque, non riguarda soltanto le società di autonoleggio. Riguarda il modo in cui lo Stato intende far funzionare le proprie regole quando l’automobilista attraversa una frontiera, ma la violazione resta avvenuta sulle strade italiane. La residenza all’estero non dovrebbe diventare né un lasciapassare né, per effetto indiretto, una responsabilità aggiuntiva per chi l’auto l’ha semplicemente messa a disposizione.

La sfida della riforma sarà trovare un equilibrio nel quale la sanzione resti personale, la riscossione sia realmente efficace e la burocrazia non venga semplicemente spostata dal settore pubblico a quello privato.

Fonti e contesto

Le informazioni sulla consultazione e sulla revisione del Codice della strada sono state verificate attraverso le comunicazioni ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le osservazioni pubblicate da Aniasa. Il Codice della strada vigente deriva dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, aggiornato anche con la legge 25 novembre 2024, n. 177.