Carburanti, Confimprenditori lancia l’allarme: «Servono misure concrete, non interventi di facciata»

Ruvolo: «L’impennata del petrolio rischia di colpire famiglie, autotrasporto e piccole imprese. Il Governo scelga se intervenire seriamente o continuare con provvedimenti inefficaci».

ROMA, 14 luglio 2026 – L’impennata delle quotazioni internazionali del petrolio riporta al centro del dibattito il tema del caro carburanti e delle ricadute sull’economia italiana. A lanciare l’allarme è Confimprenditori, che chiede al Governo un cambio di passo nelle politiche di sostegno, giudicando insufficienti gli interventi adottati finora.

Nelle ultime due settimane il prezzo del Brent è passato dai circa 72 dollari al barile di inizio luglio agli oltre 85 dollari, registrando un incremento di circa il 18%. Un aumento che si è rapidamente trasferito sui prezzi alla pompa.

Secondo le stime diffuse dall’associazione, il gasolio è aumentato in media di 11,4 centesimi di euro al litro rispetto al 3 luglio, mentre la benzina verde ha registrato un rincaro medio di 8,1 centesimi. Tradotto nella quotidianità degli automobilisti, significa spendere circa 5,70 euro in più per un pieno di gasolio e 4 euro in più per un pieno di benzina rispetto all’inizio del mese.

Ma, secondo Confimprenditori, il problema va ben oltre il costo sostenuto dagli automobilisti. L’aumento dei carburanti rappresenta infatti un fattore destinato a incidere sull’intera filiera produttiva, a partire dal settore della logistica, con inevitabili ripercussioni sui costi di trasporto delle merci e, di conseguenza, sui prezzi finali dei prodotti destinati ai consumatori.

A risentirne maggiormente potrebbero essere le piccole e medie imprese, già alle prese con margini ridotti e con un contesto economico ancora caratterizzato da forti incertezze.

Il presidente di Confimprenditori, Ruvolo, torna quindi a criticare le misure adottate in passato dall’Esecutivo sul fronte del caro carburanti.

«Come Confimprenditori avevamo denunciato già in tempi non sospetti che i provvedimenti assunti dal Governo Meloni sul caro carburanti erano prevalentemente demagogici: interventi costosi per la collettività ma incapaci di produrre benefici strutturali per cittadini e imprese. Oggi, di fronte a questa nuova impennata dei prezzi, chiediamo quale sarà la risposta dell’Esecutivo: verranno finalmente adottati incentivi efficaci e misure strutturali oppure si continuerà con soluzioni temporanee che si sono già dimostrate insufficienti?»

L’associazione invita quindi il Governo ad affrontare l’emergenza con strumenti capaci di contenere gli effetti dell’aumento del petrolio sull’economia reale, evitando che il rincaro dei carburanti si trasformi nell’ennesimo fattore di pressione sull’inflazione, sui costi delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.

L’evoluzione della situazione internazionale continuerà a influenzare i mercati energetici nelle prossime settimane, ma per Confimprenditori diventa ormai prioritario predisporre interventi strutturali che garantiscano maggiore stabilità a imprese e consumatori, limitando gli effetti delle oscillazioni del prezzo del greggio.